I combustibili fossili provocano un milione di morti all’anno

Il dato

I combustibili fossili provocano un milione di morti all’anno

Ecco la mappa dettagliata delle fonti più inquinanti in 200 Paesi del mondo. In generale la combustione del carbone per uso domestico è la principale responsabile dell’inquinamento da Pm2,5. Ma ogni Paese ha i suoi colpevoli. E “stanarli” serve a programmare interventi mirati

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Immagine: sid / Flickr (https://www.flickr.com/photos/sidknee23/5192518704)
di redazione

I combustibili fossili provocano nel mondo un milione di morti all’anno. A voler essere precisi il bilancio riguarda il 2017, ma non c’è motivo di credere che i dati degli anni precedenti o successivi si discostino di molto da quella cifra. È il bilancio di una indagine condotta dai ricercatori della Washington University di St. Louis i cui risultati sono stati pubblicati su Nature Communications. Non è la prima volta e non sarà l’ultima che vengono calcolati gli effetti sulla salute delle sostanze inquinanti che finiscono prima nell’aria e poi nei nostri polmoni. Ma questa volta si è aggiunta un’informazione in più: gli scienziati hanno cercato di ricostruire più nel dettaglio “chi fa cosa” e anche “dove”, ossia quale fonte di inquinamento provoca determinati danni e in quali Paesi.

In questo modo sono emersi problemi diversi in differenti aree del mondo. In Asia per esempio i fumi prodotti dalle cucine e dal riscaldamento sono i principali responsabili dell’elevata concentrazione di polveri sottili nell’aria. In Europa l’agricoltura gioca un ruolo chiave nell’inquinamento dell’aria e nelle concentrazioni di PM 2,5, così come il traffico automobilistico e le industrie. Ci sono zone dell’Africa sub-sahariana dove invece le minacce alla salute provengono soprattutto dai fenomeni naturali. In questi Paesi, poco inquinati, la polvere trasportata dal vento rappresenta quasi tre quarti del particolato nell’atmosfera. Infine, l’uso di biocarburanti solidi è una fonte primaria di emissioni in 78 Paesi, in particolare in tutti i Paesi tropicali. Dallo studio emerge che il carbone contribuisce per il 14 per cento all’inquinamento dell’aria mentre l’olio e i gas naturali per il 13,2 per cento. I ricercatori riconoscono ad alcuni Paesi, come Stati Uniti, Germania e la stessa Italia, il successo degli interventi per la riduzione delle emissioni dei combustibili fossili. Il problema è che l’impatto globale di questi progressi viene ridimensionato dall’eccessivo ricorso ai combustibili fossili che persiste nel resto del mondo. 

Dato che il maggior numero di decessi attribuibili al Pm2,5 si è verificato in Cina e India, la completa eliminazione del carbone e della combustione degli altri prodotti in questi due Paesi potrebbe ridurre l’impatto sulla salute dell’inquinamento di quasi il 20 per cento. 

«Nonostante le recenti riduzioni globali delle emissioni di inquinanti atmosferici dovute al carbone, questo carburante era ancora il tipo di combustibile dominante che ha contribuito alle malattie da PM2,5 in 20 paesi, tra cui la Cina e i paesi dell'Africa subsahariana meridionale e dell'Europa centrale», scrivono i ricercatori. 

Vediamo nel dettaglio il contributo alla concentrazione di poveri sottili delle diverse fonti di inquinamento. 

Su scala globale, il settore abitativo (cucina e riscaldamento) è stato la principale fonte di inquinamento responsabile delle malattie da PM2,5 nel 2017. Il contributo globale per il 2017 del settore dell'energia è stato del 10,2 per cento e dell'industria dell’11,7 per cento.  I trasporti hanno pesato per il 7,6 per cento e l’agricoltura per l’8 per cento. 

Lo smaltimento dei rifiuti, gli incendi, l’uso di solventi e il commercio internazionale hanno contribuito ciascuno per meno del 5 per cento alle malattie da PM2,5 nel mondo nel 2017.

A volte ai danni provocati dall’uomo si aggiungono anche quelli della natura: nel 2017 il contributo alla presenza di poveri sottili dovuto agli incendi è stato del 4,1 per cento.

«La natura completa della nostra analisi fornisce informazioni dettagliate sulla fonte dell’inquinamento e fornisce informazioni utili per le strategie di mitigazione del PM2.5 oltre a calcolare potenziali stime dei benefici per la salute che possano motivare ulteriormente l'azione. I risultati mostrano che le fonti residenziali, energetiche, industriali e totali di polveri sottili sono tra i settori che contribuiscono maggiormente al carico globale della malattia da PM2,5, mentre i contributi relativi dalle singole fonti e dai combustibili variano a livello nazionale e subnazionale», concludono i ricercatori.