Città che fanno ammalare. Città che fanno stare bene

Il Rapporto Oms

Città che fanno ammalare. Città che fanno stare bene

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Accra, la capitale del Ghana, è stata capace di realizzare interventi che raggiungessero un duplice scopo: migliorare la qualità dell'aria cittadina e la sicurezza delle strade.
di redazione

Aree pubbliche smoke-free a Pechino, piste ciclabili a Vienna, panchine nei parchi a New York a misura di anziani, bike sharing a Fortaleza. E poi campagne per la sicurezza stradale ad Accra e a Bangkok, progetti di educazione alimentare nelle scuole di Londra.

Sono le iniziative che alcune città del mondo hanno promosso per migliorare la salute dei propri abitanti.

A raccontare queste esperienze è il rapporto dell’Oms “The Power of Cities” che invita a rivalutare le potenzialità delle aree urbane nel contribuire al benessere di chi ci vive. Le metropoli non sono solamente cemento, traffico, smog, sedentarietà, junk food, stress e rumore assordante. «Le città sono serbatoi di energia, creatività, cultura e apprendimento», si legge nel Rapporto dell’Oms. 

Attualmente più della metà della popolazione mondiale vive in aree urbane ed entro il 2050 la percentuale salirà a due terzi. La sfida del 21esimo secolo è impegnativa ma stimolante: trasformare il ranocchio in principe, l’agglomerato di palazzi, macchine e particolato atmosferico in “healthy city”. Riuscirci non è impossibile e i 19 casi studio presentati nel Rapporto forniscono validi spunti a cui ispirarsi. Tutti gli sforzi vanno concentrati su due obiettivi: ridurre l’impatto delle malattie non trasmissibili, dal diabete al cancro alle patologie cardiache, che uccidono ogni anno globalmente 41 milioni di persone e diminuire significativamente il numero di incidenti stradali responsabili di 1,35 milioni di decessi all’anno nel mondo. 

Le 10 aree di intervento

Finanziato dalla Bloomberg Philanthropies, il Rapporto “The Power of Cities” individua 10 interventi chiave per migliorare la salute di chi vive in città. Non hanno la pretesa di essere gli unici e i soli, ma vengono proposti dagli esperti dell’Oms come un punto di partenza basato su una semplice ma valida considerazione: qualcuno li ha sperimentati e hanno funzionato. Si va dalle campagne anti fumo a quelle per un’alimentazione corretta rivolte a bambini, genitori ed insegnanti, dalle soluzioni urbanistiche per favorire l’attività fisica, comprese piste ciclabili e aree attrezzate per lo sport, alle strategie contro l’inquinamento che non si limitano al blocco saltuario del traffico.  Tutte le iniziative proposte, alcune delle quali hanno benefici multipli perché in un solo colpo promuovono la salute dei cittadini, riducono il rischio di incidenti stradali e migliorano la qualità dell’aria, superano a pieni voti il test dei costi e benefici. «L’obiettivo di questo rapporto è quello di aiutare chi governa le città a identificare almeno un’area di intervento tra queste 10 che può essere cambiata in meglio», spiegano gli autori del Rapporto. Vediamo nel dettaglio quali sono le 10 aree proposte dall’Oms, con qualche esempio di piani adottati in alcune città. 

1-Monitorare i fattori di rischio

Chi sono gli abitanti della città? Una accurata indagine ogni 3-5 anni sullo stile di vita dei cittadini, monitorandone il consumo di sigarette e di alcool, le abitudini alimentari e l’attività fisica è fondamentale per scoprire quali sono i punti deboli da correggere, i fattori di rischio più preoccupanti. 

2- Città smoke-free, Pechino docet

Dal giugno del 2015 in molte zone pubbliche della metropoli cinese è vietato fumare. Musei, scuole, parchi giochi per bambini e trasporti pubblici sono aree 100 per cento “smoke-free”. 

In due anni il numero dei fumatori è calato dell’1,1 per cento (che in numeri assoluti vuol dire 200mila fumatori in meno). 

«Gli spazi smoke-free proteggono la salute dei fumatori e dei non fumatori e incoraggiano a smettere perché restano pochi spazi dove poter fumare. Inoltre incidono sull’aspetto sociale del fumo rendendo meno piacevole fumare», si legge nel Rapporto.

3- Vietare la pubblicità alle sigarette

Anche in presenza di una legge restrittiva che riempie la città di aree vietate al fumo, è necessario proibire qualunque forma di marketing per il tabacco. Non solo: sarebbe opportuno vietare la vendita di sigarette in alcuni luoghi critici come nelle vicinanze delle scuole

4- Ridurre il consumo di bibite zuccherate (ben vengano le tasse), Londra insegna

Le iniziative più meritevoli degli asili di Londra per promuovere un’alimentazione sana, riducendo il consumo di zucchero e promuovendo quello di cibi salutari, vengono premiate con una medaglia di bronzo, d’argento o d’oro. È quanto prevede il progetto Healthy Early Years London lanciato dal sindaco della capitale inglese nel 2007 per promuovere una sana alimentazione nella prima infanzia. Gli istituti scolastici più attenti alla qualità del cibo e all’educazione alimentare ottengono un riconoscimento pubblico. 

«Il consumo di bibite zuccherate è la principale causa di obesità e di diabete.  Gli interventi per limitarne la vendita e la pubblicità hanno dimostrato i loro benefici. Le città dovrebbero impegnarsi a limitare la vendita delle bibite zuccherate in ogni luogo pubblico controllato dalle autorità locali», scrivono gli esperti dell’Oms. Se esiste una legge nazionale che tassa le bevande zuccherate, le amministrazioni comunali dovrebbero imporre in aggiunta altre tasse. 

«L’aumento delle tasse sulle bibite zuccherate ha dimostrato di ridurne il consumo specialmente tra le persone con reddito basso. È anche importante aumentare la consapevolezza della popolazione sui potenziali danni delle bevande con aggiunta di zucchero», scrivono gli autori del Rapporto. 

5- Ridurre il consumo di sale

Un eccessivo consumo di sale è rischioso per la salute cardiovascolare. 

Gli esperti dell’Oms invitano le amministrazioni cittadine a imporre ai ristoranti di indicare la quantità di sale nelle pietanze invitandoli anche a utilizzarlo con parsimonia. 

6- Strade pedonali, ciclabili, vivibili. Come a Vienna

L’amministrazione comunale di Vienna ha chiesto ai propri cittadini di indicare gli ostacoli che gli impedivano di percorrere a piedi o in bici la città. E, quando è stato possibile, li ha rimossi. Nel 2015 Vienna ha celebrato il primo “Year of Walking”, un anno dedicato a campagne ed eventi per promuovere le passeggiate cittadine. Tra le iniziative promosse, una mappa comunale in versione cartacea e digitale con tutti i percorsi pedonali della capitale austriaca accessibile gratuitamente da tutta la popolazione. 

«Attraversamenti pedonali sicuri, passaggi pedonali panoramici e zone ombreggiate incoraggeranno a  camminare di più e le piste ciclabili appropriate, separate dal traffico veicolare, incoraggeranno l'uso della bicicletta. Le strutture di fine viaggio, come il deposito biciclette, incoraggeranno anche più persone a pedalare», suggeriscono gli esperti dell’Oms. 

7- Aria più pulita. L’esempio di Accra (Ghana)

La città che l’Oms cita come esempio di buone pratiche per migliorare la qualità dell’aria cittadina è Accra in Ghana. Un’amministrazione pubblica bene organizzata è riuscita a migliorare il trasporto pubblico, la gestione della spazzatura e la sicurezza delle strade. Come hanno fatto? Gli sforzi sono stati distribuiti su più fronti contemporaneamente: un maggior controllo del rispetto delle regole della sicurezza stradale (cinture, casco, uso di alcol ecc..), una mappatura delle strade più pericolose e trafficate, un piano di incremento dei trasporti pubblici. 

8-9-10 Strade più sicure (limiti di velocità, niente alcol per chi guida, casco e cintura allacciati). I progressi di  Bombay e Bangkok

Niente alcol per chi guida, cinture allacciate, casco in testa e velocità moderata. Da quando nel 2015 a Bombay è stato adottato un progetto per rendere le strade più sicure che prevede misure di controllo e repressione insieme a modifiche strutturali alla viabilità cittadina, il numero di morti per incidenti automobilistici è sceso del 22 per cento. 

Nel 2017 la città di Bangkok ha avviato un’indagine per mettere in luce le lacune legislative nelle norme sulla sicurezza stradale e individuare i principali fattori di rischio per gli incidenti con lo scopo di stabilire le priorità di intervento. In base ai dati ottenuti sono state adottate misure per limitare la velocità di transito dei veicoli, per esempio, con dissuasori a terra o telecamere di rilevamento posizionate nelle strade ad alto scorrimento. È stato calcolato che ad una riduzione della velocità del 5 per cento, corrisponde una diminuzione del 30 per cento di incidenti fatali. 

L’healthy city è un lavoro di squadra

«Chi amministra una città detiene una notevole quantità di potere legislativo, amministrativo e politico per poter ottenere strade più sicure, aria più pulita, spazi senza fumo e accesso a cibo più sano. Ma i sindaci delle città non possono farcela da soli. Per avviare programmi efficaci e sostenibili, hanno bisogno del sostegno dei ministeri governativi, dei partner locali, delle comunità e degli alleati nazionali e internazionali. Questo rapporto è progettato per fare da catalizzatore di queste forze. Mostrando cosa possono fare le città e perché è importante la loro azione, fornisce la motivazione ad agire. Riassumendo informazioni tecniche, offre una risorsa ai team delle amministrazioni locali per selezionare e sviluppare iniziative per la loro città. E condividendo esempi da altre città, identifica le buone pratiche, i potenziali alleati e le soluzioni alle sfide comuni», concludono gli autori del Rapporto.