La doppia battaglia di chi combatte contro il cancro ed è attaccato dal Coronavirus

Il rapporto

La doppia battaglia di chi combatte contro il cancro ed è attaccato dal Coronavirus

Le terapie antitumorali non sembrano influenzare la capacità di combattere il virus Sars-CoV2. Significa che i trattamenti anticancro potrebbero continuare durante senza sacrificare la lotta alla neoplasia ai più impellenti bisogni di sconfiggere il virus.

di redazione

Oggi, 31 maggio, nel momento in cui consultiamo il sito della Johns Hopkins University che da quasi tre mesi ormai segue costantemente la pandemia da Sars-CoV2, i  numeri della pandemia nel mondo sono i seguenti: oltre 6 milioni i casi confermati nel mondo e circa 370 mila i decessi. Il tasso di letalità di Covid-19, invece, è poco più alto del 6 per cento, con grandi differenze, come sappiamo, da Paese a Paese. 

C’è però un sottogruppo di persone che scombina le statistiche: nei pazienti oncologici il tasso di mortalità in caso di infezione da Covid decisamente più alto e l'infezione da Sars-CoV2 può scombinare una sitauzione di precario equilibrio. 

È il dramma nel dramma raccontato dal primo rapporto del COVID-19 and Cancer Consortium (CCC19), il consorzio di ricerca internazionale nato per monitorare l’impatto del nuovo coronavirus sui pazienti con tumore. Il consorzio ha attivato un database per la raccolta dei dati che viene gestito dalla Vanderbilt University Medical Center. 

Le informazioni analizzate finora e riportate su The Lancet riguardano 928 persone residenti in Spagna, Canada e Stati Uniti. 

Non è il quadro definitivo, perché purtroppo la pandemia è ancora in corso, né un campione così piccolo può rappresentare l'enorme variabilità esistente nella popolaizone di pazienti con tumore, fatta di neoplasie diverse, stadi diversi, comorbidità diverse. È però una prima e importante documentazione di quel che accade quando il virus Sars-Cov-2 infetta i pazienti con tumore.

Dallo studio, in cui i tumori più rappresentati erano il seno e la prostata, la letalità della Covid-19 è risultata essere pari 13 per cento, che equivale a più del doppio di quello registrato nella popolazione generale. 

Un aspetto importante emerso dallo studio è che non è emersa alcuna associazione tra la mortalità a 30 giorni e nessuno dei trattamenti contro il cancro. È un dato incoraggiante dal momento che suggerisce che i medici non sono costretti a scegliere tra le cure anticancro e quelle per il coronavirus: se ci sono le condizioni, interventi chirurgici, chemioterapia adiuvante e chemioterapia di mantenimento potrebbero dunque continuare senza sacrificare la lotta al cancro ai più impellenti bisogni di sconfiggere il virus. Anche se, sottolineano i ricercatori, con estrema cautela. 

Se le condizioni mediche generali sono buone, i pazienti con tumore che si sottopongono alla terapia entro quattro settimane dall’infezione hanno prognosi generalmente favorevoli. «Tuttavia, sono necessari ulteriori dati per valutare in modo affidabile il rischio individuale delle terapie», ha affermato Nicole Kuderer, tra i principali autori dello studio.

Il rapporto del CC19 fornisce inoltre alcune indicazioni utili per individuare i pazienti più fragili, quelli che rischiano di non sopravvivere al virus. 

Il singolo fattore di rischio che più espone al pericolo di perdere la vita per il coronavirus è lo stato della neoplasia: se si ammalano di Covid-19 i pazienti in cui il cancro sta avanzando hanno una probabilità 5 volte più alta di perdere la vita di quelli in cui la malattia è in remissione. Prevedibilmente, il rischio di mortalità aumenta anche in caso di comorbidità e in maniera ancora più significativa se le patologie concomitanti sono più di due (ipertensione, diabete e obesità, per esempio).

Come accade poi per la popolazione generale, anche nei pazienti oncologici la mortalità da Covid aumenta con l’età. La mortalità registrata nel campione analizzato è stata pari al 6 per cento per i malati di cancro di età inferiore ai 65 anni, all’11 per cento per quelli di età compresa tra 65 e 74 anni e del 25 per cento per quelli di età superiore ai 75 anni. Tra gli uomini si è registrato un tasso di mortalità più elevato rispetto alle donne, il 17 per cento rispetto al 9 per cento. 

«Questo rapporto preliminare definisce alcuni dei principali fattori di rischio e gli esiti dell’infezione per alcuni sottogruppi di pazienti.  Sono in corso numerosi altri progetti del CCC19 per aumentare ulteriormente queste conoscenze con l'obiettivo di fornire informazioni ai malati di cancro e agli operatori sanitari», ha dichiarato Brian Rini, del Vanderbilt-Ingram, uno dei tre autori senior dello studio.