Covid e bambini: le conseguenze indirette dalla pandemia

Congresso Sip

Covid e bambini: le conseguenze indirette dalla pandemia

di redazione

Vaccinazioni rinviate, fuga dai Pronto soccorso anche in situazioni gravi, ritardo diagnostico per malattie in cui il tempo è prezioso, terapie interrotte in bambini fragili e aumento delle diseguaglianze.  

Sono gli effetti indiretti della pandemia da SARS CoV-2 sulla salute e sul benessere generale dei bambini e degli adolescenti, insieme con i rischi psicologici e i deficit formativi legati all’isolamento e alla chiusura delle scuole.

Uno scenario sul quale si confrontano i pediatri italiani al Congresso straordinario digitale della Società di pediatria in programma il 27 e 28 novembre.

Bambini meno colpiti dal virus, ma… Dall’inizio dell’epidemia i casi diagnosticati nella fascia di età da 0 a 9 anni sono stati 43.841 (il 3,6% del totale) e 105.378 quelli diagnosticati nella fascia 10-19 (8,6%). Tra i bambini più piccoli, fino a un anno, gli asintomatici sono più di sei su dieci, più di tre su dieci i paucisintomatici o con sintomi lievi, mentre solo il 3,4 % manifesta sintomi severi. Nella fascia di età tra i 2 e i 19 anni gli asintomatici sono più di sette su dieci e gli altri sono paucisintomatici o lievemente sintomatici. Marginali i sintomi severi in questa fascia di età (tra 0,3% e lo 0,4%). Otto i decessi registrati da 0 a 19 anni dall’inizio dell’epidemia.

Tuttavia, la paura di frequentare luoghi sanitari considerati a rischio di contagio e l’impatto improvviso e violento del virus sul sistema sanitario sono all’origine dei danni indiretti che la pandemia ha prodotto su tutto il sistema della prevenzione in età pediatrica.

Chi paga il prezzo più alto. «A farne le spese sono soprattutto i bambini più fragili - spiega Giovanni Corsello, Past-President Sip - ovvero quel milione di bambini con patologie croniche complesse che durante le fasi più acute della pandemia si sono trovati nella impossibilità di seguire i controlli previsti, di raggiungere i centri ospedalieri e spesso anche gli ambulatori dei pediatri di famiglia, con conseguenze negative sia sul piano clinico e sia sul piano psicologico». Secondo una survey condotta da SIMGePed, Uniamo e Associazioni amiche di Telethon, circa il 40% dei bambini “fragili” ha interrotto i controlli spesso su indicazione stessa dei centri di riferimento. Circa una famiglia su tre di fronte a un evento critico acuto del bambino (come una crisi epilettica) ha deciso di non accedere a un servizio di Emergenza, ma di gestirlo in proprio. A livello complessivo, secondo stime della Società di medicina emergenza urgenza pediatrica, durante la pandemia il calo medio dell’utenza pediatrica nei Pronto soccorso è stato del 40%, con punte dell’80% in alcuni territori.

Vaccinazioni: per la prima volta dopo 28 ani cala la copertura DTP3. Secondo un’indagine condotta da Sip e Pazienti.it, più di tre genitori su dieci hanno rinviato le sedute vaccinali dei propri figli per paura del contagio o per la chiusura dei centri vaccinali. Un problema non solo italiano: secondo i dati preliminari Oms-Unicef sui primi quattro mesi dell’anno, per la prima volta dopo 28 anni, si è verificato a livello globale un calo sostanziale del numero di bambini che hanno completato le tre dosi di vaccino contro difterite, tetano e pertosse (DTP3).

Alimentazione, stili di vita e disparità sociali. La noia e la sedentarietà «spingono a un maggior consumo di alimenti calorici favorendo il sovrappeso e l’obesità che a sua volta è un fattore di rischio per il COVID-19» sottolinea Annamaria Staiano, vicepresidente Sip. «Uno studio condotto a Verona su 41 bambini affetti da obesità – aggiunge - ha evidenziato, durante il lockdown, un incremento significativo del numero di pasti giornalieri e dell’assunzione di patatine fritte, carne rossa e bevande zuccherate, rispetto al periodo precedente la pandemia». 

Cresce la povertà. Nel 2019 si stimavano circa 1 milione e 137 mila bambini in condizioni di povertà. Con la pandemia la situazione si è aggravata: secondo Save the Children entro la fine dell’anno, 1 milione di minori in più potrebbero scivolare nella povertà assoluta, il doppio rispetto a quelli del 2019.  «L’aumento drammatico della povertà notoriamente si associa anche nell’età infantile a una ridotta qualità della vita, un aumento delle malattie e a disturbi e difficoltà nella sfera fisica, affettiva, emotiva, cognitiva, linguistica e relazionale» ricorda Mario De Curtis, componente del Comitato per la bioetica della Sip.

Cruciale la riapertura delle scuole. Le infezioni da SARS-CoV-2, dice Rino Agostiniani, vicepresidente Sip, «sembrano seguire la situazione piuttosto che guidarla. È più facile che sia un adulto ad infettare un bambino che viceversa. Secondo gli ultimi dati del ministero dell'Istruzione, diffusi il 15 ottobre, gli studenti contagiati erano 5.793, lo 0,08 % del totale, i docenti 1.020, cioè lo 0,13, e il restante personale scolastico 283, cioè lo 0,14, a testimonianza che le scuole sono luoghi sicuri».

Dalle scuole passa anche la lotta al Covid-19. «La Sip – conclude il presidente, Alberto Villani - chiede l’inserimento dell’educazione sanitaria come materia d’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, dall’asilo alle medie superiori, rendendosi anche disponibile alla condivisione dei programmi da svolgere. Formare dei cittadini preparati sui temi della sanità pubblica e personale renderebbe migliore la salute di tutti, faciliterebbe la sostenibilità del nostro Ssn e costituirebbe un significativo risparmio per le casse dello Stato».