Covid-19: possibili problemi respiratori cronici per quasi un guarito su tre

L'allerta

Covid-19: possibili problemi respiratori cronici per quasi un guarito su tre

di redazione

L’infezione da Coronavirus potrebbe lasciare strascichi a lungo termine sulla funzionalità respiratoria e talvolta comprometterla in modo irreversibile, soprattutto nei pazienti usciti dalla terapia intensiva.

È il preoccupante scenario disegnato dal convegno digitale della Società italiana di pneumologia (Sip) del 26 maggio, durante il quale sono stati messi a confronto i primi dati di follow-up raccolti nel nostro Paese e dai medici cinesi con gli esiti di pazienti colpiti da SARS nel 2003. Dal confronto emerge chiaramente che l’infezione polmonare da Coronavirus può lasciare conseguenze croniche sulla funzionalità respiratoria e si stima che in media in un adulto possano servire da sei a dodici mesi per il recupero funzionale. Per alcuni, però, potrebbe non essere completo.

«Non abbiamo al momento dati certi sulle conseguenze a lungo termine da polmonite da Covid-19 – osserva Luca Richeldi, membro del Comitato tecnico-scientifico, presidente della Sip e direttore del Dipartimento di Pneumologia al Policlinico Gemelli di Roma - è trascorso ancora troppo poco tempo dall’inizio dell’epidemia a Wuhan, dove tutto è cominciato. Tuttavia le prime osservazioni rispecchiano da vicino i risultati di studi di follow-up realizzati in Cina a seguito della polmonite da SARS del 2003, molto simile a quella da Covid-19, confermando il sospetto che anche Covid-19 possa comportare danni polmonari che non scompaiono alla risoluzione della polmonite».

In molti pazienti Covid-19 ricoverati o intubati «osserviamo dopo la dimissione difficoltà respiratorie che potrebbero protrarsi per molti mesi dopo la risoluzione dell’infezione», precisa il presidente Sip, e dai dati raccolti in passato sui pazienti con SARS risulta tra l'altro che «il 30% dei pazienti guariti mostrava segni diffusi di fibrosi polmonare, cioè grosse cicatrici sul polmone con una compromissione respiratoria irreversibile: in pratica potevano sorgere problemi respiratori anche dopo una semplice passeggiata».

Problemi che si sono verificati anche in pazienti giovani «con un’incidenza variabile dal 30 fino al 75% dei casi valutati» interviene Angelo Corsico, direttore della Pneumologia del Policlinico San Matteo e professore di Pneumologia all’Università di Pavia. «I primi dati riferiti dai medici cinesi su Covid-19 e i nostri primi dati osservazionali – aggiunge - parlano di molti pazienti sopravvissuti nei quali viene diagnosticata proprio una fibrosi polmonare, ovvero una situazione in cui parti di tessuto dell’organo sono sostituite da tessuto cicatriziale non più funzionale».

Gli esperti temono quindi che la fibrosi polmonare possa rappresentare il pericolo di domani e per questo richiamano l’attenzione alla necessità di specifici ambulatori dedicati al follow-up dei pazienti che sono stati ricoverati. «Reliquati polmonari purtroppo ci sono – conferma infine Richeldi – e per questo avremo una nuova categoria di pazienti con cicatrici fibrotiche a livello polmonare da Covid con insufficienza respiratoria, che rappresenterà certamente un nuovo problema sanitario».