Cancro. Un italiano su 16 è un survivor. 377 mila nuovi casi nel 2020

Il rapporto

Cancro. Un italiano su 16 è un survivor. 377 mila nuovi casi nel 2020

Cresce l’incidenza di melanoma e pancreas in sessi. Calano stomaco e fegato. Evidente l’efficacia dello screening colorettale anche sulla sopravvivenza, mentre il tumore del polmone è sempre più femminile a causa della diffusione del fumo di sigaretta”

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Immagine: Rob Bye robertbye / CC0
di amministratore

Oggi in Italia vivono 3,6 milioni di persone che hanno incontrato il cancro nel corso della propria vita. Di questi, quasi uno su quattro è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi completamente guarito.

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno è questo il dato più importante del volume I numeri del cancro in Italia 2020, presentato oggi all’Istituto Superiore di Sanità, lo straordinario progresso nella lotta alla malattia che oggi consente al 5,7 per cento della popolazione di essere considerato un survivor, con un incremento del 37% rispetto a 10 anni fa.

C’è però l’altra faccia della medaglia: i nuovi casi di cancro, seppur di poco, continuano a crescere. In quest’anno si prevede saranno 377 mila (195 mila negli uomini e 182 nelle donne). Il tumore più frequentemente diagnosticato, nel 2020, è il carcinoma della mammella (54.976, pari al 14,6% di tutte le nuove diagnosi), seguito dal colon-retto (43.702), polmone (40.882), prostata (36.074) e vescica (25.492). In particolare, nel sesso femminile, continua la preoccupante crescita del carcinoma del polmone (+3,4% annuo), legata all’abitudine al fumo di sigaretta, il principale fattore di rischio oncologico. Dall’altro lato, si impone il “caso” del colon-retto, in netto calo in entrambi i sessi, grazie all’efficacia dei programmi di screening. Nel 2020, i tassi di incidenza di questa neoplasia sono in diminuzione del 20% rispetto al picco del 2013. 

Un altro dato importante è quello relativo alla riduzione complessiva dei tassi di mortalità stimati nel 2020 rispetto al 2015: sono in diminuzione sia negli uomini (-6%) che nelle donne (-4,2%), grazie ai progressi ottenuti nella diagnosi e nei trattamenti. 

Nelle donne la sopravvivenza a 5 anni raggiunge il 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%), in gran parte legata al fatto che nel sesso femminile il tumore più frequente è quello della mammella, caratterizzato da una prognosi migliore rispetto ad altre neoplasie.

«Le stime riferite al 2020, riportate nel libro, non sono in alcun modo influenzate dalla pandemia in corso, anche perché i riscontri futuri legati a questo drammatico evento sono ancora tutti da definire», spiega il presidente dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) Massimo Rugge. «Le donne che vivono con pregressa diagnosi di tumore sono più di 1,9 milioni, mentre gli uomini quasi 1,7 milioni. Anche se il limite temporale dalla diagnosi per indicare la guarigione è variabile in relazione alle diverse neoplasie e al sesso, è stato stimato che oltre la metà delle donne, a cui è stato diagnosticato un cancro, sono guarite o destinate a guarire (frazione di guarigione del 52%). Tra gli uomini, questa percentuale è più bassa (39%) a causa della maggior frequenza di tumori a prognosi più severa. Resta, infatti, un gruppo di patologie che sono spesso già in stadio avanzato al momento della diagnosi e ad alta letalità (sistema nervoso centrale, fegato, polmone, esofago, mesotelioma, pancreas), con sopravvivenze insoddisfacenti a 5 anni. Servono più sforzi della ricerca da indirizzare proprio nei confronti di queste malattie, ancora difficili da curare».

«Aumentano le diagnosi di melanoma e di tumore del pancreas in entrambi i sessi», aggiunge il presidente nazionale AIOM  Giordano Beretta, responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo. «Tra le donne, continuano a salire i numeri del carcinoma polmonare, in particolare nelle over 70, principalmente a causa del fumo di tabacco, abitudine molto diffusa nelle cittadine a partire dalla fine degli anni Settanta. In crescita anche il carcinoma mammario, soprattutto nelle under 50, anche come conseguenza dell’estensione della fascia d’età sottoposta a screening in alcune Regioni. In riduzione, invece, negli uomini le neoplasie prostatiche, per il minor uso del PSA come test di screening. E risultano in calo, in entrambi i sessi, i tassi di incidenza per i tumori dello stomaco e del fegato, in cui si può ipotizzare un effetto della vaccinazione anti epatite B e dei trattamenti anti epatite C. L’efficacia dello screening nel tumore del colon-retto è evidente non solo nel costante calo delle nuove diagnosi, ma anche nel miglioramento della sopravvivenza a 5 anni, aumentata dal 52% degli anni Novanta al 65% attuale, anche per l’efficacia delle terapie negli stadi più avanzati».

«I dati relativi al numero di neoplasie e ai relativi tassi di mortalità indicano chiaramente da un lato i grandi risultati ottenuti nel Paese sia in termini di prevenzione che di terapia, ma anche il lungo percorso che rimane da compiere», sottolinea il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli. «L’efficacia sia delle campagne di prevenzione basate sugli screening, sia delle terapie più innovative è ben evidente dall’analisi attenta di questi dati. Così come si conferma il ruolo della ricerca traslazionale nel miglioramento della prospettiva prognostica. È ormai consolidato che si curi meglio dove si fa ricerca e questo concetto deve guidare all’investimento di sempre maggiori risorse in ambito oncologico, non dovendosi mai dimenticare che, oltre a politiche d’informazione e sensibilizzazione rivolte a promuovere stili di vita più sani, andranno create reti collaborative diagnostiche e di sviluppo di terapie innovative al passo con il veloce avanzamento biotecnologico che connota peculiarmente la medicina oncologica».

«In Italia, nel 2017 (ISTAT), i tumori hanno causato la morte di 180.085 persone (79.962 donne e 100.123 uomini), equivalenti al 27,7% di tutti i 650.614 decessi registrati in quell’anno», sottolinea la presidente SIAPEC-IAP  Anna Sapino. «Il carcinoma del polmone costituisce la più frequente causa di morte oncologica (18,8%), seguito dal colon-retto e ano (10,8%), mammella femminile (7,2%), pancreas (6,9%) e fegato (5,1%). Nel 2020, si stima che, nel nostro Paese, i tumori saranno la causa di morte di 183.200 persone (101.900 maschi e 81.300 femmine), un numero assoluto di poco superiore, per l’invecchiamento della popolazione, rispetto a quello documentato nel 2017. Rispetto al quinquennio precedente, le proiezioni indicano andamenti in diminuzione in entrambi i sessi, con i tassi di mortalità standardizzati per età che diminuiranno del 6% nella popolazione maschile e del 4% in quella femminile, con riduzioni ancor più significative nel caso dei tumori prostatici (-15% rispetto al 2015). In controtendenza il tasso di mortalità per il carcinoma polmonare nelle donne, in incremento del 5,2% (nei maschi, invece, si riduce dell’11,2%) e che evidenzia ancora di più il lavoro da svolgere in termini di prevenzione primaria, informazione e formazione della popolazione». 

«In Europa, negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali, circa il 40% dei nuovi casi di tumore è potenzialmente evitabile», commenta il presidente Fondazione AIOM Stefania Gori. «Per quanto riguarda l’Italia, fattori di rischio comportamentali e, quindi, modificabili sono responsabili ogni anno di circa 65.000 decessi oncologici. In ambedue i sessi, il fumo è il fattore di rischio con maggiore impatto, a cui sono riconducibili almeno 43.000 decessi annui per cancro. Il fumo di tabacco infatti è associato all’insorgenza di circa un tumore su tre e a ben 17 tipi di cancro, oltre a quello del polmone».

«In Italia, i dati PASSI confermano il trend storico di riduzione del numero di tabagisti, ovunque nel Paese, sia fra gli uomini che fra le donne», afferma il responsabile scientifico PASSI e PASSI d’Argento (Istituto Superiore di Sanità) Maria Masocco. «Ciononostante, un cittadino su 4 (26%), fra 18 e 69 anni di età, ancora fuma, questa riduzione non interessa in egual misura i diversi gruppi di popolazione e resta comunque più frequente fra le persone con difficoltà economiche e bassa istruzione, come peraltro accade per eccesso ponderale e sedentarietà. Non solo. Il 17% consuma alcol in quantità a rischio per la salute, il 32% è in sovrappeso (11% obeso) e ben il 35% è sedentario. L’abbandono del fumo e, più in generale, l’adozione di uno stile di vita sano riducono in maniera significativa la possibilità di ammalarsi di cancro ma anche di avere recidive, avendo già avuto una diagnosi di tumore. Eppure i dati rilevati da PASSI d’Argento evidenziano che, fra gli over 65enni con diagnosi di tumore, l’11% ancora fuma, il 18% fa un consumo eccessivo di alcol, il 15% è obeso e il 40% sedentario, come si osserva fra le persone libere da cronicità. Dunque ancora molto si può fare nella promozione di corretti stili di vita, prima ma anche dopo una diagnosi di tumore».  

Il volume I numeri del cancro in Italia 2020 è realizzato grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), della Società Italiana di Anatomia Patologica e di Citologia Diagnostica (SIAPEC-IAP), di Fondazione AIOM, PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) e PASSI d’Argento.