Discriminate fin dal primo assegno di ricerca. Così per le donne la carriera nella scienza comincia in salita

L’analisi

Discriminate fin dal primo assegno di ricerca. Così per le donne la carriera nella scienza comincia in salita

woman research.jpg

Lo studio ha passato al vaglio quasi 54mila grants banditi tra il 2006 e il 2017 dai National Institutes of Health statunitensi destinati a scienziati “debuttanti” che non avevano mai ottenuto prima altre borse di studio
di redazione

Le donne nella scienza sono svantaggiate già alla partenza. Si prendano due giovani ricercatori a inizio carriera in possesso degli stessi requisiti richiesti per ottenere il loro primo finanziamento pubblico: entrambi hanno due pubblicazioni al loro attivo, le loro ricerche sono state citate un analogo numero di volte (minimo 15) nei paper dei colleghi e le indagini condotte coprono almeno due aree di ricerca. Insomma, i due scienziati si presentano ai blocchi di partenza delle loro carriere con un bagaglio di esperienze e qualifiche simili, se non uguali. A distinguerli è solo il genere. Ebbene l’importo sull’assegno di ricerca della scienziata donna, il primo della sua vita professionale, sarà inferiore a quello del suo collega maschio.

La discriminazione quindi comincia da subito. È quanto hanno osservato gli autori di uno studio su Jama dopo aver passato al vaglio quasi 54mila grants banditi tra il 2006 e il 2017 dai National Institutes of Health statunitensi e destinati a scienziati “debuttanti” che non avevano mai ottenuto prima altre borse di studio. 

In generale, le donne si sono aggiudicate in media circa 126mila dollari e gli uomini 165mila. «Significa che le scienziate sono svantaggiate sin dall'inizio della loro carriera e il tipo di domande scientifiche e cliniche alle basi delle loro ricerche hanno meno possibilità di risposta», ha detto Teresa Woodruff della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, co-autrice dell’indagine. 

Per essere sicuri che le donne fossero effettivamente discriminate solo per il fatto di essere donne, i ricercatori hanno confrontato i sussidi ottenuti da maschi e femmine appartenenti alla stessa università, oppure alle cinquanta istituzioni che ottengono i maggiori finanziamenti dai Nih. Hanno anche controllato i destinatari delle 10 maggiori sovvenzioni concesse ai principali firmatari di uno studio. 

Trovando per esempio, in quest’ultimo caso, che gli uomini hanno ricevuto in media 316mila dollari di sovvenzioni e le donne 300mila dollari. 

La disparità rimane se si volge lo sguardo alle 14 università del gruppo “Big Ten” (tra cui rientrano la Northwestern University, l’University of Michigan, l’Ohio State University). Le donne laureate in una delle Big Ten hanno ricevuto in media 66mila dollari di finanziamenti alla ricerca, mentre gli uomini più del doppio (148mila). 

Poco diverso è lo scenario nelle università della “Ivy league” (Princeton, Columbia, Harvard), dove le scienziate hanno raccolto in media 52mila dollari per le loro prime ricerche e gli scienziati 71mila.   

Analizzando quel che succede tra le 50 istituzioni maggiormente sovvenzionate dai Nih, si trova lo stesso divario: 93mila dollari alle donne e 134mila agli uomini. 

Questo studio si limita a mettere in evidenza un differente trattamento economico riservato agli uomini e alle donne all’inizio della loro carriera di ricerca. Non propone però spiegazioni del perché ciò accade.  Il dato certo, comunque sia, è che la disparità esiste e che si fa sentire già ai nastri di partenza.