Covid-19 come una guerra. Un terzo dei pazienti guariti sviluppa il disturbo post traumatico da stress

Lo studio

Covid-19 come una guerra. Un terzo dei pazienti guariti sviluppa il disturbo post traumatico da stress

Un piccolo ma significativo studio del Gemelli dimostra che il 30 per cento dei pazienti Covid sviluppa il disturbo post traumatico da stress. Con le donne più esposte al rischio. È un invito a monitorare la salute psichica di chi guarisce da Covid

di redazione

Il 30 per cento dei pazienti ricoverati per Covid-19 sviluppa il disturbo post-traumatico da stress. È quanto emerge da uno studio condotto al Gemelli di Roma e pubblicato su JAMA Psychiatry research letter. Il dato non è del tutto inaspettato perché rispecchia la percentuale osservata tra i pazienti di Sars e Mers. 

Su 381 pazienti trattati nella struttura ospedaliera, un terzo ha manifestato i sintomi del disturbo psichiatrico associato a un trauma. Di questi il 55,7 per cento erano donne, il 34,8 per cento aveva precedenti disturbi psichiatrici e il 16,5 per cento aveva sofferto di delirio durante il ricovero. Il 62,6 per cento delle persone che ha sviluppato il disturbo post traumatico da stress è stato malato a lungo con sintomi persistenti anche successivamente alla fase acuta. 

I ricercatori del Gemelli hanno monitorato la salute fisica e mentale dei pazienti che si erano presentati al pronto soccorso con i sintomi dell’infezione, l’81,1 per cento dei quali era stato ricoverato con una permanenza media in ospedale di 18,4 giorni. Oltre al disturbo post traumatico da stress i pazienti guariti da Covid-19 avevano avuto episodi depressivi (17,3%) e disturbi d’ansia. 

Stranamente la comparsa dei sintomi psichiatrici non è stata associata a una serie di fattori che sembrerebbero invece particolarmente traumatici, come una lunga permanenza in ospedale, il ricovero in terapia intensiva, l’uso dei dispositivi di ventilazione meccanica. Viene quindi da pensare che il trauma possa derivare principalmente dalla difficoltà nel respirare. I pazienti che hanno sperimentato la fame d’aria magari anche per un periodo di tempo prolungato sono probabilmente già esposti al rischio di sviluppare il disturbo post traumatico da stress indipendentemente dalle modalità del ricovero. 

«Questo studio trasversale ha rilevato una prevalenza di sindrome del disturbo post traumatico da stress del 30,2 per cento dopo l’infezione acuta da Covid-19, che è in linea con i risultati nei sopravvissuti di precedenti malattie da coronavirus rispetto ai dati associati ad altri tipi di eventi traumatici collettivi. Sono state trovate associazioni con con  il sesso femminile, che è stato ampiamente descritto come un fattore di rischio per il disturbo da stress post-traumatico, con un’anamnesi di disturbi psichiatrici e delirio o agitazione durante la malattia acuta. Nel gruppo di pazienti con PTSD, abbiamo anche riscontrato sintomi medici più persistenti, spesso riportati dai pazienti dopo il recupero da una forma grave Covid-19», scrivono i ricercatori. 

Lo studio condotto al Gemelli è di dimensioni ridotte e non è stato condotto utilizzando un gruppo di controllo. Nonostante queste limitazioni, evidenziate dagli autori stessi, funziona come un campanello d’allarme che andrebbe ascoltato. Fortunatamente esistono strategie validate  in grado di trattare efficacemente il disturbo post traumatico da stress. È importante però riuscirlo a individuare nelle persone a rischio attraverso un monitoraggio della salute psichica, oltre che fisica, dei pazienti guariti da Covid-19.