Di ictus si muore meno e diminuiscono i casi tra gli anziani

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Di ictus si muore meno e diminuiscono i casi tra gli anziani

Le modifiche nello stile di vita, a partire dalla riduzione del fumo, e l’accesso alla nuova generazione di farmaci per la fibrillazione atriale possono spiegare la riduzione dei casi di ictus tra gli anziani. Nelle altre fasce d’età l’incidenza non è cambiata in un decennio ma si muore meno

di redazione

Nell’ultimo decennio casi di ictus tra le persone anziane (over 70) sono diminuiti e anche i casi di morte per l’evento cerebrovascolare tra persone di ogni età. 

È il risultato di un’indagine condotta in Danimarca pubblicata sulla rivista Neurology. Tra le persone anziane si è registrato un calo di entrambi i tipi di ictus, quello ischemico, causato da una chiusura dell’arteria cerebrale che impedisce il flusso sanguigno al cervello, e quello emorragico, dovuto alla rottura di un’arteria cerebrale. 

I ricercatori hanno utilizzato i dati contenuti nei registri sanitari della Danimarca per identificare tutte le persone nel Paese ricoverate per un primo ictus tra il 2005 e il 2018. Tra questi c’erano 8.700 adulti tra i 18 e i 49 anni e 105mila persone over 50. 

Gli scienziati hanno calcolato i tassi di incidenza annuale per l'ictus ischemico ed emorragico sulla base della popolazione danese, differenziandoli in base all’età dei pazienti.  

Dall’analisi dei dati statistici è emerso che il numero dei casi di ictus è rimasto stabile tra le persone più giovani (fino ai 49 anni) durante il periodo di osservazione, con circa 21 casi di ictus ischemico e 2 casi di ictus emorragico su 100mila persone all’anno, senza differenze tra l’inizio e la fine dello studio. Mentre si è osservata una riduzione del numero di ictus in persone di 50 anni e più durante lo studio, con 372 casi di ictus ischemico per 100mila persone all’inizio dello studio e 311 casi alla fine. I casi di ictus emorragico erano 49 su 100mila all’inizio dello studio e 38 alla fine. Il calo si è registrato maggiormente nella fascia di età più avanzata, ossia dai 70 anni in su. Tra i cinquantenni non sono state osservate differenze significative nel corso dei tredici anni dello studio. 

A cosa si deve questo calo dei casi di ictus? Il merito potrebbe essere della nuova generazione di farmaci anticoagulanti orali (Noac) che garantiscono una migliore gestione della fibrillazione atriale, tra le cause principali di ictus ischemico nella popolazione anziana. Un altro elemento che indubbiamente ha contribuito alla riduzione degli eventi cerebrovascolari è la riduzione del fumo. Infine, può avere inciso un migliore controllo dell’ipertensione grazie ai farmaci e alle modifiche nello stile di vita. 

Dallo studio emerge anche un altro dato positivo: di ictus si muore meno. 

Per determinare i tassi di morte, i ricercatori hanno calcolato quante persone sono decedute nel mese successivo all’ictus osservando che la mortalità in tredici anni è diminuita sia nei giovani che negli anziani. Per l'ictus ischemico, nei giovani il tasso di mortalità era del 2,3 per cento all’inizio dello studio e dello 0,1 per cento alla fine. Nelle persone anziane, era l’8,2 per cento all'inizio dello studio rispetto al 6 per cento alla fine. Per l’ictus emorragico si è osservato un andamento analogo.

«L’ictus è una delle principali cause di morte e disabilità nel mondo. Recenti ricerche sull'incidenza dell'ictus hanno dato risultati contrastanti e alcuni studi hanno riportato un aumento dei casi tra i giovani. Tuttavia, la nostra ricerca non ha rilevato alcun aumento dell'ictus tra i giovani e ha anche riscontrato che l'incidenza dell'ictus è in calo tra le persone anziane, il che è incoraggiante», ha dichiarato Henrik Toft Sørensen, dell'Aarhus University Hospital di Aarhus, in Danimarca, principale autore dello studio.