Immunoterapia e CAR-T: lotta a tutto campo contro i tumori del sangue

Dagli USA a Bologna

Immunoterapia e CAR-T: lotta a tutto campo contro i tumori del sangue

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Le principali novità del più importante congresso di ematologia, quello dell'American Society of Hematology tenutosi a San Diego a dicembre, sono stati al centro del Post ASH, meeting che ha portato a Bologna i principali specialisti del nostro Paese
di Michele Musso

Immunoterapia: è questa, oggi, la “parola magica” nella lotta contro i tumori, anche quelli ematologici. E di immunoterapia si parla ampiamente nel Post ASH, l'incontro che dal 14 al 16 febbraio riunisce a Bologna circa 700 tra i maggiori esperti italiani del settore per tirare le somme di quello che viene considerato il principale appuntamento mondiale dell'ematologia, cioè il congresso dell'American Society of Hematology, che tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre dello scorso anno ha visto incontrarsi a San Diego più di 25 mila specialisti da tutto il mondo. 

Tanti, ma non tutti, ovviamente, cosicché da una dozzina d'anni un pugno di specialisti del nostro Paese promuove questo incontro itinerante per l'Italia in modo da consentire ai colleghi che al congresso americano non sono potuti andare di conoscerne i principali sviluppi.

Il Post ASH «è un evento scientifico in grado di dare agli ematologi italiani un aggiornamento completo e altamente qualificato del meeting della Società americana di ematologia, che rappresenta il più importante evento ematologico dell’anno», conferma Pier Luigi Zinzani, coordinatore del Post San Diego 2018 e professore all'Istituto di Ematologia “L. e A. Seràgnoli” dell'Università di Bologna.

Quest'anno la “star” del meeting è stata senza dubbio l'immunoterapia e, in particolare, la tecnica chiamata CAR-T.

Si tratta di una terapia destinata a pazienti selezionati: a oggi le CAR-T sono state approvate in Italia per pazienti con leucemia linfoblastica e linfomi ad alto grado che non hanno risposto o sono ricaduti dopo aver ricevuto le terapie convenzionali per queste patologie (chemio e radioterapia). Tuttavia sembrano molto promettenti anche per altre malattie. 

«CAR-T è una immunoterapia che utilizza particolari globuli bianchi, i linfociti T, ingegnerizzati per attivare il sistema immunitario contro le cellule tumorali, come succede ad esempio per le infezioni», spiega Paolo Corradini, presidente della Società italiana di ematologia e direttore della Divisione dell'Istituto dei tumori di Milano.

«I linfociti T del paziente vengono prelevati e successivamente geneticamente modificati in laboratorio – continua Corradini - in modo da renderli capaci di riconoscere le cellule tumorali: quando vengono restituiti al paziente entrano nel circolo sanguigno e sono in grado di riconoscere le cellule tumorali e di eliminarle attraverso l'attivazione della risposta immunitaria». 

Le novità emerse al meeting dell'ASH sono state la conferma dell'attività delle CAR-T nei linfomi ad alto grado e che il controllo della malattia dura anche dopo due anni di follow-up senza necessità di fare ulteriori trattamenti. 

Dati incoraggianti sono arrivati dall'utilizzo delle CAR-T nel mieloma multiplo con malattia ricaduta e refrattaria e in ambiti come linfoma di Hodgkin, linfoma anaplastico e leucemia linfatica cronica su cui sono in corso studi clinici. «Altre novità – aggiunge Corradini - arrivano dal possibile utilizzo delle CAR-T in associazione ad altri farmaci che ne potenziano l'attività e talora riducono gli effetti collaterali».

CAR-T e cura dei linfomi. I linfomi sono un insieme di più di trenta malattie, delle quali non è ancora stato identificato un chiaro fattore di causalità. Per quanto riguarda l'approccio terapeutico «negli ultimi venti anni lo scenario si è rapidamente modificato - spiega Zinzani - passando dalla convenzionale chemioterapia alla terapia combinata con l'introduzione della chemioimmunterapia. In questo ambito ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale l'anticorpo anti-CD20. Gli anticorpi monoclonali, inoltre, hanno dato buoni risultati anche nel linfoma di Hodgkin, nei linfomi di derivazione T-linfocitaria, nel linfoma primitivo del mediastino, nel linfoma mantellare e nei linfomi follicolari. Il nuovo approccio terapeutico rappresentato dalle CAR-T ha dato una svolta fondamentale nell'ambito dei linfomi diffusi a grandi cellule, come è emerso anche all'ASH 2018. Al congresso di San Diego – precisa Zinzani - sono stati presentati anche i risultati delle terapie per il linfoma di Hodgkin con un anticorpo “drug conjugate”, cioè collegato a un farmaco biologicamente attivo, anti-CD25 e la combinazione a tre farmaci con anticorpi monoclonali. Anche nell'ambito degli altri linfomi le combinazioni tra chemio terapie e immunoterapia con anticorpi monoclonali si sono mostrate efficaci».

CAR-T e farmaci biologici nella cura della leucemia acuta. La leucemia acuta è una neoplasia che colpisce le cellule contenute nel midollo osseo, che, invece di trasformarsi in cellule del sangue, occupano progressivamente il midollo osseo bloccandone la funzionalità. La leucemia linfoblastica acuta è il tumore più frequente nell'età pediatrica e colpisce in Italia circa 600 persone all'anno, mentre i casi di leucemia mieloide sono più di 4.500 ogni anno.

Le novità presentate all'ASH riguardano per la leucemia mieloide farmaci a bersaglio molecolare intracellulare, mentre per la leucemia linfoide sono le immunoterapie. 

«Sono terapie basate su anticorpi monoclonali recentemente modificati rispetto a quelli già utilizzati in passato – precisa Fabrizio Pane, professore di Ematologia all'Università Federico II di Napoli - in modo da aumentarne l'efficienza. Numerosi studi -  prosegue - sono stati inoltre presentati sulle tecniche di immunoterapia attiva che utilizza linfociti del paziente che sono modificati nella loro specificità antigenica e in grado di riconoscere antigeni espressi sulle cellule leucemiche. Hanno un'efficacia molto elevata anche in malati plurirefrattari a tutte le altre terapie. L'aspettativa di sopravvivenza con terapia intensiva e anticorpi monoclonali è superiore al 50%».

Leucemia linfatica cronica: una rivoluzione nelle cure.La leucemia linfatica cronica è un tumore a lenta crescita del quale non si conoscono ancora le cause.

Colpisce ogni anno una persona su centomila, in particolare sopra i 65 anni. Oggi le terapie sono in grado di prolungare il periodo libero di malattia e la sopravvivenza. 

«Negli ultimi cinque anni la terapia della leucemia linfatica cronica è andata incontro a una vera e propria rivoluzione – osserva Umberto Vitolo, direttore dell'Ematologia al Dipartimento di Oncologia ed ematologia della Città della salute e della scienza di Torino - grazie all'introduzione di farmaci biologici mirati a bloccare i meccanismi molecolari di crescita dei linfociti B». All'ASH sono stati presentati numerosi studi sulla leucemia linfatica cronica che avevano lo scopo di «valutare differenti combinazioni di nuovi farmaci sia in prima linea sia nei pazienti con ricadute. L'obiettivo è migliorare l'efficacia del trattamento e possibilmente sospenderlo», conclude Vitolo.

Mieloma: nuovi approcci terapeutici che prolungano la vita. Il mieloma è ancora considerato una malattia inguaribile, ma negli ultimi due decenni si è passati da una sopravvivenza media di poco superiore ai due anni a medie vicine ai sette. All'ASH 2018 di San Diego sono stati presentati risultati «molto interessanti, in termini di miglioramento della sopravvivenza libera da malattia, della terapia con un anticorpo monoclonale in associazione ai farmaci classici testati in prima linea di terapia in pazienti non candidabili al trapianto», sottolinea Giovanni Pizzolo, già professore di Ematologia dell'Università di Verona. E «anche i trattamenti con la tecnica CAR-T – aggiunge - sono risultati sorprendentemente efficaci in pazienti pluritrattati e non più controllabili con altri farmaci». 

Sindromi mieloproliferative croniche Filadelfia negative. Infine, novità dall'ASH sono arrivate anche per le malattie clonali che si sviluppano nelle cellule staminali ematopoietiche come la policitemia vera, la trombocitemia essenziale, la mielofibrosi. «Per queste malattie – ricorda Angelo Michele Carella, coordinatore del Post San Diego e già direttore di Ematologia e Centro trapianti di midollo del San Martino di Genova - sono stati presentati studi sui nuovi metodi e criteri di diagnosi e prognosi. I trattamenti, in particolare per la mielofibrosi, prevedono l'uso di inibitori per bloccare quelle proteine mutate alla base delle malattie».