Grazie a screening e vaccini tra un secolo potremmo dire addio al cancro della cervice uterina

La previsione

Grazie a screening e vaccini tra un secolo potremmo dire addio al cancro della cervice uterina

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Nel 2018, l'88% dei 570mila nuovi casi di cancro della cervice uterina in tutto il mondo e il 91 per cento dei 311mila decessi si sono verificati in Paesi a basso o medio reddito. 
di redazione

Aumentare la copertura vaccinale, insistere sull’importanza dello screening e assicurare le terapie al maggior numero possibile di pazienti con una diagnosi preoccupante. Sono le tre strategie che farebbero la differenza nella diffusione del tumore del collo dell’utero nei Paesi in cui si registra il maggior numero di casi. Secondo i calcoli degli autori di due studi pubblicati su Lancet (uno dedicato all'impatto sull'incidenza del cancro della cervice e una sulla mortalità) nei prossimi 100 anni potrebbero venire evitati più di 74 milioni di casi di cancro e 60 milioni di morti e la malattia potrebbe finire di essere considerata un problema di salute in 78 Paesi a medio e basso reddito che, ora come ora, non si trovano a buon punto nella lotta al tumore femminile. 

La previsione è frutto della somma di due modelli predittivi. Il primo ricostruisce lo scenario che si avrebbe se aumentassero le vaccinazioni per l’Hpv e  se le donne si sottoponessero allo screening almeno due volte nella vita. Il secondo calcola i benefici di un’efficace assistenza sanitaria in caso di diagnosi positive.  

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per ridurre a 4 casi su 10mila l’incidenza del tumore del collo dell’utero (una soglia non più problematica) bisogna raggiungere i seguenti tre traguardi entro il 2030: aumentare fino al 90 per cento la copertura vaccinale, assicurarsi che il 70 per cento delle donne tra i 35 e i 45 anni sia sottoposta a screening almeno due volte nella vita e accertarsi che il 90 per cento delle donne con una diagnosi di tumore ricevano le cure adeguate. 

L’impatto di questo piano d’azione finora però non era stato quantificato. I due studi su Lancet, firmati dai ricercatori del Cervical Cancer Elimination Modelling Consortium (CCEMC), forniscono per la prima volta una stima numerica dei vantaggi degli interventi suggeriti dall’OMS. 

«Per la prima volta, abbiamo stimato quanti nuovi casi di cancro della cervice uterina potrebbero essere evitati se la strategia del triplo intervento dell'OMS venisse attuata e quando si potesse ottenere l’eliminazione. I nostri risultati suggeriscono che per eliminare il cancro al collo dell’utero entro la fine del secolo sarà necessario raggiungere sia un'elevata copertura vaccinale contro l'HPV sia un’elevata diffusione  dello screening, specialmente nei Paesi con i più alti tassi di malattia», ha dichiarato Marc Brisson dell'Università di Laval, in Canada, a capo di entrambi gli studi.

Il tumore delle cervice uterina è la seconda causa di cancro nei Paesi a medio e basso reddito e la principale causa di morte per tumore nelle donne di 42 Paesi. I numeri dei Paesi ad alto reddito sono molto inferiori grazie a un’elevata copertura vaccinale. 

Nel 2018, l'88% dei 570mila nuovi casi di cancro in tutto il mondo e il 91 per cento dei 311mila decessi si sono verificati in Paesi a basso o medio reddito. 

Tra 100 anni la situazione potrebbe essere molto meno preoccupante se  aumentassero le vaccinazioni nella popolazione femminile.  La sola vaccinazione potrebbe ridurre dell’89 per cento il numero di casi di cancro, evitando 60 milioni di casi. Questo vale per molti Paesi ma non per tutti. Là dove c’è un'incidenza particolarmente elevata con oltre 25 casi per 100mila donne, nell'Africa sub-sahariana per esempio, l'eliminazione della malattia attraverso la sola vaccinazione sarebbe possibile solo nel 27 per cento dei Paesi. A colmare il gap dovrebbe intervenire un piano di screening rafforzato. Se, in aggiunta alla vaccinazione contro l'Hpv, si aumentasse lo screening il 100 per cento dei Paesi potrebbe raggiungere l’eliminazione della malattia, riducendo i casi di cancro del 97 per cento ed evitando 74 milioni di casi entro il 2120.

Entro il 2120, la  tripla strategia potrebbe evitare 62 milioni di morti riducendo del 99 per cento la mortalità, mentre con la sola vaccinazione il numero di morti diminuirebbe del 90 per cento (45,8 milioni). 

«I nostri risultati sottolineano l'importanza di agire immediatamente per combattere il cancro del collo dell’utero su tutti e tre i fronti. In soli 10 anni, è possibile ridurre di un terzo i decessi per malattia e, nel corso del prossimo secolo, si potrebbero salvare oltre 60 milioni di vite», ha detto Karen Canfell del Cancer Council che ha guidato uno dei due studi.