Se decidono di donare qualcosa, gli italiani preferiscono la ricerca. Ultime le associazioni di pazienti

Sondaggio Gfk per Gilead

Se decidono di donare qualcosa, gli italiani preferiscono la ricerca. Ultime le associazioni di pazienti

redazione

Non è proprio una corsa alla donazione, ma un italiano su dieci ha dato un qualche contributo economico alla ricerca medico-scientifica, che così risulta essere in cima alla “classifica” delle “buone cause” di donazione. Come dire che se intendono dare soldi a qualcuno, gli italiani pensano più di tutto a chi prima o poi potrà portare qualche beneficio alla salute dell'umanità. All'estremo opposto le Associazioni dei pazienti che, invece, occupano l'ultima posizione (con l'1%), superate dagli aiuti per i Paesi in via di sviluppo, dalle emergenze umanitarie e dall'assistenza ai malati terminali. Insomma, a quanto pare almeno un decimo degli italiani tiene alla salute propria, dei figli, nipoti e pronipoti; magari delegando ad altri di occuparsene.

Potrebbe essere questa una delle chiavi di lettura di alcuni dati di un sondaggio realizzato da GFK per Gilead Sciences su mille italiani dai 18 anni in su, rappresentativi dell'intera popolazione.

Dal sondaggio risulta inoltre una valutazione sostanzialmente positiva (ma non unanime) della ricerca medico-scientifica: sette italiani su dieci la ritengono utile e sei su dieci pensano che porterà miglioramenti nella qualità di vita e di cura. «È quest’immagine sostanzialmente positiva che porta la ricerca medico-scientifica al primo posto tra le cause di donazione dei nostri connazionali», commenta Isa Cecchini, Head of GfK.

L'ultimo decennio, però, ha visto il numero di donatori ridursi fortemente (6 milioni in meno in 12 anni) con una conseguente contrazione anche nelle risorse destinate alla ricerca. L'area delle malattie infettive risulta il fanalino di coda: gli italiani la collocano come ultima tra le patologie a cui donare dopo tumori, malattie neurodegenerative e malattie cardiovascolari. Il motivo, come spiega Cecchini, è soprattutto legato alla scarsa conoscenza e lontananza dalla propria esperienza.

Per tornare alle Associazioni di pazienti, solo il 7% degli italiani (meno di uno su dieci, quindi) dichiara di conoscerle, per lo più attraverso canali diretti. «È evidente – sottolinea Cecchini - che per favorire le donazioni le Associazioni dovranno necessariamente farsi conoscere di più e meglio, utilizzando canali di comunicazione a più largo raggio. Sarà dunque fondamentale rafforzare la propria presenza e visibilità, attraverso iniziative sul territorio o aumentando la presenza diretta in ospedale, a contatto diretto con i pazienti, nonché comunicare al grande pubblico le proprie attività, finalità e i risultati ottenuti attraverso la raccolta dei fondi».

La “fotografia dell'Italia che dona” è stata presentata durante la premiazione dei 66 vincitori dei tre Bandi di concorso per ricercatori e associazioni pazienti promossi da Gilead in Italia: Fellowship Program, Community Award e Digital Health Program. Ai vincitori è stato assegnato un finanziamento complessivo di oltre un milione e mezzo di euro che consentirà di realizzare progetti di ricerca scientifica e di assistenza al paziente. Tra i premiati della ricerca, da segnalare la prevalenza delle donne: sei su dieci.

«Con i tre bandi accogliamo già da tempo le aspettative degli italiani così come emergono dall'indagine GfK – sottolinea Valentino Confalone, General Manager di Gilead Sciences Italia - vale a dire l’impegno costante di privati e Istituzioni a fornire sostegno alla ricerca scientifica indipendente e alle associazioni pazienti attive in Italia». Ad oggi le risorse erogate attraverso le sette edizioni dei Bandi sono state oltre sette milioni e mezzo di euro, destinate alla realizzazione di 327 progetti proposti da ricercatori, ricercatrici e Associazioni pazienti.