Covid-19, quali misure restrittive funzionano di più per limitare il contagio? La classifica del Lancet dei provvedimenti più efficaci

Lo studio

Covid-19, quali misure restrittive funzionano di più per limitare il contagio? La classifica del Lancet dei provvedimenti più efficaci

Il divieto di eventi pubblici è l’intervento singolo con l’impatto maggiore. Ma la formula ideale per abbassare Rt è un mix di interventi. Partendo dal divieto di eventi pubblici. Gli effetti della riapertura delle scuole sull’epidemia dipende molto dalle misure di sicurezza adottate

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Immagine: EU2017EE Estonian Presidency, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

La sfida del momento che tiene impegnati i governi di tanti Paesi nel mondo, compreso il nostro, è ben nota: ridurre il più possibile l’oramai famigerato Rt, l'indice di contagio del virus, che, nel caso in cui ci fosse ancora bisogno di ricordarlo, più basso è meglio è. Come fare? Qual è la misura più efficace per limitare il più possibile il contagio? 

Secondo i calcoli dei ricercatori dell’Università di Edimburgo riportati su Lancet Infectious Diseases la ricetta ideale contro Covid-19 è un mix di interventi restrittivi, con alcune combinazioni più incisive di altre, come vedremo. Se invece, per ipotesi, si avesse un solo colpo da sparare il bersaglio dovrebbero essere i grandi eventi pubblici. Vietandoli si ottiene una riduzione del 24 per cento del tasso di contagiosità (non immediatamente ma dopo 28 giorni). Questo è l’intervento singolo di maggiore impatto e non a caso è quello che viene adottato per primo in quasi tutti i Paesi travolti dall’epidemia.

L’indagine del Lancet è la prima a fornire una classifica delle iniziative più utili a bloccare il virus e, basandosi sui dati di più di cento Paesi, è indubbiamente affidabile. Anche se i risultati, come sottolineano gli stessi ricercatori, non hanno potuto tenere conto dei tanti fattori che possono influire sullo scenario e che variano da Paese a Paese, come il rispetto delle regole generali, distanziamento, mascherine e igiene delle mani, l’efficacia del contact tracing o il ricorso alla quarantena. Lo stesso Rt, inoltre, è difficile da calcolare e dipende anche dalla quantità di tamponi che vengono eseguiti. Nonostante questo le informazioni fornite sono preziose. 

I ricercatori hanno analizzato in 131 Paesi gli effetti sulla diffusione del virus dell’introduzione e dell’abolizione delle misure restrittive, singole e combinate tra loro, come la chiusura della scuole, lo smart working, il divieto di assembramenti, l’invito a non uscire di casa e la limitazione degli spostamenti all’interno del Paese. 

Le conseguenze che le chiusure e le aperture hanno avuto su Rt sono state misurate a distanza di 28 giorni dalla loro entrata in vigore.  

Gli scienziati hanno individuato nella risposta dei Paesi alla pandemia 790 fasi, ossia intervalli di tempo della durata media di 11 giorni caratterizzati dal permanere di determinate limitazioni alle libertà individuali (le nostre fasi 1, 2 e 3 per intenderci). 

Hanno poi associato le diverse fasi all’indice Rt mettendo a confronto il valore iniziale con quello finale. I modelli matematici gli hanno permesso di calcolare l’impatto su Rt delle singole misure e delle misure combinate. 

Scoprendo che gli interventi isolati sortiscono qualche effetto ma quelli combinati sono molto più efficaci. 

Per esempio: il divieto di eventi pubblici riduce il tasso di contagio del 24 per cento, la chiusura delle scuole del 15 per cento, la chiusura degli uffici del 13 per cento, le limitazioni agli spostamenti del 7 per cento e l’invito a restare a casa del 3 per cento. 

L’unica misura ad avere singolarmente un effetto statisticamente significativo, affermano i ricercatori, è il divieto degli eventi pubblici. Il resto sposta di poco l’indice Rt

Gli scienziati sono poi passati ad analizzare quattro combinazioni possibili di provvedimenti restrittivi. 

Ecco la classifica dei pacchetti di misure più efficaci. Al primo posto c’è, come era prevedibile, un simil-lockdown: scuole e uffici chiusi, divieto di eventi pubblici, divieto di riunioni con più di 10 persone, limitazioni agli spostamenti e richiesta di restare a casa. Così l’Rt si abbassa del 52 per cento. Al secondo posto c’è la combinazione uffici chiusi, divieto di eventi pubblici e assembramenti con più di 10 persone e limitazione agli spostamenti interni: in 28 giorni l’Rt si riduce del 42 per cento.

Al terzo posto c’è il mix composto da chiusura degli uffici, divieto di eventi pubblici e divieto di riunioni di più di dieci persone: l’Rt in questo caso scende del 38 per cento. 

Al quarto e ultimo posto c’è la combinazione di interventi più permissiva: divieto di eventi pubblici e di riunioni con più di 10 persone. In questo scenario in 28 giorni il tasso di contagiosità si riduce del 29 per cento. 

I risultati dei vari pacchetti non sono immediati. In media ci vogliono 8 giorni prima di osservare il 60 per cento dell’effetto prodotto su Rt

«Abbiamo scoperto che la combinazione di diverse misure ha mostrato il maggiore effetto sulla riduzione della trasmissione di Covid-19. Poiché assistiamo a una recrudescenza del virus, i responsabili politici dovranno considerare interventi combinati per ridurre il numero Rt. Il nostro studio può fornire informazioni utili per scegliere quali misure introdurre o revocare e quando aspettarsi di vederne gli effetti, ma ciò dipenderà anche dal contesto locale: il valore di Rt in un dato momento, la capacità sanitaria locale, e l'impatto sociale ed economico delle misure», ha dichiarato Harish Nair, dell'Università di Edimburgo, che ha guidato lo studio. 

Per calare questi numeri nel contesto italiano, basti dire che a oggi, nella gran parte delle Regioni l'indice Rt è abbondantemente sopra 1,5. Per farlo scendere sotto la soglia di 1 (quello in cui il numero di casi comincia a ridursi) sarebbe necessario adottare interventi in grado di produrre una riduzione di almeno il 35-40 per cento. 

Un capitolo dell’indagine è dedicato anche alle conseguenze delle riaperture.

Qui si scopre che la revoca del divieto di eventi pubblici fa salire l’indice Rt dopo 28 giorni del 21 per cento, la riapertura delle scuole del 24 per cento, la possibilità di riunirsi in gruppi di più di 10 persone del 5 per cento, la riacquistata libertà di movimento comporta un aumento del 13 per cento del tasso di contagiosità e la concessione a uscire di casa senza restrizioni dell’11 per cento. 

Anche in questo caso gli effetti dell’abolizione delle restrizioni tarda un po’ a farsi sentire. In media ci vogliono 17 giorni per osservare il 60 per cento degli effetti sull’Rt. Per ovvie ragioni però le conseguenze di alcune riaperture, come quella delle scuole, si avvertono prima. Il giorno in cui riapre la scuola tutti gli studenti tornano in classe. Il giorno in cui vengono tolte le limitazioni agli spostamenti non tutti e non tutti insieme corrono alla stazione a prendere il primo treno. 

Dai calcoli dei ricercatori sembrerebbe che la riapertura delle scuole incida in maniera significativa sulla ripresa dei contagi, con un aumento dell’Rt del 24 per cento in 28 giorni. 

Ma gli stessi autori invitano a prendere il dato con le pinze. Nel senso che l’impatto della scuola può essere notevolmente ridotto adottando le precauzioni giuste, distanziamento, mascherina, tracciamento dei contatti, controllo della temperatura, isolamento  dei casi positivi ecc…

«I risultati dello studio indicano che gli interventi non farmacologici funzionano e ci dicono quali funzionano meglio. Questa informazione è fondamentale, dato che alcuni interventi hanno enormi effetti socioeconomici», afferma Chris T Bauch, autore dell’editoriale di accompagnamento allo studio.