L’emergenza Covid-19 fa aumentare il personale sanitario

Instant Report Altems

L’emergenza Covid-19 fa aumentare il personale sanitario

di redazione

Nelle Marche il numero dei medici è aumentato del 15% dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus e del 7% il numero degli infermieri. A distanza segue l’Emilia Romagna con una crescita del 4,7% e del 4% rispettivamente. In Lombardia l’incremento è invece rispettivamente del 3,6% e del 2,8% .

Sono alcuni dati del terzo Istant Report Covid-19 di Altems, l’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica, che confronta l’andamento della diffusione del Sars-COV-2 a livello nazionale e in sei Regioni italiane, che rappresentano il 48,9% della popolazione nazionale e che, al 14 aprile scorso, vedono il 74% dei positivi al virus rispetto al totale dei positivi sul territorio nazionale e il 77% dei casi.

Il gruppo di lavoro Altems, coordinato da Americo Cicchetti, professore di Organizzazione aziendale ala Facoltà di Economia della Cattolica, ha inoltre supportato sotto il profilo metodologico il team coordinato da Rocco Reina dell’Università Magna Græcia di Catanzaro che ha analizzato i dati di quattro Regioni del Sud, Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia. In totale la copertura delle analisi sin qui svolte riguarda l’81% dei casi e il 79% dei pazienti attualmente positivi al virus in Italia.

Le evidenze principali del Report

Nell’arco di 15 giorni (dal 31 marzo al 14 aprile), in Lombardia l’incidenza dei casi passa dallo 0,43% allo 0,61%, in Piemonte si attesta a 0,41%; è pari allo 0,36% nelle Marche, superiore al dato Veneto (0,26%). Nel Lazio è pari allo 0,09% della popolazione residente.

L’analisi della letalità (numero dei decessi rispetto ai casi positivi) mostra estrema variabilità e appare in linea con la diversa intensità del contagio: più elevata in Lombardia (in media 3,84%) con un trend crescente. Seguono Emilia Romagna (3,44%) e Marche (2,11%); poi il Piemonte (1,49%), molto più bassa in Veneto (1,18%) e Lazio (0,76%). In Lombardia la massima letalità si registra nella fascia d’ètà oltre i 90 anni, mentre in tutte le altre Regioni la fascia più colpita è quella 80-89 anni.

Il contagio ha riguardato più intensamente gli operatori sanitari in Lombardia (12,2% dei contagiati), meno le altre Regioni (intorno al 5% Veneto, Lazio ed Emilia Romagna; il 3% in Piemonte e solo l’1% nelle Marche).

Il report mostra inoltre che stanno emergendo tre modelli di risposta: una gestione prevalentemente ospedaliera, che caratterizza la Regione Lombardia; una gestione prevalentemente territoriale in Veneto; una gestione combinata ospedale-territorio in Emilia-Romagna, Marche, Piemonte (soprattutto dopo il 20 marzo) e Lazio che ha modificato il suo approccio iniziale, tipicamente “ospedalocentrico”.

Sul fronte “digital in particolare, risulta vincente la Regione Lazio che ha attivato l’app “DoctorCovid”, che permette a medici di famiglia e pediatri di libera scelta di gestire le persone in quarantena a domicilio oltre che a monitorare cittadini a casa con sintomi, ma che non avevano ricevuto il tampone, contribuendo così decongestionare i Covid hospital attivati. Nelle altre Regioni sono state lanciata molteplici iniziative: 21 globalmente nelle sei Regioni mappate delle ben 64 individuate a livello nazionale (tutte le Regioni). Di queste, otto sono state attivate da aziende sanitarie della Lombardia e altrettante dal Veneto.

Sono nove le sperimentazioni cliniche anti Coronavirus autorizzate dall’Agenzia italiana del farmaco, tre delle quali hanno nel Lazio il centro di coordinamento. La sperimentazione che per prima è stata avviata, quella sul tocilizumab, vede il centro coordinatore all’Istituto nazionale dei tumori Pascale di Napoli, ma il maggior numero di centri clinici inseriti nella sperimentazione in Lombardia (131). Tre i programmi di expanded access approvati attraverso la procedura dell’uso cosiddetto compassionevole.