La Grande Recessione insegna che le crisi economiche aumentano le differenze nella salute della popolazione. Bisogna evitare che riaccada adesso

La lezione

La Grande Recessione insegna che le crisi economiche aumentano le differenze nella salute della popolazione. Bisogna evitare che riaccada adesso

Uno studio ripercorre gli effetti della Grande Recessione sulla salute della popolazione americana. Allora si era registrata una differenza nei tassi di mortalità per ictus e infarto tra aree rimaste povere e zone del Paese con una ripresa più rapida. Si teme che ora possa accadere lo stesso

Migrant_Mother,_alternative_version_(LOC_fsa.8b29523).jpg

Immagine: Dorothea Lange, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

Tutto già visto. Non servono speciali capacità predittive per ipotizzare cosa potrebbe succedere dopo la pandemia, quali effetti potrebbe avere la crisi economica sulla salute degli americani. Basta tornare indietro di 10 anni, alla recessione del 2008-2009, per recuperare i dati per le future stime. Facendolo si scopre, per esempio, che là dove le difficoltà economiche sono state maggiori c’è stato un aumento del tasso di mortalità per malattie cardiache e ictus nella popolazione americana di mezza età. Dopo la Grande Recessione causata dalla bolla del mercato immobiliare, le 

aree rurali degli Stati Uniti che hanno faticato a riprendersi dopo la crisi economica hanno registrato un incremento dei decessi rispetto alle zone dove l’economica è ripartita rapidamente. «Se la pandemia acuisce queste tendenze economiche, gli Stati Uniti potrebbero trovarsi con una disparità ancora maggiore nella salute e nel benessere degli americani che vivono in diverse parti del paese», avvertono i ricercatori. 

Il decennio successivo alla Grande Recessione ha registrato il più consistente calo dell’aspettativa di vita media della popolazione americana dai tempi dell’epidemia dell’influenza spagnola del 1918. 

Non sono solamente aumentate le morti premature dovute a suicidi o abuso di sostanze (le cosiddette “deaths of dispair”), ma c’è stato un incremento dei decessi dovuto a malattia cardiache. Gli autori di uno studio su Jama temono che lo stesso copione possa ripetersi nel periodo post-pandemia. 

I ricercatori hanno raccolto i dati su quasi tutti i decessi avvenuti tra il 2010 e il 2017 negli Stati Uniti. E dall’analisi è emerso che il tasso di mortalità per malattie cardiache e ictus ha continuato a scendere, proseguendo la tendenza pre-recessione, nelle aree dove la ripresa economica è stata rapida e consistente, mentre si è mantenuto costante nelle zone del Paese più colpite dalla crisi. 

«Possono esserci molteplici meccanismi attraverso i quali i fattori economici influenzano la salute. La precarietà del lavoro e l’inconsistenza del reddito possono essere associate a eventi cardiovascolari. Il peggioramento delle condizioni economiche può ridurre la coesione sociale e aumentare la disuguaglianza di reddito, influenzando la salute di una intera comunità», spiegano i ricercatori. 

Nel 2017 il gap tra le due realtà degli Stati Uniti era di 21 morti ogni 100mila abitanti. Nelle comunità più povere si registrava un tasso di mortalità superiore di 21 morti su 100mila abitanti rispetto alle zone economicamente più fiorenti. 

Le aree più colpite dalla crisi, quelle rurali, sono state anche quelle con il maggior aumento di decessi per malattie cardiache e ictus nelle persone di mezza età. 

Tornando ai tempi nostri, i ricercatori sperano che la lezione della Grande Recessione serva a fare in modo che quel che è accaduto non si ripeta. «Se le ricadute economiche della pandemia non vengono controllate, le disparità registrate dopo l'ultima recessione continueranno a crescere e gli impatti sulla salute si faranno sentire negli anni a venire», concludono gli autori dello studio.