Covid. I medici africani lasciati senza vaccini

Disuguaglianze Covid

Covid. I medici africani lasciati senza vaccini

In alcuni Paesi africani ci sono 8 medici ogni 100mila abitanti quando negli Usa ce ne sono 300. Vaccinare il personale sanitario in quei luoghi è, se vogliamo, ancora più urgente. Invece nell’Africa sub-sahariana non è ancora partita nessuna campagna vaccinale

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Immagine: DVIDSHUB, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

È difficile dirlo. E può farlo solo chi sta proponendo un’analisi dei fatti estremamente pragmatica e basata sui dati nudi e crudi: la morte di un medico in un Paese come il Mozambico dove ci sono 8 dottori per 100mila abitanti è più grave, o meglio ha un impatto sociale maggiore, rispetto a quella di un operatore sanitario in un Paese come gli Stati Uniti dove ci sono 300 medici per 100mila abitanti. Ha “osato” farlo notare Kai Kupferschmidt, un corrispondente di Science, per denunciare la diseguaglianza nell’accesso ai vaccini anti Covid nel mondo. Mentre infatti in Europa, Asia e America sono state somministrate 175milioni di dosi di vaccino dando priorità al personale sanitario, nell’Africa sub-sahariana non è ancora partita nessuna campagna di vaccinazione. Le prime, con il vaccino di AstraZeneca-Università di Oxford, saranno avviate nelle prossime settimane.

E questo è solo l’ultimo capitolo nella storia del divario tra Paesi ricchi e Paesi poveri che ha caratterizzato questa pandemia con l’Africa sin dall’inizio rimasta a corto di terapie intensive, di ventilatori, di dispositivi per l’ossigeno. E il divario riguarda anche le terapie. ll desametasone, il farmaco steroideo che per primo ha dimostrato di ridurre il tasso di mortalità di Covid-19, è economico e disponibile in tutto il mondo. Ma il tocilizumab, un anticorpo monoclonale dalle proprietà terapeutiche promettenti (almeno secondo alcuni stu, è un circa 100 volte più costoso del desametasone e non accessibile nei Paesi a basso e medio reddito. 

Con i vaccini però le differenze sono diventate abissali. Molti Paesi ricchi hanno acquistato dosi di vaccini sufficienti a immunizzare l’intera popolazione più volte lasciando il resto del mondo a bocca asciutta o quasi. 

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, tre quarti di tutte le vaccinazioni sono avvenute finora nei 10 paesi che rappresentano il 60 per cento del prodotto interno lordo globale mentre 130 Paesi devono ancora somministrare la prima dose. 

«Il mondo è sull'orlo di un catastrofico fallimento morale», aveva detto lo scorso gennaio Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’OMS, commentando questo scenario. 

In una dichiarazione congiunta della scorsa settimana l’Oms e l’Unicef avevano rivolto un appello ai Paesi che hanno già vaccinato il personale sanitario e le categorie a rischio chiedendogli di offrire parte delle loro scorte di vaccini alla rete Covax, l’iniziativa globale per assicurare l’equa distribuzione dei vaccini nel mondo, per permettere ai Paesi poveri di mettere al sicuro i loro medici e infermieri. 

Per accelerare i tempi, i Paesi africani hanno formato una task force per l'acquisizione di vaccini finanziata dalla società di telefonia mobile MTN Group, che ha già acquistato 7 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca-Oxford. Le prime dosi (1,5 milioni) dovrebbero essere spedite in 19 Paesi il 22 febbraio e saranno destinate agli operatori sanitari. Insieme alle dosi fornite da Covax, si potrebbe riuscire a vaccinare circa il 35 per cento della popolazione nei paesi africani prima della fine dell'anno e poi un altro 25 per cento l'anno prossimo. Una tabella di marcia che non regge il confronto con quella di molti Paesi occidentali che sperano di assicurare la copertura vaccinale all'intera popolazione entro la prossima estate o il prossimo autunno.