Fecondazione in vitro. La difficile sfida di bilanciare la speranza con il realismo

Il problema

Fecondazione in vitro. La difficile sfida di bilanciare la speranza con il realismo

Gli uomini e le donne che intraprendono il percorso della fecondazione in vitro sono convinti di avere tassi di successo molto superiori a quelli realistici. Così rischiano di restare delusi al primo fallimento e di interrompere il trattamento

di redazione

Convinti di stare a un passo dal traguardo ci si ritrova al punto di partenza. Succede una, due volte e poi alla terza viene voglia di rinunciare. È la storia di 69 coppie che hanno intrapreso il percorso della fecondazione in vitro raccontata al meeting annuale dell’European Society of Human Reproduction and Embriology. Sia gli uomini che le donne avevano aspettative molto più alte rispetto alle reali possibilità di successo. Johanna Devroe embriologo clinico dell’University Hospital di Leuven, in Belgio, che ha condotto lo studio sospetta che la tendenza a sovrastimare le potenzialità della tecnica di procreazione assistita sia molto più diffusa di quanto si pensi e che le inevitabili delusioni possano indurre le coppie a sospendere il trattamento. 

«Per quanto ne sappiamo, il tasso di nascite che si aspettano i pazienti durante il ciclo di trattamenti per la fecondazione in vitro non è ancora stato studiato e messo a confronto con le loro prognosi individuali», ha dichiarato Devroe. 

Dai risultati dei questionari compilati dalle coppie è emerso che le previsioni troppo rosee non dipendono da un atteggiamento ottimista. Anche chi non è particolarmente propenso a vedere il bicchiere mezzo pieno ripone una fiducia sproporzionata nel percorso intrapreso per il concepimento. 

Piuttosto sembra che a distorcere la realtà contribuiscano altri: i titoli troppo entusiasti dei giornali, le pubblicità gonfiate dei centri di procreazione assistita, le storie di successo che rimbalzano sui social.

Così si spiegherebbe, almeno in parte, l’enorme discrepanza tra le possibilità di successo immaginate dalle coppie e quelle realistiche. Quest’ultime sono state calcolate grazie a un modello matematico che ha preso in considerazione gli elementi clinici e i dati di laboratorio delle singole coppie. 

In media la scienza aveva previsto un tasso di successo del 32 per cento per le coppie coinvolte nello studio, mentre la stima delle stesse coppie era di gran lunga superiore. In particolare le donne erano convinte di avere in media  il 34 per cento di possibilità in più di quanto previsto dal calcolo matematico. Più della metà delle aspiranti mamme contava su tassi di successo addirittura doppi rispetto a quelli previsti con metodi scientifici. 

La sovrastima era ancora più alta per gli uomini. L’88 per cento dei maschi faceva previsioni superiori alla prognosi medica e il 54 per cento aveva aspettative doppie rispetto ai calcoli prognostici. 

Dato che i fallimenti inaspettati generano frustrazione più di quelli che vengono in qualche misura messi in conto, c’è il rischio reale che le coppie si arrendano di fronte a un insuccesso interrompendo il trattamento troppo presto. Secondo Johanna Devroe le strutture specializzate nella fecondazione in vitro potrebbero fare qualcosa per evitare che ciò accada. Per esempio: piuttosto che condividere i tassi di successo medio della loro struttura, spesso scelti ad hoc tra persone giovani, potrebbero comunicare solo i dati personalizzati delle singole coppie, indicando i tassi di successo caso per caso. 

«Attualmente stiamo seguendo le coppie del nostro gruppo di studio per correlare i livelli di aspettative non realistiche con i livelli di delusione e con la probabilità di ripartire con un altro ciclo di fecondazione in vitro», conclude Devroe.