L’influenza non si è vista. E non è detto che sia un bene

Lo scenario

L’influenza non si è vista. E non è detto che sia un bene

Negli Usa, come in altre parti del mondo, sono stati condotti centinaia di migliaia di test per la ricerca dei virus influenzale e i positivi si contano sulle dita di una mano. L’influenza non c’è. Non è che circola meno, è proprio assente

di redazione

È ufficiale: Covid-19 ha cancellato l’influenza. Non l’ha solo ridimensionata, l’ha quasi eliminata. Si potrebbe pensare che il virus stagionale sia venuto a farci visita come tutti gli anni, ma che la sua presenza questa volta sia passata inosservato perché la nuova infezione gli ha rubato la scena. Non è così.

In Italia i livelli di circolazione del virus sono molto più bassi rispetto agli anni scorsi se non nulli: a oggi la rete di sorveglianza Influnet dell'Istituto Superiore di Sanità stima appena 1,5 milioni di casi di sindromi simil-influenzali; lo scorso anno erano stati 5 milioni, due anni fa 8 milioni, nella stagione precedente quasi 9 milioni. Ma a sorprendere sono i virus influenzali rilevati dal sistema di sorveglianza virologica: zero. Su su un totale di 3.060 campioni analizzati dall'inizio della sorveglianza nessuno è risultato positivo al virus influenzale

Altrettanto si sta verificando in tutto l’emisfero Nord. Negli Sati Uniti nei scorsi giorni ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, che dall’inizio di novembre hanno fatto sapere che dei 20mila test per la diagnosi influenzale effettuati (un numero 10 volte superiore a quello della stagione precedente) il numero dei risultati positivo è risultato pari a zero. Lo stesso è accaduto nella stagione invernale dell’emisfero australe, la nostra estate, dove si è registrato il 99,4 per cento in meno di casi di influenza. 

Su 800mila test per l’influenza condotti negli Stati Uniti, secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention, 1.500 sono risultati positivi, pari allo 0,2 per cento, un numero cento volte inferiore a quello osservato l’anno scorso nello stesso periodo. 

Ancora: la mappa dei CDC che monitora l’andamento dell’influenza nel Paese è tutta verde a indicare una bassa se non assente attività del malanno stagionale. L’anno scorso di questi tempi c’erano chiazze rosse e arancioni sparse qua e là che simboleggiavano  l’impennata di infezioni in determinate aree. 

Ma è il caso di rallegrarsi per la scomparsa dell’influenza? Per i virologi no. Potrebbero infatti mancare i campioni di virus su cui lavorare per realizzare il successivo vaccino. Due volte all'anno, l'Organizzazione mondiale della sanità convoca una riunione per indicare gli ingredienti dei vaccini antinfluenzali ai paesi del Nord e del Sud, sulla base dei dati raccolti dalla sorveglianza globale dell’influenza. Il vaccino deve assicurare la protezione dai ceppi virali più pericolosi. L’incontro nell'emisfero settentrionale è previsto per il prossimo 17 febbraio. Quali dati verranno presentati? Probabilmente le informazioni sui virus influenzali in circolazione quest’anno saranno scarse. Ma ciò non vuol dire che non sarà possibile individuare il vaccino per la prossima stagione. Certamente un farmaco immunizzante ci sarà, anche perché nel caso in cui non dovesse funzionare come previsto, grazie alle nuove tecnologia a mRNA testate per i vaccini anti Covid potrebbe essere possibile riadattare il farmaco in pochi giorni in base alle nuove esigenze. 

A cosa si deve la scomparsa dell’influenza? Molto dipende dall’uso delle mascherine, dal distanziamento fisico, dall’igiene delle mani, dalle ridotte occasioni di contatto nella popolazione, dalla chiusura delle scuole e dalla limitazione degli spostamenti. Ma non basta. Sicuramente ha contribuito una maggiore copertura del vaccini antinfluenzale.

«Abbiamo talmente tanti casi di Covid qui in Arizona. E avrei immaginato che dato che le persone si infettano con Covid si infettassero anche con l’influenza», ha dichiarato a The Atlantic, Erin Graf a capo della clinica di microbiologia della Mayo Clinic. I due virus, quello influenzale e Sars-Cov-2 all’origine di Covid-19, si trasmettono allo stesso modo, per via aerea, colpiscono le stesse parti del corpo, le vie respiratorie, e provocano gli stessi sintomi, tosse, febbre, dispnea. Ma nel suo dipartimento Graf ha condotto da novembre a oggi 7mila test influenzali trovando un solo risultato positivo. Mentre su 40mila test per il coronavirus ci sono stati 6mila positivi. 

Uno scenario identico è quello emerso dal Seattle Flu Study: su 6mila test influenzali solo due hanno dato esito positivo. Insieme all’influenza sono scomparsi anche altri virus come i virus respiratori sinciziali, i virus parainfluenzali e gli altri coronavirus responsabili dei comuni raffreddori. 

È rimasto un solo protagonista sulla scena e sappiamo tutti a chi ci riferiamo. Perché Sars-Cov-2 continua a circolare e gli altri virus no? Il nuovo coronavirus sembra trasmettersi più facilmente anche da persone senza sintomi e alcune differenze nella struttura potrebbero renderlo più “abile” ad aggrapparsi alle gocce di saliva trasportate dall’aria. 

Quel che è certo è che l’assenza dell’influenza non sarà definitiva. I virus stagionali usciranno dalla tana prima o poi, riprenderanno a circolare e  probabilmente avranno anche la strada spianata. È possibile infatti che il sistema immunitario fuori allenamento per la mancanza di patogeni contro cui combattere si sia “dimenticato” le mosse giuste per attaccare i virus influenzali.