Cambiamenti climatici: non siamo facendo abbastanza. Solo 4 Paesi hanno finanziato piani nazionali per la salute e il clima

Il rapporto Lancet Countdown

Cambiamenti climatici: non siamo facendo abbastanza. Solo 4 Paesi hanno finanziato piani nazionali per la salute e il clima

I cittadini europei sono quelli più a rischio delle conseguenze sulla salute dell’aumento delle temperature L’allarme del rapporto Lancet Countdown: la situazione non è mai stata così grave. Se non si interviene subito si rischiano centinaia di migliaia di morti per colpa del clima.

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Immagine: Tania Malréchauffé, CC0, via Wikimedia Commons
di redazione

Covid-19 insegna. Perché dimostra che le minacce globali alla salute non risparmiano nessuno. Né i ricchi, né i poveri. Vale lo stesso per i cambiamenti climatici: la salute di tutti, indipendentemente dal reddito, è profondamente compromessa dalle variazioni climatiche originate dalle attività umane. Lo dice l’ultimo rapporto del Lancet “Countdown on Health and Climate Change”, uscito in concomitanza con il quinto anniversario dell’Accordo di Parigi. È la fotografia più dettagliata che si possa avere sugli effetti del cambiamento climatico sulla salute della popolazione mondiale. 

Ci hanno lavorato 120 esperti di tutto il mondo appartenenti a 35 istituzioni tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la World Meteorological Organisation, guidata dall’University College London che hanno monitorato l’andamento di 40 indicatori chiave, dimostrando ancora una volta che salute e clima sono due facce della stessa medaglia. 

Se i cambiamenti climatici sfuggono di mano, tanto per dirne una, il rischio di nuove pandemie di origine zoonotica aumenta. Una pacifica convivenza tra animali selvatici ed esseri umani viene garantita solo da condizioni climatiche accettabili per gli uni e per gli altri. Condizioni che però mancano da tempo. 

Negli ultimi vent’anni c’è stato un aumento del 54 per cento dei decessi tra le persone anziane a causa delle temperature eccessivamente alte. Nel 2019 gli over 65 hanno affrontato un numero record di giornate bollenti pari al doppio del picco precedente. Entro la fine del secolo, l'innalzamento del livello del mare potrebbe provocare lo sfollamento di fino a 565 milioni di persone, esponendole a una vasta gamma di problemi di salute.

«Se desideriamo ridurre il rischio di future pandemie, dobbiamo dare la priorità all'azione sulla crisi climatica, una delle forze più potenti che guidano le zoonosi oggi. Ora è il momento per tutti noi di prendere più seriamente i determinanti ambientali della salute: dobbiamo affrontare l'emergenza climatica, proteggere la biodiversità e rafforzare i sistemi naturali da cui dipende la nostra civiltà. È un problema che in questo momento non possiamo permetterci di ignorare. Proprio come abbiamo visto con Covid-19, agire in ritardo causerà morti che si sarebbero potute evitare», ha dichiarato Richard Horton, direttore del Lancet in un editoriale di accompagnamento al rapporto.

Gli autori invitano a vedere nella pandemia un’opportunità irripetibile (almeno si spera, almeno su tempi brevi): il mondo unito nella lotta a Covid-19 è già in perfetto assetto di guerra per affrontare l’altra minaccia globale, il clima trasformato dall’uomo. Solo un’azione globale congiunta potrebbe riuscire a salvare il salvabile. 

«La pandemia ci ha dimostrato che quando la salute è minacciata su scala globale, le nostre economie e le nostre vite possono interrompersi. Le minacce alla salute umana si moltiplicano e si intensificano a causa dei cambiamenti climatici e, a meno che non cambiamo rotta, i nostri sistemi sanitari rischiano di essere sopraffatti in futuro. I devastanti incendi e le tempeste tropicali di quest'anno nei Caraibi e nel Pacifico, in coincidenza con la pandemia, hanno tragicamente dimostrato che il mondo non può permettersi il lusso di affrontare una crisi alla volta», ha dichiarato Ian Hamilton, a capo del progetto del Lancet Countdown. 

Gli autori del rapporto forniscono tutti i dati necessari a comprendere la gravità della situazione. Diventa davvero difficile ignorare il problema. Nel 2018 il caldo eccessivo ha ucciso 298mila persone vulnerabili nel mondo e ha fatto perdere 302 miliardi di ore lavorative globalmente. L’India ha subito la perdita di produttività maggiore dovuta alle ondate di calore. 

L’Europa ha invece il punteggio più alto al mondo dell’indice di vulnerabilità al calore, con il 41 per cento delle persone esposte ai rischi per la salute di un aumento della temperatura. Nei Paesi europei avviene infatti più di un terzo dei decessi delle persone anziane dovuti al caldo eccessivo. Nel 2018 ci sono stati 104mila morti in Europa sui 296mila del mondo intero. 

La salute degli abitanti di 128 Paesi del mondo è seriamente minacciata dagli incendi che vengono alimentati dal caldo e dalla siccità. 

Ustioni e danni al cuore e ai polmoni sono il prezzo che deve pagare chi vive in aree a rischio di incendio.

Ma il mondo è preparato ad affrontare una crisi sanitaria associata al clima?

Secondo quanto riferiscono gli autori dello studio, no. Solo la metà dei Paesi esaminati ha preparato piani nazionali per la salute e il clima, con solo quattro Stati che hanno già stanziato finanziamenti adeguati alla loro realizzazione concreta.

Eppure saremmo ancora in tempo per evitare il peggio. Limitando l’aumento  della temperatura ben al di sotto dei 2 ° C fissati come limite dall’Accordo di Parigi si potrebbero salvare milioni di vite. Là dove sono stati adottati, gli interventi contro l’inquinamento atmosferico, con l’adozione di mezzi di trasporto più puliti, hanno salvato 50mila vite nel mondo tra il 2015 e il 2018.

«Con migliaia di miliardi investiti a livello globale in sostegno e come stimolo economico, esiste una reale opportunità per allineare le risposte alla pandemia con quelle ai cambiamenti climatici e ottenere una tripla vittoria, migliorare la salute pubblica, avviare un’economia sostenibile e proteggere l’ ambiente. Ma il tempo stringe. L'incapacità di affrontare queste crisi convergenti in tandem lascerà in uso enormi quantità di combustibili fossili, spostando l'obiettivo mondiale a 1,5 ° C che è fuori dalla portata e condannando così il mondo a un futuro di shock sanitario indotto dal clima», ha dichiarato Maria Neira, direttrice del Dipartimento per l'ambiente, i cambiamenti climatici e la salute presso l'Organizzazione mondiale della sanità.