Calano le vaccinazioni e in Siria torna la polio

L’allarme

Calano le vaccinazioni e in Siria torna la polio

Il vaccino orale contro la poliomelite è l’arma più efficace per combattere il virus cosiddetto selvaggio nei paesi dove è diffuso. Può succedere però che il virus impiegato per la vaccinazione si replichi e si diffonda. Accade solo quando la percentuale della popolazione vaccinata è bassa
redazione

Un'altra battuta d'arresto nella lotta alla poliomelite: due bambini nella regione orientale della Siria sono rimasti paralizzati per avere contratto il virus che la Global Polio Eradication Initiative sta cercando di eradicare dal pianeta da oltre 30 anni. 

Anche se a prima vista non sembrerebbe, le infezioni segnalate nel governatorato di Deir-Ez-Zor al confine con l'Iraq vanno viste, secondo gli esperti dell'Oms, come l'ennesima riprova dell'importanza delle vaccinazioni.

I casi siriani sono stati infatti provocati dal cosiddetto virus vaccinale: sono nei fatti un effetto collaterale del vaccino orale vivo (Opv) usato in quelle zone. Ma guai a dare la colpa al vaccino.

«Ciò può accadere solamente nella popolazione con una bassa copertura vaccinale», afferma Michel Zaffran, a capo del programma anti-polio dell’Oms.

Gli epidemiologi sanno bene infatti come tenere sotto controllo il fenomeno: con un livello di immunizzazione pari all'80 per cento, la popolazione viene protetta dal paradossale rischio. Nel caso della Siria bisogna fare i conti con la guerra che sta devastando il paese da sei anni e ostacolando il lavoro dei medici. 

58 casi

La notizia dei casi siriani è apparsa per la prima volta a metà maggio sulla piattaforma ProMed, il programma di monitoraggio globale delle malattie ad accesso libero. Dei 58 casi segnalati, per ora, ne sono stati confermati tre. Il poliovirus di tipo 2, responsabile del contagio, è stato isolato in due bambini colpiti da paralisi flaccida acuta (Afp) e in un bambino che non presentava sintomi. Ma le indagini nei laboratori sono ancora in corso ed è presto per fare un bilancio dell'epidemia. 

«I ceppi dei virus vaccinali sono tendenzialmente meno pericolosi di quelli selvaggi, provocano un numero minore di casi e non si spostano facilmente da un posto all’altro», ha spiegato alla Reuters Oliver Rosenbauer dell’Oms. «Questo è il lato positivo che dovrebbe giocare in nostro favore». 

Il vaccino

Il vaccino con poliovirus attenuato è quello più usato per le campagne di vaccinazione per l’eradicazione della poliomielite in corso in gran parte del mondo. 

Ha una grande efficacia, dal momento che il virus riesce a replicarsi nell’intestino (senza però riuscire a colpire il sistema nervoso) e a indurre una forte risposta immunitaria. 

Ha innumerevoli vantaggi per il suo uso in Paesi a basso reddito: è economico, molto efficace, si somministra per bocca e quindi non richiede la presenza di personale sanitario o siringhe sterili, è in grado di indurre una immunizzazione passiva: il virus viene infatti espulso dall’intestino e, nelle aree con scarsi servizi igienici, indurre una risposta immunitaria anche in chi non si è sottoposto al vaccino. 

Presenta però dei rischi noti: in circa 1 caso ogni 2,5 milioni causa la paralisi tipica della poliomielite. Il rischio più grave, però, si ha nei casi in cui la copertura vaccinale di una comunità scende oltre una certa soglia. In questi casi, il virus è in grado di circolare nella popolazione, mutare e, nell’arco di 12-18 mesi, riacquisire la capacità di colpire il sistema nervoso.

È quello che sta succedendo ora in Siria e che richiede un immediato intervento.

Aiuto subito

Per questo il governo siriano ha richiesto un formale aiuto per compiere uno sforzo vaccinale in grado di mettere al riparo la popolazione da questo rischio.

Michel Zaffran, a capo del programma anti-polio dell'Oms ha dichiarato che è già pronto un programma per la vaccinazione di 200 mila bambini della regione colpita. Gli esperti sperano di poter ripetere lo stesso successo ottenuto nel 2014 quando riuscirono a debellare, nelle stesse aree del paese, l'epidemia di poliomelite provocata in quel caso da virus selvaggio, ancora diffuso nel mondo solo in Afghanistan e Pakistan.

La sfida

La nuova campagna di vaccinazione siriana però non è cos’ semplici e rappresenta una delicata sfida per gli epidemiologi dell'Oms: immettere un vaccino contro il virus di tipo 2 all'interno di una popolazione scarsamente immunizzata e in condizioni proibitive come quelle attuali potrebbe sortire l’effetto opposto. 

«Agire in fretta è importante ma la qualità dell'intervento potrebbe essere ancora più importante», dice Zaffran. «Vogliamo davvero interrompere la trasmissione, proteggere la popolazione e garantire di non vedere più epidemie di questo tipo. Quindi sarà fondamentale intervenire in modo appropriato».

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