Fine vita: cambiano le cure se il medico è di destra o di sinistra?

Il dubbio

Fine vita: cambiano le cure se il medico è di destra o di sinistra?

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I dottori non agiscono in base alle opinioni personali quando devono scegliere il trattamento migliore per i malati terminali. Lo dimostra uno studio nel mondo reale dell’Harvard Medical School. Un risultato rassicurante
di redazione

La politica non c’entra. Le opinioni personali non vengono incise sul camicie bianco. Quando si tratta di decidere la quantità e il tipo di cure destinate a un malato terminale il medico sceglie dimenticandosi del partito che ha votato alle elezioni precedenti. La fede politica, di destra o di sinistra, non influenza le terapie di fine vita. Lo sostengono i ricercatori dell’Harvard Medical School in uno studio condotto sul campo che smentisce precedenti ricerche, ambientate in scenari ipotetici, secondo le quali la visione politica dei medici condizionava le terapie proposte ai pazienti. 

I ricercatori hanno confrontato i trattamenti sul fine vita prescritti da dottori di differenti schieramenti (siamo negli Usa e quindi si parla di repubblicani e democratici). 

I partiti politici a cui hanno dato il voto possono dire quello che vogliono, loro, i medici, quando indossano il camice bianco decidono in base ad altri criteri. È una buona notizia. 

«I nostri risultati - scrivono i ricercatori - sono la prova rassicurante che le opinioni politiche e ideologiche dei medici non sembrano avere alcun impatto visibile su come sono curati i pazienti nelle fasi finali della vita. I medici sembrano capaci di gettarsi alle spalle la politica per individuare le cure migliori per ciascun paziente». 

I ricercatori hanno messo a confronto i trattamenti ricevuti in ospedale prima di morire da 1,5 milioni di pazienti beneficiari del Medicare con i dati ricavati dal Federal Election Commission sulle donazioni ai partiti effettuate dai medici che avevano in cura quei pazienti. Lo scopo era quello di trovare differenze nelle cure proposte da medici di destra o di sinistra (repubblicani o democratici). Banalmente e in maniera stereotipata ci si sarebbe potuti aspettare una difesa della vita a tutti costi dai medici di destra e un atteggiamento meno interventista dai medici di sinistra. Non è andata così.

I ricercatori non hanno trovato alcuna sostanziale differenza tra i due gruppi nel modo di affrontare i trattamenti di fine vita. Non è emersa alcuna preferenza degli uni o degli altri nei confronti di pratiche come rianimazione intensiva, intubazione o alimentazione artificiale.

Questi risultati, pubblicati sul Bmj, sono in contrasto con quelli di un precedente studio del 2016 pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences. In quel caso sembrava che le convinzioni personali dei medici su alcuni temi controversi di salute come l’aborto, le armi o il controllo delle nascite fossero associate a differenze nel tipo di cura offerta ai pazienti. 

Ma in quello studio veniva chiesto ai medici come si sarebbero comportati in alcune ipotetiche circostanze, non venivano analizzate le reali decisioni dei dottori. Nella realtà, evidentemente, le cose cambiano. 

I ricercatori hanno intenzione di proseguire questa indagine sull’impatto della politica nelle decisioni mediche anche in altri ambiti terapeutici diversi dal fine vita.