Le infezioni correlate all'assistenza uccidono più degli incidenti stradali

L'allarme

Le infezioni correlate all'assistenza uccidono più degli incidenti stradali

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Le infezioni correlate all'assistenza (Ica), oltre a rappresentare un onere elevatissimo in termini di vite umane comportano anche un dispendio enorme di denaro: il trattamento di una singola infezione va dai 5 ai 9 mila euro
di redazione

Ridurre le infezioni ospedaliere del 30 per cento: è questo l'obiettivo dell'alleanza tra rappresentanti del mondo politico, della sanità e delle aziende presentata a Roma giovedì 23 maggio scorso.

Quello delle infezioni contratte in ambienti dove si praticano prestazioni sanitarie è un vero e proprio flagello che, secondo i dati forniti dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), avrebbe causato lo scorso anno in Italia 7.800 morti, con una probabilità di contrarre infezioni durante un ricovero ospedaliero del 6 per cento; cioè 530 mila casi ogni anno. Cifre che pongono il nostro Paese al peggior posto in Europa.

L'incontro di Roma, promosso da Motore Sanità, ha puntato il “Focus sulla prevenzione delle infezioni ospedaliere” con un documento programmatico che si propone come punto di riferimento per fornire alle Istituzioni una guida per affrontare il tema.

“Sorveglianza” e “controllo” sono le due parole chiave del documento, insieme all’attuazione delle “buone pratiche” ovvero l’adozione di alcuni semplici, ma fondamentali passaggi. A partire dal lavaggio delle mani, ma non solo. Il problema è ben più complesso e per questo motivo si auspica che vengano rinforzati il sistema di prevenzione lungo tutto il percorso assistenziale, partendo da una sicura e certificata sterilizzazione dello strumentario chirurgico per proseguire con un’ottima preparazione del campo operatorio e i sistemi di barriera fino al riscaldamento del paziente durante un’operazione chirurgica, l’uso di medicazioni in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni dovute all’accesso venoso attraverso il catetere.

«Il fenomeno delle infezioni ospedaliere o durante l'assistenza sanitaria e sociosanitaria – dice il senatore Antonio De Poli (FI) - è senza dubbio importante e non va sottovalutato. Il 30% delle infezioni si possono prevenire. Bisogna agire concretamente attraverso un piano strategico di prevenzione di valenza nazionale e un programma di vigilanza omogeneo da Nord a Sud in modo tale da poter controllare il fenomeno».

Il costo economico. Le infezioni correlate all'assistenza (Ica), oltre a rappresentare un onere elevatissimo in termini di vite umane comportano anche un dispendio enorme di denaro: il trattamento di una singola infezione va dai 5 ai 9 mila euro e in Europa il costo annuale delle Ica è stimato attorno ai 7 miliardi di euro.

Per quanto riguarda in particolare il nostro Paese, un recente studio del Ceis della Facoltà di Economia dell'Università romana di Tor Vergata ha analizzato il peso economico delle infezioni ospedaliere e nello specifico dell’insorgenza di infezioni post-operatorie. Il focus sull’insorgenza di infezioni post-operatorie a seguito di intervento chirurgico è stato effettuato su sei patologie. Per ogni patologia e relativo intervento chirurgico, è stata stimata l’incidenza di infezioni post-operatorie e il conseguente impatto in termini di durata della degenza, spesa e mortalità intraospedaliera. Il risultato del focus, come spiega Francesco Saverio Mennini, professore di Economia sanitaria a Tor Vergata, è stato una prevalenza di tre casi di infezioni post-operatoria ogni 1.000 interventi selezionati «accompagnati da un aumento preoccupante, tanto dal punto di vista degli esiti quanto dei costi, della durata di degenza, pari in media a 12 giornate. È stato poi stimato un incremento del costo medio per singolo ricovero compreso tra 7 mila e 9mila euro. Ultimo dato – conclude Mennini -anch’esso molto importante, è quello relativo al rischio di mortalità. Dall’analisi emerge un eccesso di rischio di mortalità, espresso da un Odds Ratio aggiustato pari a 3,17».

Programmare le soluzioni. Secondo Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale Fimmg, sindacato dei medici di famiglia, le soluzioni ci sono, ma bisogna programmarne bene l'applicazione: «C’è da dire con poco conforto che nonostante investimenti sul risk management, sull’adozione di protocolli clinici standardizzati, se i dati sono questi, significa che i risultati non sono soddisfacenti. Significa che se la parte medica fa il suo ma a ciò non corrisponde una revisione profonda dell’assetto organizzativo in relazione allo sviluppo di procedure aziendali che attestino l’effettiva applicazione, oltre che l’adozione, di procedure capaci di invertire la tendenza, inclusi programmi di rinnovamento delle strutture sanitarie vetuste. Se la direzione aziendale ha come obiettivo principale il taglio dei costi per le strutture pubbliche o l’aumento dei ricavi per quelle private e non piuttosto l’appropriatezza organizzativa in relazione agli obiettivi di salute da conseguire e se non si dà un forte impulso alla residenzialità e all’assistenza domiciliare, c’è poco da sperare in un miglioramento dei dati. Gli strumenti normativi ci sono – conclude Bartoletti - le procedure di risk management e i protocolli clinici ed operativi pure, ma bisogna avere la determinazione di applicarli».

«Siamo orgogliosi di sostenere questa iniziativa – assicura Paolo Capelli, Marketing, Scientific Affairs & Market Access Manager di 3M Italia - che rappresenta una preziosa occasione di confronto tra importanti attori del mondo politico e sanitario del nostro Paese. La lotta alle infezioni correlate all’assistenza e l’emergenza sanitaria legata all’antibioticoresistenza sono i temi su cui abbiamo focalizzato il nostro impegno anche attraverso il lancio della nostra Campagna “Ospedale senza infezioni”. Siamo convinti che, come azienda, il nostro contributo non debba limitarsi nel rendere disponibili tecnologie avanzate – aggiunge - ma andare oltre, offrendo ai nostri partner consulenza, formazione e supporto per mettere in atto le “buone pratiche” che contribuiranno a ridurre gli eventi avversi correlati alle infezioni ospedaliere».

Un esempio positivo. C'è fortunatamente un caso virtuoso: dall'ultimo monitoraggio sulle attività nelle Aziende sanitarie dell'Emilia Romagna emerge un progressivo miglioramento (in tutte le Aziende sanitarie) dell'attuazione dei programmi di sorveglianza e controllo, relativamente ad alcune componenti ritenute prioritarie (organizzazione, sorveglianza, controllo e formazione). Da quasi venti anni, infatti, la Regione Emilia-Romagna ha attivato, come ricorda Maria Luisa Moro, direttore dell'Agenzia sanitaria e sociale regionale, «interventi atti a contrastare le infezioni correlate all’assistenza e la diffusione di infezioni antibioticoresistenti in ambito assistenziale.