Covid-19 diventerà una malattia dei più giovani?

L’ipotesi

Covid-19 diventerà una malattia dei più giovani?

Il dato di fatto è che in questa fase della pandemia nei Paesi con elevati tassi di vaccinazione a infettarsi sono i giovani non vaccinati. Come interpretarlo? Meglio vaccinare i bambini dei Paesi ricchi che rischiano poco se si ammalano o gli anziani dei Paesi poveri che rischiano ancora molto?

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Immagine: Ethan Doyle White, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Israele, Stati Uniti, Spagna, Italia e molti altri. Il fenomeno è lo stesso dappertutto: adesso Covid -19 sta diventando una malattia dei giovani. Sono loro, i bambini e gli adolescenti non ancora vaccinati a essere i più colpiti dal virus e a veicolare le nuove infezioni. Non c’è festa, vacanza o centro estivo che si concluda senza almeno un caso positivo e le successive quarantene di rito. Al di là dei tanti focolai nella fascia  juniores riportati quotidianamente dai media, ci sono i dati dei sistemi di sorveglianza epidemiologica a confermare la nuova tendenza. Quelli di Israele per esempio sono molto eloquenti. Ai primi di giugno con l’85 per cento della popolazione adulta completamente vaccinata, i casi di infezione erano scesi a circa una dozzina al giorno. Lo scorso mese la curva dei contagi ha ripreso a salire arrivando a più di 100 positivi al giorno, molti dei quali tra i bambini al di sotto dei 16 anni. Più della metà delle nuove infezioni si verificano tra giovani under 19. Il governo israeliano è già corso ai ripari approvando e raccomandando la vaccinazione per la fascia di età tra i 12 e i 15 anni. 

Ma Israele non è l’unico Paese a registrare questa tendenza. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito così come in Spagna o in Italia, Covid-19 sta diventando la malattia dei non vaccinati che sono per lo più giovani. 

In tutti questi Paesi, come del resto in quasi tutto il mondo, le campagne di vaccinazione hanno dato priorità alle persone anziane più a rischio di ricovero e morte per poi procedere in base al dato anagrafico, con i più giovani in fondo alla lista. 

Ma qual è l’impatto di Covid-19 sui bambini e sui giovani adolescenti? 

Cominciano a esserci i primi dati su campioni abbastanza ampi da poter essere considerati significativi. Uno studio condotto in Norvegia che ha coinvolto circa 10mila bambini e ragazzi da 1 a 19, per ora disponibile in versione pre-print, ha dimostrato che l’infezione non richiede quasi mai cure specialistiche ma si risolve con una serie di visite dal medico curante. Da una  parte quindi c’è l’aumento dei contagi tra i giovani, dall’altra c’è il rischio basso di forme gravi. E la decisione se vaccinare o meno gli under 16 deve fare i conti con questi due dati contrastanti che non aiutano a capire quale sia la scelta più giusta. C’è chi spinge per la vaccinazione per ridurre la circolazione del virus e la possibilità della diffusione di nuove varianti. C’è invece chi propone una soluzione diversa: invece di vaccinare i bambini dei Paesi ricchi perché non vaccinare gli anziani dei Paesi poveri che ancora sono esposti a rischi elevati di malattia grave e di morte? A pensarla così è, tra gli altri, Jennie Lavine, esperta di  malattie infettive alla Emory University di Atlanta, in Georgia, intervistata da Nature: «È davvero meglio vaccinare i bambini nei paesi ricchi piuttosto che le persone anziane nei paesi meno ricchi dove il vaccino potrebbe avere un impatto molto maggiore sulla vita delle persone?». Bisogna poi distinguere il dato assoluto dal dato relativo. In molti Paesi dve si sta assistendo a un aumento dei casi tra i giovani, il numero totale dei contagiati sta diminuendo. Significa che ci sono meno casi positivi in generale, ma quelli che si registrano sono concentrati tra i più giovani. 

Inoltre, non è detto che il fenomeno sia duraturo. C’è la possibilità, secondo gli esperti, che lo spostamento verso il basso dell'età media delle infezioni nei Paesi con elevati tassi di vaccinazione sia solo temporaneo. Non si può escludere che in futuro le persone anziane tornino a essere nuovamente vulnerabili per un calo della copertura vaccinale o per l’insorgere di nuove varianti. 

In quel caso Covid-19 potrebbe continuare a colpire i giovani, ma saremo costretti ancora una volta a preoccuparci dei più anziani. Non è ancora chiaro cioè quanto la diffusione del virus tra i più piccoli sia un problema di cui preoccuparsi.