Covid. Non scordiamoci dell’Africa: i casi aumentano e non ci sono vaccini

L’allarme

Covid. Non scordiamoci dell’Africa: i casi aumentano e non ci sono vaccini

Il problema dell’Africa non sta tanto nel numero dei contagi, che comunque stanno aumentando, ma nel fatto che chi si contagia ha elevate probabilità di morire. L’Oms spinge per accelerare la distribuzione dei vaccini e delle attrezzature per le terapie intensive

Piccc3.jpg

Immagine: Denleo, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Con un aumento dei casi di Covid-19 del 20 per cento nelle ultime due settimane, l’Africa è in controtendenza rispetto ai Paesi europei. Ma non è solo il numero dei contagi a preoccupare l’Organizzazione Mondiale della Sanità: il problema in Africa è che chi si ammala ha molte probabilità di non sopravvivere. Si teme a questo punto che l’arrivo di una terza ondata preceda quello dei vaccini. In otto Paesi africani nelle scorso settimane i contagi sono aumentati del 30 per cento e in Uganda addirittura del 131 per cento. La distribuzione dei vaccini da parte di Covax sta andando a rilento perché scarseggiano i rifornimenti e per questo l’Oms chiede il contributo della aziende e dei Paesi che hanno vaccinato gran parte della popolazione. Piuttosto che vaccinare  bambini, sarebbe più indicato dirottare i vaccini sulle popolazione che non sono riuscite ancora a vaccinare i gruppi prioritarie.  

«La minaccia di una terza ondata in Africa è reale e sempre più vicina. La nostra priorità è chiara: è fondamentale distribuire rapidamente i vaccini tra la popolazione ad alto rischio di ammalarsi gravemente e morire di Covid-19. Mentre molti Paesi al di fuori dell'Africa hanno ora vaccinato le fasce di popolazione ad alta priorità e sono in grado persino di prendere in considerazione la vaccinazione dei bambini, i Paesi africani non sono in grado nemmeno di garantire una seconda dose per i gruppi ad alto rischio. Sto esortando i Paesi che hanno raggiunto una copertura vaccinale significativa a cedere le dosi per tenere le persone africane più vulnerabili fuori dalle terapie intensive», ha dichiarato ha affermato Matshidiso Moeti, direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per l’Africa. 

Con 48 milioni dosi di vaccini arrivate in Africa finora solo il 2 per cento della popolazione ha ricevuto la prima dose, in confronto al 24 per cento della popolazione globale. Il problema dell’Africa non è tanto la diffusione del virus, dato che l’intero continente ospita sola il 3 per cento dei casi globali, ma è il fatto che chi si ammala ha molte probabilità di morire. Perché, come è emerso da una recente indagine dell’Oms, in molti Paesi africani le attrezzature e il personale sanitario necessari per gestire i pazienti gravemente malati di Covid-19 sono del tutto insufficienti. Nei 23 Paesi coinvolti nella ricerca, la maggior parte ha meno di un letto in unità di terapia intensiva ogni 100mila abitanti e potrebbe averne bisogno del 3000 per cento in più nel caso di un’impennata dei contagi. Inoltre solo un terzo dei letti delle unità di terapia intensiva è dotato di ventilatori meccanici.

Germania o Stati Uniti d’America, tanto per capire l’entità delle carenze strutturali in Africa, hanno oltre 25 posti letto ogni 100mila abitanti.

«Molti ospedali sono ancora lontani dall'essere pronti a far fronte a un enorme aumento dei pazienti critici. Dobbiamo attrezzare meglio i nostri ospedali e il personale medico per evitare gli effetti peggiori di un'ondata incontrollata. Il trattamento è l'ultima linea di difesa contro questo virus e non possiamo permettere che venga compromesso», ha dichiarato ha Moeti.

Dall'inizio della pandemia, l'Oms ha promosso iniziative per garantire ai Paesi africani le forniture mediche essenziali e la formazione degli operatori sanitari. Il numero di ventilatori, ad esempio, tra aprile 2020 e aprile 2021 è passato da 2.600 a 6mila, con l'Oms che ha fornito circa 3.700 apparecchiature mediche oltre a spedire circa 680 ventilatori.

Ma non basta. Per affrontare una nuova ondata, ogni ospedale distrettuale dovrebbe essere dotato di un reparto ad alta intensità di cura, mentre quelli regionali dovrebbero essere muniti di almeno una unità di terapia intensiva provvista delle apparecchiature necessarie a fornire trattamenti salva-vita. L’Oms, comunque, spinge soprattutto per un’accelerazione nella distribuzione dei vaccini.