Effetto Covid-19: nel 2020 milioni di screening oncologici in meno e aumento delle rinunce alle cure

Il Report

Effetto Covid-19: nel 2020 milioni di screening oncologici in meno e aumento delle rinunce alle cure

di redazione

Effetto Covid-19: la Lombardia ha perso 2,4 anni di vita, il 10% di un’intera generazione. Ma l’attesa di vita alla nascita in Italia è diminuita, con la pandemia, di nove mesi in media, con differenze evidenti tra le Regioni.

Purtroppo i problemi non si fermano qui. A metterli in evidenza è l’Osservatorio permanente sullo stato dell’assistenza ai pazienti non Covid-19 lanciato con il terzo Rapporto di Salutequità, organizzazione indipendente per la valutazione della qualità delle politiche per la salute, dedicato alla “Trasparenza e accesso ai dati sullo stato dell’assistenza ai pazienti NON Covid-19”.

Così, per esempio, secondo il Rapporto, la rinuncia alle cure dei pazienti non-Covid-19 è aumentata di circa il 40% rispetto al 2019: nel 2020 un italiano su dieci ha rinunciato a curarsi, di cui circa la metà a causa del Covid-19, contro il 6,3% del 2019.

Se va male per chi contrae l’infezione da Sars-Cov2, va malissimo a chi già soffriva di altre patologie o, peggio, a chi avrebbe potuto evitarle grazie agli screening oncologici: tra gennaio e settembre 2020 rispetto allo stesso periodo 2019 sono stati eseguiti 2.118.973 screening cervicale, mammografico e colorettale in meno (-48,3%). Con il risultato di 13.011 minori diagnosi tra lesioni, carcinomi e adenomi avanzati.

«Quel che è peggio, però, è che se da un lato nessun provvedimento per gli anni 2021 e seguenti ha preso in considerazione una qualsiasi forma di programmazione o finanziamento per il “rientro” delle mancate terapie non-Covid – sottolinea Tonino Aceti, presidente di Salutequità - mancano anche all’appello una serie di dati ufficiali accessibili pubblicamente, fondamentali per dimensionare con precisione l’effettivo fenomeno e mettere in campo rapidamente le necessarie azioni correttive e monitorarle tempestivamente».

Alcuni esempi: l'ultima Relazione sullo stato sanitario del Paese risale al lontano 2012-2013; il monitoraggio dei Lea ha risultati fermi al 2018 così come i dati sul personale del sistema sanitario italiano, mentre il Rapporto annuale sulle attività di ricovero ospedaliero (Sdo) è fermo al 2019

«Per colmare il gap – sostiene Aceti - è necessario predisporre un preciso programma che parta dall’immediato aggiornamento al 2020 e relativa pubblicazione di tutte le rilevazioni ufficiali delle diverse istituzioni sanitarie e non, per misurare lo stato attuale dell’assistenza garantita ai pazienti non Covid-19, rilevare le criticità nell’accesso alle cure e impostare subito un Piano nazionale di recupero del Ssn per gli assistiti non Covid. Per questo serve una nuova Relazione sullo stato sanitario del Paese 2020-2021 – conclude - come pure avviare un’indagine conoscitiva parlamentare sullo stato dell’assistenza garantita ai pazienti non Covid».