Diabete: trend in continua crescita da Nord a Sud Italia

Il Rapporto

Diabete: trend in continua crescita da Nord a Sud Italia

di redazione

Negli ultimi venti anni, le persone con diabete in Italia sono aumentate in tutte le Regioni, passando dal 3,8 per cento della popolazione al 5,8 per cento. Una tendenza, peraltro, comune a tutti i Paesi europei, dove tra il 2008 e il 2014 i cittadini diabetici sono aumentati di 4,6 milioni (+6%).

Il trend è documentato nella quattordicesima edizione dell’Italian Diabetes Barometer Report, realizzato dall'Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, in collaborazione con Istat e Coresearch e presentato martedì 23 febbraio.

L'aumento è spiegabile con diversi fattori, tra cui l’invecchiamento della popolazione, la sedentarietà, l’obesità e in generale la scarsa attenzione a stili di vita salutari. Alla crescita contribuiscono anche i progressi nel contrasto alle malattie croniche, con le migliorate capacità diagnostiche accompagnate a una diagnosi in età più giovane o la capacità del sistema di cura di allungare la sopravvivenza delle persone con diabete e le sue complicanze.

Come spiega Roberta Crialesi, dirigente del Servizio sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia dell'Istat, l’aumento della popolazione con diabete si registra in tutte le Regioni, ma con andamenti non omogenei sul territorio. In particolare, rispetto al Duemila, più nelle Regioni del Nord e del Centro (escluso il Lazio), che partivano da livelli più bassi. Nel Mezzogiorno fa eccezione la Sicilia, che sale dal 4,4 per cento nel 2000 al 6,9 per cento nel 2019. Le differenze regionali si mantengono particolarmente elevate negli anziani: oltre 15 punti percentuali tra Bolzano e la Calabria, dove la quota supera il 25 per cento e il tasso di mortalità per diabete è superiore alla media nazionale.

Anche la mortalità tende a crescere passando dalle aree settentrionali a quelle meridionali del Paese, con una certa variabilità in base alle Province della stessa Regione. Per esempio, in Piemonte i decessi per diabete sono il 2,9 per cento del totale, una percentuale inferiore alla media nazionale che si attesta al 3,5 per cento, ma nella Provincia di Vercelli il dato sale al 4,1 per cento e in quella di Torino scende al 2,5. In Puglia, dove la media regionale è 4,6 per cento, si passa dal 5,6 di Taranto al 3,6 di Lecce.

«Questi dati indicano come ci sia ancora troppa disparità nell’accesso alle cure e ai trattamenti tra le varie Regioni italiane – commenta Domenico Cucinotta, coordinatore ed editor dell’Italian Diabetes Barometer Report - ma anche tra le singole Province di una stessa Regione, finendo per fornire un quadro non accettabile all’interno di un Servizio sanitario nazionale universalistico».

Il modello italiano di cura del diabete «è uno dei più efficienti – assicura Andrea Lenzi, presidente di Health City Institute e del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri - e grandi progressi sono stati fatti negli ultimi anni nella lotta a questa malattia cronica, ma molto ancora si può fare. Per esempio, bisognerebbe implementare i Percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali sul diabete in modo che risultino semplici, condivisi ed efficaci, e che, soprattutto, facilitino il superamento delle barriere alla intensificazione terapeutica e favoriscano l’interazione della medicina del territorio con la rete specialistica diabetologica».

Il diabete «è una malattia dal quadro morboso complesso – osserva infine Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat - ed è riportato come causa iniziale in circa 23 mila decessi, ma è presente tra le malattie che hanno un ruolo nel determinare il decesso in un numero di casi circa quattro volte più elevato, oltre 80 mila decessi».