India. Quegli antibiotici illegali che mettono a rischio la salute del mondo

L’indagine

India. Quegli antibiotici illegali che mettono a rischio la salute del mondo

In vendita decine di prodotti non autorizzati. Così si rischia che si diffondano batteri resistenti
redazione

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Il mercato indiano è invaso da farmaci non autorizzati che rischiano di mandare in fumo gli sforzi dell’Oms per controllare la diffusione dei super-batteri. La denuncia in una indagine sul British Journal of Clinical Pharmacology

Ogni anno entrano in commercio in India milioni di antibiotici privi dell’autorizzazione della Central Drugs Standard Control Organisation, l’ente regolatorio nazionale. A denunciarlo sono gli autori di uno studio appena pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology, preoccupati per l’impatto di questo fenomeno sull’antibiotico-resistenza in un Paese dove già adesso i superbatteri pullulano mettendo a rischio la possibilità di curare anche banali infezioni. Sì perché l’India si posiziona tre i primi posti nel mondo per il livello di resistenza agli antibiotici e per il consumo dei farmaci. La diffusione di prodotti antibatterici privi dei controlli previsti dalla legge non fa altro che peggiorare il quadro fino a renderlo drammatico.  

«Vendere antibiotici privi dell’approvazione e dei controlli - ha dichiarato Patricia McGettigan, della Queen Mary University of London, che ha guidato lo studio - compromette le contromisure messe in atto in India per controllare la resistenza agli antibiotici». 

Dallo studio emerge anche che alcune compagnie farmaceutiche continuano a vendere in India dozzine di composti che non sono stati approvati neanche nel Paese madre. I ricercatori hanno messo a confronto i dati dei registri regolatori indiani con quelli delle vendite di antibiotici tra il 2007 e il 2012. L’indagine ha preso in considerazione due tipi di prodotti: le combinazioni a dose fissa (Fixed dose combination, Fdc), ossia composti di più farmaci in una sola pasticca e la formulazione in dose singola (Single drug formulation, Sdf) che contiene un unico principio attivo. 

Ebbene, il mercato indiano è risultato invaso dagli antibiotici combinati, i ricercatori hanno contato 118 Fdc con differenti formulazioni. Nel Regno Unito e negli Usa, tanto per dare un’idea, ce ne sono in circolazione solamente 5. 

Ma le anomalie non sono ancora finite. Il 64 per cento di questi 118 prodotti era privo del “nulla osta” della Central Drugs Standard Control Organisation, nonostante la vendita di farmaci non approvati sia, ovviamente, illegale in India come altrove. Tutto, o quasi, nella norma è invece il commercio di antibiotici a una sola molecola (Sdf) che nel 93 per cento dei casi vengono venduti con tutti i crismi regolatori. 

Le 118 combinazioni di farmaci hanno dato vita a 3.307 prodotti di marca realizzati da 476 farmaceutiche, comprese una dozzina di multinazionali, che hanno confezionato 53 antibiotici di cui una ventina erano privi dell’autorizzazione al commercio indiana e solamente 4 avevano completato la procedura regolatoria negli Usa e nel Regno Unito.  

«Le aziende - ha detto McGettigan - dovrebbero spiegare la vendita in India di prodotti che non hanno ricevuto l’approvazione degli enti regolatori dei loro Paesi e in molti casi neanche dell’India». 

I ricercatori temono che la circolazione illegale di antibiotici possa mandare a monte gli sforzi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per combattere la diffusione dei batteri resistenti e catapultare l’India indietro nel tempo di secoli, a un’era pre-antibiotica in cui morire di polmonite era all’ordine del giorno. 

«Limitare la resistenza antimicrobica - ha dichiarato Allyson Pollock  dell’Institute of Health and Society della Newcastle University (Uk) e autore senior dello studio -  è un obiettivo strategico dell'OMS e dei Paesi di tutto il mondo. I governi e le autorità regolatorie devono prendere tutte le misure necessarie per impedire la produzione e la vendita di medicinali illegali e non approvati e tenere sotto controllo le azioni delle multinazionali».