Biosimilari: brevetti in scadenza, risparmi in vista

Biosimilari: brevetti in scadenza, risparmi in vista

redazione

Entro il 2020 scadranno dodici brevetti di farmaci biotecnologici in importanti aree terapeutiche e verosimilmente il conseguente ingresso dei loro biosimilari avrà un significativo impatto clinico ed economico sulle politiche sanitarie. Un’indagine condotta recentemente sull’impiego di otto importanti medicinali biologici a brevetto scaduto stima che tra il 2014 e il 2020 si potrebbero risparmiare tra i 500 e i 755 milioni.

Se ne è parlato giovedì 1 marzo a Milano in un convegno organizzato, per la prima volta in Italia, con il contributo non condizionante di una Big Pharma cinese, Techdow, da poco sbarcata nel nostro Paese.

A oltre dieci anni dall’approvazione dei primi farmaci biosimilari da parte della European Medicine Agency (EMA), oggi queste nuove opzioni terapeutiche sono entrate a far parte della pratica clinica quotidiana e in Italia il loro consumo sta progressivamente aumentando.

In un momento storico caratterizzato dalla necessità di razionalizzare la spesa sanitaria e, al tempo stesso, assicurare ai pazienti le cure migliori – sottolinea Stefano Carugo, direttore della Cardiologia dell'ospedale San Paolo di Milano - tutto quello che può consentire a noi clinici di impiegare terapie efficaci, di pari qualità e, al tempo stesso, a un costo inferiore è senz’altro il benvenuto».

«La prima generazione di farmaci biologici sta raggiungendo, o ha già raggiunto, la scadenza brevettuale e molti biosimilari si stanno affacciando sul mercato italiano» osserva Francesco Saverio Mennini, direttore del Centro per la valutazione economica e HTA (EEHTA del CEIS) all'Università di Roma "Tor Vergata". Con benefici anche per le casse del servizio sanitario pubblico che, suggerisce Mennini, potranno essere «un ottimo bacino di risorse per investimenti futuri all'interno del sistema che le ha generate».