Cinque ipotesi per gestire il cambiamento del Servizio sanitario nazionale

Sanità

Cinque ipotesi per gestire il cambiamento del Servizio sanitario nazionale

di redazione

Gestire il cambiamento, le soluzioni possibili: su questo tema si sono confrontati per due giorni a Como esperti della sanità pubblica e privata nella terza Winter School promossa da Motore Sanità. Alla fine dei lavori la maggior parte di loro ha concordato, pur con diverse sfumature, su alcuni punti “fondamentali” che potrebbero rappresentare un punto di partenza utile per gestire, appunto, il cambiamento della sanità nel nostro Paese.

Un cambiamento che oggi vede al centro il paziente cronico ed il suo benessere, senza dimenticare le difficoltà economiche che ogni giorno medici e dirigenti devono affrontare negli ospedali italiani.

Fondo nazionale della cronicità. Secondo gli ultimi dati Istat (relativi al 2017) il 39,1% degli italiani ha dichiarato di soffrire di una malattia cronica, con un aumento di quasi un punto percentuale rispetto al 2015. Sempre secondo i dati Istat, le malattie croniche più diffuse risultano essere l’ipertensione (17,4%), l’artrosi (15,9%), le malattie allergiche (10,7%), l’osteoporosi (7,6%), la bronchite cronica (5,8%) e il diabete (5,3%). Tutte percentuali in crescita rispetto al passato, anche a causa del progressivo invecchiamento generale della popolazione.

La cronicità e la presa in carico dei pazienti fragili sono pertanto le sfide attuali e future per il Servizio sanitario. Per questo, secondo gli esperti riuniti a Como, sarebbe utile istituire un Fondo nazionale della cronicità come in altri Paesi dell'Unione europea. Bisognerebbe inoltre implementare e attuare piani regionali della cronicità coordinati dai medici di medicina generale, con processi assistenziali integrati, programmati e gestiti, con cartella unica e interoperabile e creazione di servizi di infermieri del territorio

Un aspetto particolare è quello dei tumori che, secondo Gianni Amunni, direttore generale dell'Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica della Regione Toscana, dovrebbero anch'essi «entrare a pieno titolo nella cronicità perché il percorso oncologico, tolta la fase della cura del tumore, è un percorso molto lungo e a oggi il paziente, una volta finito il percorso ospedalizzato, è abbandonato a se stesso».

Risorse e retribuzioni adeguate. Accordo anche sulla necessità di valorizzare le risorse umane del Servizio sanitario nazionale, retribuendole adeguatamente, stabilendo contingenti numerici standard adeguati, incrementabili in rapporto all'intensità di cura e alla produttività.

“Autonomia differenziata” tra le Regioni. Questione particolarmente delicata, ma secondo alcuni esperti per salvaguardare il Ssn una “autonomia differenziata” sarebbe necessaria come elemento di valorizzazione e responsabilità. Per garantire l’omogeneità dell'offerta, però, andrebbero individuate forme di collaborazione gestionale tra le Regioni, superando l'istituto del commissariamento per quelle in Piano di rientro.

Molti dei temi oggetto del Patto per la salute, dalla compartecipazione alla spesa al rispetto degli obblighi di programmazione, dall’implementazione delle infrastrutture ai fabbisogni di personale specializzato «sono in gran parte gli stessi oggetto delle richieste di autonomia: per questo – spiega Sonia Viale, vicepresidente della Regione Liguria - come Regioni abbiamo chiesto una clausola di salvaguardia dell’autonomia nella redazione del nuovo Patto per la salute». Il cambiamento in ambito sanitario, però, non può escludere gli operatori sanitari, che chiedono in questo nuovo patto una grande attenzione per i servizi domiciliari. «Colgo questa occasione per lanciare un appello – interviene infatti Barbara Mangiacavalli, presidente della Fnopi, la Federazione degli ordini delle professioni infermieristiche - perché di ospedali ci siamo sempre occupati, però oggi i bisogni di salute sono fuori dagli ospedali, i bisogni di continuità e di presa in carico, utili a tutta la comunità. Inoltre chiedo di non abbandonare tutto il lavoro fatto in passato in ambito socio-sanitario, ma di continuare su quella strada che ci sta portando nella direzione giusta».

Nuove modalità partecipative. Il Servizio sanitario nazionale è sottofinanziato e si sta progressivamente trasformando in un sistema misto con un processo silente e non governato. Va regolamentata la pletora del terzo pagante rivedendone le modalità partecipative anche in chiave non solo integrativa, compreso il welfare aziendale, con azioni di detassazione.

Addio al Pay Back. Va ripensata la politica del farmaco e dei dispositivi medici, superando lo strumento del pay back, aumentando l'equivalenza terapeutica e filtrando l'accesso anche con sistemi di rinegoziazione utilizzando i dati dei registri Aifa, posizionando l'Health technology assessment (Hta) in un solo ente regolatore e approntando un prontuario per i dispositivi medici.

Tuttavia, secondo Giovanna Scroccaro, della Direzione Farmaci, dispositivi e protesica della Regione Veneto, il pay back dei farmaci e dei dispositivi è una opzione oggi non ancora eliminabile nella prospettiva del Ssn, che rappresenta il principale acquirente dei farmaci e dei dispositivi medici, almeno fino a quando non verranno messe in atto misure alternative efficienti che consentano di garantire i livelli di spesa programmati.