Capacità di lettura a rischio per i bambini a causa della pandemia e della didattica a distanza

L’analisi

Capacità di lettura a rischio per i bambini a causa della pandemia e della didattica a distanza

I bambini dei primi anni delle elementari oggi leggono peggio dei loro coetanei che erano andati a scuola in anni normali. La scorsa primavera, in corrispondenza del picco pandemico, c’è stato un calo notevole delle performance. Le lacune devono ancora essere colmate. Lo dice uno studio negli Usa

di redazione

Anno scolastico 2018-2019: prima delle vacanze estive un bambino di seconda elementare è in grado di leggere scorrevolmente il testo di un libro che sia alla sua portata. Anno 2019-2020: un alunno della stessa età di fronte allo stesso testo arranca, si perde, si interrompe, spezza le frasi. In mezzo c’è stata la pandemia, l’interruzione delle scuole, la didattica a distanza. Covid-19 ha messo un freno se non un vero e proprio blocco allo sviluppo delle abilità di lettura nei bambini di 6-8 anni. Così almeno suggerisce uno studio dell’Università di Stanford che ha valutato l’impatto della pandemia sulle capacità di lettura dei bambini dei primi anni della scuola primaria. 

La primavera del 2020 ha fatto da spartiacque. I ricercatori hanno misurato le competenze degli alunni delle elementari in diversi periodi dell’anno notando un brusco rallentamento dei progressi in corrispondenza del periodo più acuto della pandemia, quando mezzo mondo è andato in lockdown. 

«Sembra che gli studenti, in generale, non abbiano sviluppato alcuna capacità di lettura durante la primavera: i progressi si sono interrotti quando la scuola è stata sospesa e la situazione è rimasta stagnante per tutta l’estate. C’è stato un miglioramento in autunno, il che è una testimonianza del lavoro svolto dagli educatori nella preparazione del nuovo anno scolastico e della loro creatività nel trovare modi per insegnare. Ma questo progresso non è stato abbastanza robusto da compensare le lacune della primavera», ha dichiarato Ben Domingue, della Stanford Graduate School of Education e primo autore dello studio, pubblicato su Policy Analysis for California Education.

I ricercatori hanno raccolto i risultati dei test di lettura dei bambini delle elementari di 100 scuole americane e li hanno confrontati con quelli ottenuti nel 2018 e nel 2019. Dall’analisi è emerso che le abilità dei piccoli alunni erano costantemente migliorate negli ultimi anni. Un bambino in terza elementare nel 2019 leggeva in media meglio di un bambino della stessa età dell’anno scolastico precedente. Ma questa tendenza si è interrotta bruscamente con l’arrivo della pandemia. La curva dei progressi nella lettura si è appiattita in primavera rimanendo stabile per tutta l’estate. 

Gli sforzi degli insegnanti in autunno per colmare le lacune dei mesi precedenti non sono bastati a permettere agli alunni di tornare alle performance pre-pandemia. 

Come era prevedibile, i bambini che vivevano in famiglie con condizioni economiche più disagiate sono rimasti più indietro degli altri, probabilmente perché non avevano a disposizione un computer con cui seguire le lezioni o perché non potevano contare sulla presenza di un genitore a casa che li aiutasse nello studio mentre le scuole erano chiuse. 

Gli alunni di seconda e terza elementare sono stati i più penalizzati dall’interruzione della scuola. Nel complesso, la fluidità nella lettura degli studenti di seconda e terza elementare è ora di circa il 30 per cento inferiore a quella prevista per quel livello scolastico in condizioni normali. 

«La lettura è una sorta di apripista per lo sviluppo delle competenze accademiche in tutte le discipline. È una chiave che apre tutte le porte. Se un bambino non riesce a leggere in modo efficace entro la terza elementare o giù di lì, è improbabile che sia in grado di accedere ai contenuti degli altri corsi», specifica Domingue.