Hiv in Europa: più della metà delle donne riceve la diagnosi troppo tardi

Il rapporto ECDC

Hiv in Europa: più della metà delle donne riceve la diagnosi troppo tardi

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Tra il  2009 e il 2018 l’età media della prima diagnosi di Hiv nelle donne è aumentata, passando da 33 anni ai 37 anni.
di redazione

La notizia è davvero difficile da digerire: non solo si scopre di avere l’Hiv ma le analisi del sangue dimostrano che il sistema immunitario è già significativamente compromesso. Succede a tante donne europee, soprattutto intorno ai 40 anni. Secondo l’ultimo rapporto dell’ European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) infatti circa il 54 per cento delle diagnosi di Hiv tra le donne arriva tardi, quando la conta dei linfociti CD4 è al di sotto di 350 cellule/mm3, indice di un malfunzionamento delle difese immunitarie. Per fare il confronto: in un individuo sano le cellule CD4 responsabili della risposta immunitaria sono tra 600 e 1.200 al millimetro cubo.ù

L’indagine del’Ecdc si riferisce ai dati del 2018 raccolti all’interno della Regione europea dell’Oms che comprende in tutto 53 Paesi (tra cui i 28 Stati membri dell’Unione europea). 

Un terzo delle 141mila nuove diagnosi di Hiv registrate nel 2018 è stata consegnata a delle donne che nel 60 per cento dei casi avevano un’età tra i 30 e i 49 anni. E in più della metà dei casi quelle diagnosi sono arrivate quando i danni al sistema immunitario erano già a un livello avanzato.

Gli autori del rapporto attribuiscono il fenomeno delle diagnosi tardive a una bassa copertura dei test e alla mancata consapevolezza tra gli adulti, sia uomini che donne, dei rischi di infezioni sessualmente trasmissibili. Nel 92 per cento dei casi le donne contraggono il virus attraverso rapporti sessuali con partner di sesso maschile. 

I Paesi dell’est si confermano ancora una volta quelli con i tassi di nuove infezioni più alti, sia tra gli uomini che tra le donne. L’86 per cento dei 50mila nuovi casi di Hiv tra le donne registrati nel 2018 proviene dai Paesi dell’est. 

«Le donne generalmente ricevono una diagnosi di Hiv più tardi rispetto agli uomini e più sono grandi maggiore è il tempo che trascorrono con l’infezione non diagnosticata. Non sappiamo perché, ma sembra che le strategie attuali e gli sforzi per diffondere i test stiano fallendo in Europa tra le donne e gli adulti. Una strategia per raggiungere gli adulti è quella di diversificare e integrare le opportunità di test dell'HIV. È abbastanza semplice: gli operatori sanitari dovrebbero offrire attivamente il test dell’Hiv», ha dichiarato Andrea Ammon direttore dell’Ecdc. 

Tra il  2009 e il 2018 l’età media della prima diagnosi di Hiv nelle donne è aumentata, passando da 33 anni ai 37 anni. In molti casi questo dato, oltre a dimostrare che le persone adulte sono sempre più a rischio, è dovuto proprio a un ritardo nelle diagnosi. 

«Troppe persone che convivono con l’Hiv sono inconsapevoli della loro condizione. Prima viene riconosciuta l’infezione, sia negli uomini che nelle donne, prima si può iniziare la terapia antiretrovirale e bloccare la trasmissione del virus per via sessuale. Può fare una grande differenza nella vita delle persone che vivono con l'Hiv e di coloro che le circondano», ha affermato Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare. 

Gli interventi mirati sulle donne per ottenere diagnosi più precoci suggeriti dagli esperti dell’Ecdc prevedono: 

  • Aumentare la consapevolezza dei rischi tra le donne e gli operatori sanitari
  • Offrire servizi di consulenza e test adattati alle esigenze delle donne 
  • Avvisare le partner di uomini a cui è stata diagnosticata l’Hiv
  • Fornire test per l’Hiv in caso di presenza di  altre infezioni a trasmissione sessuale, epatite virale, tubercolosi o alcuni tipi di cancro
  • Fornire servizi di test e trattamento nella comunità, più vicini alle popolazioni bisognose

«La diagnosi tardiva nelle donne indica che la consulenza e i test mirati alle donne, comprese le informazioni sulla salute sessuale, non raggiungono questa popolazione. È tempo di porre fine al silenzio sulla salute sessuale, in particolare quando si tratta dell'Hiv e garantire che le donne siano ben informate e in grado di proteggersi. Se vogliamo raggiungere una copertura sanitaria universale, dobbiamo migliorare la prevenzione, il trattamento e l'assistenza delle donne e ridurre le opportunità mancate per effettuare test sulle persone maggiormente esposte all'Hiv nelle strutture sanitarie e nella comunità», ha dichiarato Piroska Östlin, direttore regionale per l’Europa dell’Oms.