Ecco perché non possiamo fare a meno dell’Oms. Oggi più che mai

L’analisi

Ecco perché non possiamo fare a meno dell’Oms. Oggi più che mai

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Forse, la sola colpa dell'Oms, nata dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale, è quella di rappresentare il sogno di un mondo fondato sulla collaborazione tra le nazioni.
di Giovanna Dall’Ongaro

L’Organizzazione Mondiale della Sanità avrà anche i suoi difetti, ma teniamocela stretta perché ne abbiamo bisogno, ora più che mai. Così in sintesi hanno reagito gli scienziati alla decisione di Trump di sospendere temporaneamente i finanziamenti all’Oms. C’è un denominatore comune tra tutte le testimonianze raccolte dalla stampa in questi giorni: l’istituzione internazionale guidata da Tedros Adhanom Ghebreyesus è perfettibile, ma indispensabile. «La scelta di Trump è un atto estremamente preoccupante che viola ogni principio di solidarietà di cui abbiamo bisogno oggi più che mai oggi», ha affermato Richard Horton direttore di The Lancet su Twitter, rincarando poi la dose: «La decisione del presidente Trump di definanziare l'Oms è semplicemente questo: un crimine contro l'umanità. Ogni scienziato, ogni operatore sanitario, ogni cittadino dovrebbe resistere e ribellarsi contro questo spaventoso tradimento della solidarietà globale».

«La mossa di Trump invia il messaggio sbagliato nel mezzo di una pandemia»,  ha dichiarato al New York Times Amesh Adalja, esperto di malattie infettive della Johns Hopkins University Center for Health Security, «Interrompere il finanziamento all'Oms durante una crisi sanitaria mondiale è pericoloso proprio come sembra.  Il loro lavoro sta rallentando la diffusione della Covid-19 e se viene interrotto nessun'altra organizzazione potrà sostituirlo. Il mondo ha bisogno dell'Oms come non mai”, ha scritto su Twitter Bill Gates. Insomma, se l’Oms ha commesso degli errori nella gestione della pandemia da Sars-Cov 2 lo si vedrà dopo. 

Per ora la preoccupazione degli scienziati e anche di molti capi di Stato è un’altra e duplice: da una parte c’è l’apprensione per l’innegabile danno economico che l’Oms subirà (gli Usa sono il principale finanziatore, nel 2019 sul budget totale di circa 6 miliardi di dollari hanno contribuito con circa 500 milioni di dollari), dall’altra c’è il timore che la scelta di Trump possa essere vista da altri Paesi come un invito al “fai da te”. In questo caso verrebbe messo in crisi il principio stesso su cui si basa l’Oms, l’organizzazione che si autodefinisce “custode globale della salute pubblica”. 

Lo scopo per cui nel 1945 a San Francisco, nel corso della conferenza che ha dato i natali all’ONU, si votò per istituire una nuova organizzazione sanitaria mondiale era ben preciso: superare un modello di gestione della salute pubblica che non aveva funzionato. «Nella storia moderna - si legge sul sito dell’Oms - vi è stata una collaborazione insufficiente tra i paesi per controllare la diffusione di malattie pericolose in tutto il mondo. Da qui la necessità di cerare un'organizzazione globale che sovrintenda alla salute globale».  

Da quel momento in poi, di errori ne sono stati fatti, alcuni anche gravi, ma, avvertono i critici di Trump, la governance globale della salute deve restare un punto fermo. La costituzione dell’Oms rappresenta un traguardo da cui non si deve tornare indietro.

L’Oms non è perfetta, ma se non ci fosse bisognerebbe inventarla

«Quando le nazioni del mondo si incontrarono per fondare le Nazioni Unite nel 1945, una delle prime cose che discussero fu la creazione di un'organizzazione che avesse lo scopo di proteggere e promuovere la salute delle persone del mondo. Hanno deciso così di istituire l'Oms, secondo la quale l’accesso al più alto livello raggiungibile di salute è uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano, senza distinzioni di razza, religione, credo politico, condizione economica o sociale. Quel credo rimane la nostra visione oggi», così Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms ha aperto l’incontro quotidiano con i media del 15 aprile dichiarandosi rammaricato per la decisione di Trump di bloccare i finanziamenti. 

Con 194 membri divisi in 6 regioni, l’Oms è entrata in attività nel 1948 con l’obiettivo del “raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del più alto livello possibile di salute”, tra le sue funzioni c’è quella di fornire una guida sulle questioni sanitarie globali, indirizzare la ricerca sanitaria, stabilire norme e standard di interventi sanitari e formulare scelte di politica sanitaria basate sull’evidenza scientifica.  

Attraverso i propri programmi, l’Oms si impegna a migliorare la nutrizione, le condizioni abitative, l’igiene e le condizioni di lavoro della popolazione mondiale. 

Negli ultimi 11 anni ha dovuto coordinare la risposta globale a 6 emergenze sanitarie internazionali, tra cui l’epidemia di Ebola nel 2014, di Zika nel 2016 e l’attuale pandemia di Covid-19.

Gli errori che le sono stati attribuiti nel passato sono principalmente di due tipi: aver fatto poco o aver fatto troppo, minimizzando il rischio quando invece c’era da preoccuparsi e sovrastimando il pericolo quando invece non c’era ragione di allarmarsi. 

L’Oms, per esempio, è stata duramente criticata per avere reagito con una risposta eccessiva all’influenza suina del 2009, dichiarata “pandemia” con un presunto allarmismo esagerato (esattamente il contrario di quel che si rimprovera oggi).

Mentre, al contrario, è stata accusata di aver adottato un atteggiamento troppo cauto di fronte all’epidemia di Ebola in Africa nel 2014, dichiarando l’emergenza internazionale solamente cinque mesi dopo l’identificazione del virus in Guinea. 

Al comando con poteri limitati 

A differenza di altri organismi internazionali come l'Organizzazione mondiale del commercio, la World Health Organization, non ha il potere di vincolare o sanzionare i suoi membri. Inoltre, dicono gli osservatori più critici, la sua attività è troppo condizionato dai suoi finanziatori. «L’Oms è stata prosciugata di potere e risorse. La sua autorità e capacità di coordinamento si sono indebolite. Per questo la sua capacità di indirizzare una risposta internazionale a un'epidemia potenzialmente letale è inesistente», ha dichiarato Horton al Guardian

Il sistema di finanziamento dell’Oms è misto: una parte dei fondi arriva dai Paesi membri che contribuiscono con una quota fissa e una quota volontaria e un’altra dai donatori privati (Bill & Melinda Gates Foundation al primo posto). Il problema con i finanziamenti volontari e privati è che vengono dati per scopi precisi. Una volta destinati ai singoli progetti è difficile dirottarli in tempi brevi su nuove emergenze che possono insorgere all’improvviso, vedi Ebola o Covid-19.  Ed è per questo che lo scorso 5 febbraio l’Oms ha dovuto battere cassa dichiarando di aver bisogno di 675 milioni di dollari per gestire l’epidemia di coronavirus. 

Alla luce di quanto detto, l’Oms sembra avere le mani legate. Non ha la libertà di decidere come spendere i suoi soldi e non ha il potere di imporre ai Paesi del mondo una strategia di intervento unica nelle emergenze. Questo non vuol dire che l’Oms sia inutile, vuol dire piuttosto che va rafforzata, sostiene la gran parte degli analisti. 

Il mondo globalizzato ha bisogno dell’Oms

«L’epidemia di Sars - si legge su Epicentro (portale di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità) - è stata la prima a dimostrare quanto il mondo sia globalizzato e quanto rapidamente si possa diffondere una malattia». 

Non solo. L’epidemia di Sars (Severe acute respiratory syndrome), scoppiata in Asia nel 2003 con 8mila casi e 774 decessi in 17 Paesi, ha fatto da spartiacque nella gestione internazionale delle epidemie, dimostrando la necessità, si pensava una volta per tutte, di un efficiente sistema di coordinamento centrale che riceva le segnalazioni di eventuali infezioni dai singoli Paesi e che condivida i dati al livello globale. 

Tra gli strumenti di gestione delle emergenze di salute pubblica che si è rivelato particolarmente utile durante l’epidemia di Sars c’è la Rete globale di allerta e risposta alle epidemie (Global Outbreak Alert and Response Network, Goarn), composta da 600 membri tra Stati e organizzazioni non governative con il compito di segnalare i focolai pericolosi e mettere in atto le prime contromisure per impedire la diffusione delle malattie. Grazie a questa rete di esperti sparsi nel mondo sono stati individuati i primi casi di Sars (le prime segnalazioni non sono arrrivate direttamente dalla Cina) e sono stati presi i provvedimenti per il contenimento dell’epidemia.  

La lezione non è rimasta inascoltata. Il 15 giugno del 2007 è entrata in vigore la versione aggiornata dell’International Health Regulations (Ihr), il regolamento sanitario internazionale dell’Oms con le indicazioni sulle strategie da adottare nei confronti delle minacce alla salute in un mondo globalizzato. I Paesi membri vengono invitati a investire nel controllo della diffusione di epidemie e di altre emergenze di salute pubblica e a riportare all’Oms tutti gli eventi che potrebbero trasformarsi in emergenze di salute pubblica di impatto internazionale. 

Il nuovo regolamento sanitario internazionale sancisce la fine di un’era: in un mondo sempre più globalizzato aumentano le probabilità che emergano o riemergano le infezioni e che si diffondano più rapidamente per la maggiore possibilità di contatto tra le persone, non si può più dipendere dalle iniziative volontarie di segnalazione dei singoli Paesi con il rischio che nascondano eventuali focolai per timori di ripercussioni negative sul commercio o sul turismo, deve esserci un coordinamento a livello internazionale sulle strategie da adottare per il contenimento delle epidemie. Insomma, l’esigenza di rafforzare un sistema di sorveglianza e di coordinamento unico, emersa proprio per gestire meglio le epidemie ai tempi della globalizzazione, sembrava assodata. Oggi si vuole tornare indietro?

I traguardi dell’Oms

Con le campagne di vaccinazione contro il vaiolo, una malattia che fino agli anni Cinquanta uccideva milioni di persone nel mondo ogni anno, il virus è stato eliminato dalla faccia della terra. L’ultimo caso è stato registrato in Somalia nel 1977. Dal 1979 il vaiolo non circola più. È difficile immaginare che il traguardo sarebbe stato raggiunto senza l’intervento di una organizzazione di salute internazionale. Nel 1974 l’Oms ha lanciato l’Expanded Programme on Immunization (oggi passato alla Global Alliance for Vaccines and Immunisation) con l’obiettivo di rendere disponibili a tutti i bambini i vaccini contro difterite, pertosse, tetano, morbillo, poliomielite. Molti progressi sono stati fatti, ma il traguardo non è ancora raggiunto. Le iniziative contro la tubercolosi hanno salvato finora 37 milioni di vite. 

Nel 2002 con l’epidemia di Sars l’Oms ha inaugurato la rete di collaborazione internazionale sulla quale può fare affidamento anche oggi. Sotto la guida di Gro Harlem Brundtland, politica norvegese, l’Oms ha incrementato i contatti locali, coltivato i canali diplomatici, e sfruttato le risorse del Web per facilitare l’individuazione di eventuali focolai epidemici. Fu anche così che il mondo si accorse dell’infezione di Sars in Cina.  Nel 2003 è iniziata la battaglia contro il fumo. Nel 2012 è stato sviluppato un piano di prevenzione delle malattie non trasmissibili, malattie cardiache, diabete e cancro. L'impatto che l'Oms ha avuto sulla salute pubblica nel mondo non è facilmente quantificabile. Tra i traguardi dei prossimi anni c’è l’eradicazione della polio e una serie obiettivi indicati nel Thirteenth general programme of work, 2019-2023, un piano di interventi basato sugli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile che si può riassumere in 3 punti:  permettere a un miliardo di persone in più di accedere alla copertura sanitaria universale, proteggere un miliardo di persone in più dalle emergenze sanitarie e garantire a un miliardo di persone in più migliore salute e benessere.

Obiettivi che nessuno Stato da solo potrebbe soltanto immaginare di perseguire. Ma forse, la sola colpa dell'Oms, nata dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale, è quella di rappresentare il sogno di un mondo fondato sulla collaborazione tra le nazioni.

«La decisione di Trump di tagliare i fondi all’OMS è gravissima. L’ennesimo colpo alle istituzioni internazionali e multilaterali, l’ennesima spinta all’"ognuno fa per sé”», ha detto nei giorni scorsi Emma Bonino. «È una decisione tutta politica nel segno del nazionalismo imperante e della distruzione di qualunque istituzione multilaterale».

Checché ne pensino i suoi detrattori, un mondo senza l'Oms sarebbe un mondo peggiore. Ed è bene che i cittadini lo tengano a mente.