Covid-19. In Africa un paziente che finisce in terapia intensiva muore

Diseguaglianze

Covid-19. In Africa un paziente che finisce in terapia intensiva muore

I macchinari delle terapie intensive scarseggiano. Ma quando ci sono spesso non vengono usati, perché manca personale specializzato. Così in Africa un paziente su due con sintomi gravi di Covid muore. È il numero di decessi tra persone gravemente malate più alto al mondo. Lo studio su Lancet

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Immagine: Navy Medicine from Washington, DC, USA, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

In Africa quasi la metà delle persone affette dalle forme più gravi di Covid muore. È la percentuale di decessi tra pazienti in condizioni critiche più alta al mondo. A quanto pare c’è un nuovo “caso Africa” e questa volta è solo negativo. Mentre ancora ci si interroga se effettivamente in Africa l’epidemia sia stata più clemente del previsto, provocando meno contagi e morti di quanto ci si sarebbe aspettato, il fatto certo è che tra chi si ammala gravemente una persona su due muore. In media nel mondo la mortalità dei casi gravi è del 31,5 per cento. A dirlo è un’indagine pubblicata su Lancet che per la prima volta punta i riflettori sul triste primato africano. 

Lo studio è stato condotto su 64 ospedali in 10 Paesi (Egitto, Etiopia, Ghana, Kenya, Libia, Malawi, Mozambico, Niger, Nigeria e Sud Africa) dove sono stati ricoverati in condizioni critiche tra maggio e dicembre 2020 circa 3mila pazienti con una diagnosi di Covid.

Dopo 30 giorni dal ricovero circa la metà (il 48%) dei pazienti gravi non è sopravvissuta. Si tratta di un tasso di mortalità dall’11 al 23 per cento superiore a quello registrato in media nel mondo (31,5%).

La responsabilità di queste morti può essere attribuita alla mancanza di 

risorse ma anche all’incapacità di utilizzare propriamente quelle disponibili. Per esempio, solo il 10 per cento dei ricoverati è stato sottoposto a dialisi nonostante il 68 per cento degli ospedali avesse i macchinari per effettuare la procedura e solo l’1 per cento dei pazienti con scompenso cardiaco è stato trattato con la tecnica Ecmo (macchinari per l’ossigenazione extracorporea) nonostante il 17 per cento degli ospedali disponesse dell’attrezzatura. 

«Il sottoutilizzo delle risorse è una scoperta interessante e contraria alla credenza popolare che le risorse siano scarse ... È importante pensare oltre la disponibilità di risorse e considerare anche le questione della loro funzionalità. Succede spesso in Africa di avere apparecchiature costose non funzionanti a causa della scarsa manutenzione o della mancanza di risorse umane qualificate per usarle», hanno commentato Bruce Kirenga e Pauline Byakika-Kibwika della Makerere University in Uganda, autori di un editoriale di accompagnamento allo studio.

Il problema della mancanza dei macchinari non sarà l’unico, ma indubbiamente le risorse sono scarse. 

Secondo i calcoli dei ricercatori le cose sarebbero andate diversamente e molti morti si sarebbero potuti evitare se nei Paesi analizzati ci fosse stato un numero di Ecmo 14 volte superiore a quello attuale. 

Ma non sono solo i grandi e costosi apparecchi a mancare. Solo l’86 per cento dei reparti ospedalieri possedeva saturimetri in quantità sufficiente per monitorare i livelli di ossigeno nel sangue di tutti i pazienti. 

«Il nostro studio è il primo a fornire un quadro dettagliato e completo di ciò che sta accadendo alle persone gravemente ammalate di COVID-19 in Africa, con dati provenienti da più Paesi e ospedali. Purtroppo, indica che la nostra capacità di fornire cure sufficienti è compromessa da una carenza di letti di terapia intensiva e risorse limitate all'interno delle unità di terapia intensiva», ha dichiarato Bruce Biccard del Groote Schuur Hospital in Sud Africa a capo dello studio.

Nella maggior parte dei casi i pazienti gravi erano uomini con pregressi problemi di salute come pressione alta, diabete, Hiv, malattie renali e malattie cardiache. A differenza di altri studi, in questo caso non è stata osservata una maggiore mortalità tra gli uomini. Cioè gli uomini hanno maggiori probabilità di ammalarsi gravemente delle donne, ma le probabilità di morire sono le stesse. 

«La scoperta che gli uomini non hanno avuto esiti peggiori delle donne è arrivata inaspettata. Potrebbe darsi che le donne africane in questo studio avessero un rischio di morte più elevato a causa degli ostacoli all'accesso alle cure, o alla tipologia di cure ricevute e ai limiti o ai pregiudizi che condizionano le cure», ha dichiarato Dean Gopalan della University KwaZulu-Natal, in Sud Africa, tra gli autori dello studio.