Editing genetico: l'Asia sta tagliando fuori l’Occidente

Il timore

Editing genetico: l'Asia sta tagliando fuori l’Occidente

I Paesi asiatici investono moltissimo in ricerche e sperimentazioni. Usa e Europa arrancano
redazione

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È come essere tornati all’epoca della corsa allo spazio, ma questa volta la posta in gioco è ancora più alta. I Paesi che conquisteranno queste tecnologie controlleranno il mondo.

Forse in Cina, oppure in Giappone o in Corea. Quel che è  certo è che avverrà in Asia. Probabilmente intorno al 2040. André Choulika, fondatore di Cellectis, azienda biofarmaceutica con base a Parigi specializzata nell’editing genetico, è pronto a scommetterci: il primo essere umano con patrimonio genetico modificato nascerà in Oriente. È lì infatti che negli ultimi cinque anni si è concentrata la maggior parte degli studi scientifici sulle tecniche di correzione dei geni, tra cui il ben noto “taglia e cuci” Crsipr/Cas9. Basta fare una semplice ricerca su PubMed, la più esaustiva banca dati di biomedicina accessibile online, per rendersi conto che l’innovazione in questo campo da un po’ di tempo sorge a Est. Lo dimostrano chiaramente i Paesi d’origine dei principali autori delle ultime pubblicazioni: Giappone, Corea, Cina. E i luoghi dove avvengono le sperimentazioni: nel 2018 in Europa si contano 21 trial clinici per la  terapia Car-T, la terapia oncologica basata sulla modifica genetica dei linfociti T, negli Usa si arriva a 123, ma in Cina sono già 148. 

André Choulika, tra i pionieri delle tecniche di editing genetico, mette in guardia l’Occidente dai rischi di perdere questa sfida e su StatNews indica chiaramente le possibili conseguenze: «Temo che l’Occidente stia perdendo la versione attuale della “corsa allo spazio”, quella sull’uso e il controllo dell’editing genetico. Il fatto mi preoccupa perché le nazioni che conquisteranno il controllo delle più efficaci tecnologie di gene-editing, controlleranno letteralmente il mondo». 

Il campo di applicazione del gene-editing non conosce limiti: animali, esseri umani, insetti, piante, qualunque specie vivente della Terra potrebbe essere soggetta a specifiche modifiche genetiche. Dal 2012, poi, con l’ingresso sulla scena della tecnica Crispr/Cas 9 le possibilità di intervenire sulle parti difettose del Dna ha allargato sempre di più gli orizzonti della scienza. Da lì è iniziata la corsa alla scoperta di nuovi e più precisi strumenti di correzione degli errori genetici e i Paesi asiatici sono passati presto in testa. 

«Gli scienziati di queste nazioni - scrive Choulika -  ricevono un sostegno senza precedenti dai loro governi. Si dice che il governo cinese, per esempio, stia per investire 330 miliardi di dollari nelle tecnologie per l’editing genetico e la Natural Science Foundation cinese abbia finanziato circa 300 progetti negli scorsi quattro anni. Fa parte del loro tentativo di prendere il controllo della tecnologia più importante di questo secolo o, forse, di tutti i tempi». 

Gli Stati Uniti partecipano alla corsa ma fanno fatica a mantenere il passo dei Paesi asiatici, l’Europa invece è praticamente bloccata ai nastri di partenza da regolamenti restrittivi che limitano, se non addirittura impediscono, le ricerche sull’editing genetico «condannando la sua popolazione a un inverno tecnologico» di cui non si intravede la fine. 

Il pendolo continuerà a oscillare a Oriente se i Paesi occidentali non si decideranno a intervenire. Cosa si può fare? Choulika propone di iniziare ad allentare le morse delle regole sulla ricerca e di puntare a scoperte che possono fare la differenza. Quelle  sui vettori, per esempio,  i “mezzi di trasporto” che consentono al nuovo materiale genetico di raggiungere la destinazione corretta all’interno dell’organismo.

«Le teconologie di editing genetico stanno cominciando adesso ad avere un impatto - scrive Choulika - ma credo che raggiungeranno il loro pieno potenziale nella seconda metà del 21esimo secolo. A quel punto gli scienziati faranno progressi a elevata velocità. L’Fda e gli altri enti regolatori occidentali devono adattarsi a consentire l’ingresso di queste innovazioni nei trial per rimanere competitivi». 

I trial clinici per una terapia con editing genetico possono durare anche 7 anni. E può accadere che le tecnologie autorizzate all’inizio della sperimentazione vengano superate nel corso della ricerca. Gli enti regolatori devono essere pronti a modificare le loro autorizzazioni iniziali alla luce dei nuovi progressi per consentire agli scienziati di immettere sul mercato il prodotto frutto delle tecnologie più recenti. 

Choulaka, ci tiene a ricordarlo, non è l’unico scienziato a preoccuparsi della sorte dell’Occidente nella competizione globale sul gene editing. Gli fa compagnia Carl June, a capo della ricerca traslazionale dell’University of Pennsylvania’s Abramson Cancer Center, che aveva lanciato su Nature i primi allarmi per i progressi cinesi: «Penso che tutto ciò possa scatenare uno “Sputnik 2.0”, un duello tra Cina e Stati Uniti  che può rivelarsi importante visto che la competizione di solito migliora il prodotto finale».  

André Choulika, in conclusione, invita i Paesi occidentali a cambiare il modo di vedere le cose, evitando di concentrarsi solo sui rischi ma puntando sulle opportunità che le nuove tecnologie offrono.