Così la morte della giudice Ruth Bader Ginsburg può peggiorare la salute degli americani

Il caso

Così la morte della giudice Ruth Bader Ginsburg può peggiorare la salute degli americani

Tra pochi mesi la Corte Suprema dovrà pronunciarsi nuovamente sulla legittimità della riforma sanitaria di Obama. E questa volta manca il sostegno di “Notorius RBG”, la giudice celebre per la difesa dei diritti civili. È in gioco la salute di di milioni di americani

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Immagine: Justice Ruth Bader Ginsburg, di European University Institute [CC BY-SA 2.0]
di redazione

California contro Texas. La discussione del caso è fissata nell’agenda della Corte Suprema degli Stati Uniti per il prossimo 10 novembre, una settimana dopo l’Election Day. La sentenza è di quelle storiche perché avrà ripercussioni sulla salute di milioni di americani. È infatti in gioco il futuro dell’Affordable Care Act, o Obamacare, la riforma sanitaria promossa da Obama nel 2010 che rende accessibili i servizi sanitari a tutte le persone over 65 (Medicare) e ai cittadini con reddito basso (Medicaid). 

Un gruppo di 20 Stati guidati dal Texas e appoggiati dall’amministrazione Trump pretende la dichiarazione di incostituzionalità della riforma di Obama. Altri 17 Stati guidati dalla California parteciperanno al processo in difesa dell’Obamacare. 

Come andranno le cose è difficile prevederlo. Quel che è certo è che non ci sarà più Ruth Bader Ginsburg,  “Notorius RBG”, come veniva soprannominata, a battersi per la legittimità dell’Obamacare come aveva già fatto nel 2012. Se la giudice della Corte Suprema, nota per aver costantemente deliberato a favore dei diritti civili, morta lo scorso 18 settembre, verrà sostituita da un giudice di orientamento conservatore, come probabile, la Corte allora avrà 6 giudici di area repubblicana e tre vicini ai democratici. «La morte di Ginsburg è uno scenario da incubo per l'Affordable Care Act», ha dichiarato al Washington Post Nicholas Bagley, professore di diritoo all’Università del Michigan, tra i sostenitori della riforma di Obama. 

Ci sono quindi valide ragioni per temere che  l’’accesso ai servizi sanitari garantito oggi a 130 milioni di persone venga messo in discussione dalla sentenza della Corte Suprema. 

I ricorrenti basano la loro richiesta sul fatto che la legge di Obama ha subito una modifica nel 2017 introdotta dalla legge Jobs Act. Senza entrare troppo nel dettaglio, basta sapere che la modifica riguardava una parte della riforma sanitaria giudicata fondamentale da una precedente sentenza della Corte Suprema. Venendo a mancare quell’aspetto fondante tutto l’impianto normativo cadrebbe di conseguenza. 

Cosa succederebbe  se questa argomentazione convincesse la Corte Suprema nella sua nuova formazione a maggioranza filo-repubblicana?

Il New York Times ha fatto un calcolo delle conseguenze di una eventuale abolizione dell’Obamacare. Ecco in sintesi lo scenario che si prospetterebbe sullo sfondo di una pandemia che, oltre a causare morti e a compromettere la salute di molti, ha causato un’impennata di disoccupati che hanno perso insieme al lavoro le polizze assicurative. Già adesso, quindi, con l’Obamacare ancora in vigore, sono molti gli americani che si stanno chiedendo se riusciranno ad avere un’assicurazione nel caso in cui si dovessero ammalare.  

Secondo il New York Times 133 milioni di americani non avrebbero i requisiti di salute per poter stipulare una polizza assicurativa a prezzi ragionevoli. L’ipertensione, il sovrappeso o il diabete imporrebbero il pagamento di premi assicurativi più alti. Anche gli effetti a lungo termine del coronavirus potrebbero rientrare tra i precedenti di salute guardati con sospetto dagli assicuratori che sarebbero pronti a imporre un sovrapprezzo sulle sindromi post-Covid. 

Uno degli aspetti più apprezzati dell’ACA è infatti quello che vieta alle assicurazioni di negare la copertura o di aumentare l’addebito in caso di condizioni cliniche preesistenti. Secondo la Kaiser Family Foundation 54 milioni di persone soffrono di condizioni abbastanza gravi per le quali le assicurazioni potrebbero negare del tutto una copertura se non fosse in vigore l’ACA. 

21 milioni di americani potrebbero perdere la loro attuale copertura assicurativa tra cui i 12 milioni di persone povere che attualmente rientrano nel programma Medicaid e che ricevono assistenza sanitaria senza costi. 

Tra questi ci sono 800mila persone affette da dipendenza da oppioidi. 

Dallo scoppio dell’epidemia 4,3 milioni di nuovi poveri hanno potuto usufruire dei servizi sanitari grazie al Medicaid, un numero è destinato a crescere come conseguenza dell’aumento della disoccupazione. 

Cosa accadrebbe ai 60 milioni di beneficiari del Medicare, il programma di copertura sanitaria per gli over 65? Se l’Obamacare venisse abolito i beneficiari di Medicare dovrebbero pagare di più per le cure preventive e per gli screening che ora sono gratuiti. Dovrebbero anche pagare di più per i loro farmaci. 

Si porrebbe un problema anche per i due milioni di giovani adulti che oggi rientrano nelle coperture sanitarie dei genitori. L’Obamacare impone infatti ai datori di lavoro di fare rientrare nei servizi assicurativi per gli impiegati i figli dei dipendenti di età inferiore ai 26 anni. Se la legge fosse abrogata, i datori di lavoro dovrebbero decidere se continuare o meno a offrire il servizio in formato famiglia.

L'Affordable Care Act, ricorda il New York Times, ha regolamentato il mercato delle assicurazioni sanitarie riducendo la possibilità di introdurre tetti di spesa troppo limitanti e spingendo, al contrario, ad allargare la copertura sanitaria ai farmaci, ai servizi per la maternità e per la salute mentale. 

Non è detto che la maggioranza conservatrice della nuova Corte Suprema decida di abrogare in toto la riforma di Obama. Potrebbe anche darsi che si pronunci per una parziale abolizione. Tutto è ancora in gioco.