Camici bianchi bocciati in nutrizione: all’università non si studia abbastanza il rapporto tra cibo e salute

Il paradosso

Camici bianchi bocciati in nutrizione: all’università non si studia abbastanza il rapporto tra cibo e salute

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«Se i medici di tutto il mondo non sono formati in modo esaustivo sulla nutrizione, come possiamo aspettarci che diano importanza ad altro, oltre che ai farmaci e dispositivi medici?», ci si chiede in un editoriale a corredo dello studio
di redazione

Il paradosso della formazione medica: all’università i futuri dottori studiano di tutto, tranne una disciplina fondamentale per la salute umana, la nutrizione. È una lacuna inspiegabile secondo gli autori di una ricerca appena pubblicata su Lancet Planetary Health che ha passato in rassegna 24 studi che valutavano la conoscenza degli studenti di medicina nel campo dell’ educazione alimentare e la loro capacità di fornire consigli basati sull’evidenza scientifica ai potenziali pazienti. 

È emerso che gli aspiranti dottori si fermano alle regole base della corretta alimentazione, quelle che sono note grosso modo a tutti, anche a chi non ha mai sfogliato un libro di medicina in vita sua. Eppure, gli studi non fanno che confermarlo, gli errori che facciamo a tavola ci costano caro. I dati di una recente indagine pubblicata su  Lancet sono scioccanti: mangiare male provoca 11milioni di morti all’anno, molti più del fumo.

Il buco formativo è stato individuato in tutto il mondo,  Stati Uniti, Europa, Medio Oriente, Asia, Nuova Zelanda e Australia. 

Non si salva nessuna facoltà: le scienze dell’alimentazione sono universalmente lasciate fuori dal piano di studi e i pochi corsi previsti non vanno al di là di una superficiale infarinatura. Chi li segue non si sente competente al punto di poter dare consigli sulla dieta corretta da seguire. 

«La nostra analisi dimostra che la nutrizione non viene inserita sufficientemente nella formazione medica, indipendentemente dal Paese o dall’anno di corso. Le mancanze nell’istruzione compromettono le competenze degli studenti e la capacità di offrire indicazioni puntuali ai loro pazienti», scrivono gli autori. 

L’introduzione di corsi approfonditi sul rapporto tra cibo e salute sarebbero bene accolti dagli studenti che attualmente ritengono la loro preparazione inadeguata. Anche nel caso dell’alimentazione sarebbe opportuno che i futuri medici assistessero alle consulenze che i dottori rivolgono ai loro pazienti, specificano gli autori dell’indagine. 

«Questo studio è importante perché parla direttamente del tipo di assistenza medica che possiamo aspettarci di ricevere. Se i medici di tutto il mondo non sono formati in modo esaustivo sulla nutrizione, come possiamo aspettarci che diano importanza ad altro, oltre che ai farmaci e dispositivi medici», ha affermato Stephen Devries, autore di un editoriale che accompagna lo studio e direttore esecutivo del Gaples Institute for Integrative Cardiology a Deerfield, Illinois.

L’alimentazione scorretta è stata associata a malattie cardiovascolari, tumori, diabete 2.  Il rapporto tra cibo e salute è stato ampiamente indagato negli ultimi tempi. Ci sono prove evidenti degli effetti benefici di alcuni alimenti,  cereali integrali, frutta, verdura, noci, semi, acidi grassi omega3. E altrettante evidenze dei danni causati da altri cibi: zucchero, grassi, insaccati. Ma in ogni parte del mondo le regole della corretta alimentazione vengono regolarmente ignorate. Uno dei risultati è l’aumento del sovrappeso: i tassi di obesità sono quasi triplicati dal 1975, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2016, circa 650 milioni di adulti in tutto il mondo erano obesi e 381 milioni di bambini e adolescenti erano in sovrappeso o obesi.

«Le persone in quasi tutte le regioni del mondo potrebbero trarre beneficio da una migliore alimentazione aumentando il consumo di cibi nutrienti e alimenti chiave. Una delle strategie fondamentali per favorire un'alimentazione sana nelle popolazioni è quella di diffondere una cultura alimentare attraverso i servizi sanitari», concludono i ricercatori.