Covid-19. Gli odontoiatri di Wuhan: «Ecco come abbiamo riaperto cliniche sicure per pazienti e medici»

Emergenza Fase 2

Covid-19. Gli odontoiatri di Wuhan: «Ecco come abbiamo riaperto cliniche sicure per pazienti e medici»

di redazione

Dispositivi di protezione adeguati, spazi di lavoro riprogettati per la bisogna, controlli attenti su pazienti e operatori.

È questa la ricetta per le cliniche odontoiatriche “Covid-safe” raccontata da Zhuan Bian, direttore del reparto di Stomatologia di Wuhan e vicepresidente dell’Associazione cinese di stomatologia, agli oltre 700 specialisti nel webinar organizzato giovedì 23 aprile dalla Società italiana di ortodonzia (Sido) e dall’Accademia italiana di ortodonzia (Aidor).

Non disposizioni teoriche, quindi, ma già pratica quotidiana, proprio nella città che per prima ha vissuto l’emergenza Coronavirus. E che da settimane ormai si è posta il problema di trovare il modo migliore per riaprire le cliniche odontoiatriche in sicurezza, sia per la salute dei pazienti sia dei professionisti. Con il risultato che il reparto di Stomatologia di Wuhan può vantare, da fine gennaio a inizio aprile, 1.998 emergenze affrontate senza alcun contagio tra gli operatori.

«La pratica di odontoiatri è estremamente a rischio – sottolinea Zhuan Bian - perché lavoriamo a stretto contatto con il respiro dei pazienti. Ma a Wuhan siamo già nella fase di convivenza col virus e ci siamo dovuti organizzare di conseguenza. Occorre però ripensare tutto. Innanzitutto, servono dispositivi di protezione individuale per tutti e adeguati. A seconda del livello di contatto con i pazienti si utilizzano Dpi di diverso livello, dalle semplici mascherine per l’accettazione a copri-camici e stivali copri-scarpe per chi lavora a contatto con casi sospetti».

Inoltre, pazienti e operatori hanno ora ingressi separati e, come aggiunge Hi Hong, capo del Dipartimento di Ortodonzia dell’Università di Wuhan, che si è unita in collegamento dalla Cina, i pazienti non hano accesso agli spazi di riposo degli operatori. Sono poi previste “cliniche di isolamento”, cioè spazi dove operare pazienti a sospetto di infezione o in via di remissione. «Ovviamente – precisa - questi ultimi devono accedere solo per interventi di urgenza, che non possono essere rimandati».

Tuttavia, spazi riprogettati e Dpi da soli «non bastano - avverte Zhuan Bian - e occorre anche gestire in maniera ottimale il flusso di pazienti. Noi utilizziamo una pre-registrazione online, controllo della temperatura all’arrivo e teniamo traccia di tutti gli interventi e degli operatori coinvolti. Così, nel caso un paziente o un operatore risulti malato, è possibile capire subito con chi è stato a contatto. Dopo ogni intervento, vengono igienizzati tutti gli ambienti. Anche gli specialisti da noi seguono protocolli precisi: controlliamo che utilizzino i Dpi, che li smaltiscano e che si lavino le mani, tutto nella maniera corretta. Ovviamente sono stati prima addestrati a farlo, in modo che tutti sappiano come muoversi».

A Wuhan utilizzano ultravioletti e detergenti con alcol per igienizzare gli spazi e si sono dotati di macchinari per aspirare l’aerosol dei pazienti sospetti. Il flusso di chi richiede interventi è giocoforza ridotto, passando da 40-50 al giorno a una decina. Gli altri, comunque, non sono abbandonati e, grazie anche ai supporti online, durante la chiusura sono stati seguiti in questo modo circa mille pazienti al giorno.

«L’allentamento delle misure anti Covid-19 è alle porte – osserva Giuliano Maino, presidente della Sido - e noi ortodontisti dobbiamo farci trovare pronti. È il momento di pensare alla riapertura, ma in modo che sia 100% “Covid-safe” sia per i pazienti che per i professionisti». Questo incontro è stato «prezioso - commenta il presidente Aidor, Paolo Manzo - e siamo soddisfatti della decisione di trasferire sul web il Congresso delle nostre Società: solo così abbiamo avuto l’occasione di confrontarci con due esperti provenienti dall’area più “calda” del pianeta, un’occasione unica».