Covid. Ora investire sui vaccini ad “ampio spettro”: servono contro le varianti di Sars-Cov-2 e per le prossime pandemie

La proposta

Covid. Ora investire sui vaccini ad “ampio spettro”: servono contro le varianti di Sars-Cov-2 e per le prossime pandemie

Un vaccino universale che sviluppi anticorpi neutralizzanti ad ampio spettro contro più ceppi dello stesso virus. Sarebbe l’ideale per affrontare future pandemie, ma anche le varianti di quella attuale. Lo suggeriscono due immunologi su Nature. Le tecnologie ci sono. Servono gli investimenti

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Immagine: Philippa Steinberg for the Innovative Genomics Institute.
di redazione

Si fa fatica a crederci, ma tutto sommato ci è andata bene. O meglio poteva andarci peggio. Perché se siamo riusciti ad avere vaccini efficaci contro Sars-Cov-2 in così poso tempo molto dipende dalla struttura stessa del virus. La famigerata proteina spike ben piazzata sulla sua superficie è stata subito individuata come un bersaglio “facile” da colpire. Non è detto che i patogeni futuri avranno un tallone d’Achille così in bella mostra. Inoltre c’è il rischio, non ancora del tutto fugato, che le varianti dell’attuale virus possano mettere in difficoltà i vaccini.

Per questo due immunologi americani del Scripps Research Institute di La Jolla in California, Dennis R. Burton e Eric J. Topol, invitano a prepararsi all’eventualità di una prossima pandemia in maniera alternativa. Sul sito di Nature i due scienziati propongono di pensare più in grande realizzando farmaci immunizzanti universali, vaccini pan-virus capaci di combattere differenti ceppi di virus correlati. Che si tratti di Hiv, di influenza o di coronavirus, l’obiettivo di questi vaccini è lo stesso: indurre nell’organismo la produzione di una classe speciale di anticorpi chiamati anticorpi neutralizzanti ad ampio spettro attivi su vari fronti. 

I vaccini pan-virus, suggeriscono i due scienziati, potrebbero essere messi a punto già ora e poi prodotti in larga scala alle prime avvisaglie di una minaccia pandemica.  L’idea è sicuramente valida e in linea teorica perfettamente realizzabile. Dal lato pratico resta un problema da risolvere: perché un’azienda farmaceutica dovrebbe dedicarsi alla ricerca di un vaccino contro una minaccia forse altamente probabile, ma non certa? 

I due ricercatori confidano nella lungimiranza dei governi: «I governi globali che insieme spendono 2 trilioni di dollari all'anno in difesa non possono trovare qualche centinaio di milioni di dollari per fermare la prossima pandemia?», si chiedono gli immunologi. 

Maestri di evasione

Sars-Cov-2 è un dilettante. La sua strategia per evadere al controllo dei vaccini è tutto sommato ingenua. Perché la proteina spike sulla sua superficie è ben visibile e diventa un bersaglio naturale per gli anticorpi. Altri virus, primo tra tutti l’Hiv, sono invece maestri di evasione. L’Hiv può restare nascosto per anni nell’organismo sfuggendo al sistema immunitario prima di diventare trasmissibile. E questo grazie al fatto di avere affinato una lunga serie di mosse vincenti che eludono le difese immunitarie. L’Hiv è un abilissimo trasformista, passa da una variante all’altra diventando irriconoscibile e per questo l’individuazione di un vaccino è estremamente difficile. Il fenomeno è noto come fuga immunitaria. In una persona infetta, possono trovarsi 100mila diversi ceppi di HIV, ognuno dei quali potrebbe venire trasmesso ad altre persone. Il vaccino ideale contro l’Hiv dovrebbe essere un vaccino capace di indurre lo sviluppo di anticorpi neutralizzanti ad ampio spettro che siano efficaci contro la maggior parte dei ceppi virali. È questa la strada che si sta percorrendo, ma il traguardo è ancora lontano. Una eventuale pandemia scatenata da un virus in possesso delle stesse tattiche di evasione dell’Hiv sarebbe lo scenario peggiore possibile. 

Anche il virus influenzale è un evasore provetto e un perfetto virus pandemico, data la facilità con cui si trasmette.  Ma si è trovato il modo di tenerlo a bada con un piano d’azione che finora ha funzionato bene. Ogni anno si cerca di individuare il ceppo prevalente che si presenterà al successivo appuntamento stagionale e si prepara un vaccino su misura. 

Sono in corso ricerche per una soluzione più duratura, un vaccino antinfluenzale universale che possa proteggere sostanzialmente da tutti i ceppi influenzali. La possibilità di un vaccino del genere è sostenuta dalla scoperta anticorpi neutralizzanti ad ampio spettro contro molti o contro la maggior parte dei ceppi. Ma finora non sono stati ottenuti risultati incoraggianti.

I due immunologi comunque invitano a proseguire la ricerca di vaccini universali contro l’influenza sfruttando le tecnologie usate per i vaccini anti-Covid o le più tradizionali tecnologie con i vettori virali. 

Le priorità 

Ovviamente in cima alla lista dei ricercati ci sono le varianti di Sars-Cov-2, l’inglese (B117), la brasiliana (P1) e la sudafricana (B1351). Tutte sono caratterizzate da mutazioni nella proteina spike, il bersaglio dei vaccini. E c’è il sospetto che la versione attuale dei vaccini possa perdere almeno in parte l’efficacia contro queste varianti, soprattutto contro la sudafricana. Nei prossimi mesi inoltre potrebbero insorgere nuove varianti che potrebbero sfuggire ai vaccini. 

Gli immunologi tornano quindi a proporre la strategia dei vaccini pan-virus che potrebbero essere realizzati basandosi sugli anticorpi neutralizzanti ad ampio spettro individuati nelle persone che hanno avuto Covid-19. 

La strategia dei vaccini universali vale anche per Ebola o per altri potenziali virus pandemici come Mers, Lassa, Nipah, febbre della Rift Valley e chikungunya. Ci sono già alcune ricerche promettenti, ricordano i ricercatori. Attualmente è in fase di sperimentazione III un vaccino pan-virus contro il virus respiratorio sinciziale, causa di malattie gravi, a volte fatali, nei bambini contro cui non esiste a oggi un farmaco preventivo.