Le iniezioni di staminali per i dolori al ginocchio sono già un business. Ma nessuno sa se funzionano

La prudenza non è mai troppa

Le iniezioni di staminali per i dolori al ginocchio sono già un business. Ma nessuno sa se funzionano

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A oggi nessun trattamento con le cellule staminali tra quelli maggiormente pubblicizzati è stato approvato dalla Food and Drugs Administration.
di redazione

C’è chi la spara grossa: “Dolori articolari, addio per sempre”. E chi ci va un po’ più cauto, ma comunque induce a sperare in una soluzione più o meno definitiva: “Stanchi di vivere con ginocchia doloranti? Forse è il momento di prendere in considerazione la terapia con cellule staminali”. 

Slogan come questi lanciati da molte cliniche americane (ma anche italiane) sono giustificati dalla scienza? L’entusiasmo degli annunci pubblicitari sulla possibilità di combattere l’artrite al ginocchio con un’infusione di staminali è sostenuto dai dati sperimentali? 

La risposta breve è “no”. Ma la questione non può essere liquidata così semplicemente. Lo sa bene Laura Beil, giornalista medico-scientifica, che prima di arrivare a quella conclusione ha condotto un’indagine approfondita sul potenziale terapeutico delle staminali con tanto di dati e testimonianze. Ne è nato un lungo articolo consegnato all’edizione on line di ScienceNews di cui riportiamo le parti salienti.

Il boom delle staminali in ortopedia

A dar retta alle pubblicità delle mille cliniche americane (l’indagine è stata condotta negli Usa ma vale anche altrove) specializzate nei trattamenti con staminali, le potenzialità di queste terapie sono infinite: “funzionano” per la calvizie, l’Alzheimer, la sclerosi multipla.

Ma il campo di impiego più sponsorizzato è quello ortopedico: con le staminali sembra possibile liberarsi dei dolori articolari senza dover ricorrere al bisturi. E senza neanche dover combattere con la propria coscienza, nel caso si fosse contrari all’utilizzo degli embrioni per scopi scientifici. Le staminali attualmente in commercio, infatti, non derivano da embrioni ma dal midollo osseo, dal tessuto adiposo, dal cordone ombelicale o dal liquido amniotico. Il nodo della questione non è di natura etica, ma scientifica. 

Il primo punto su cui riflettere è che nessun trattamento con le cellule staminali tra quelli maggiormente pubblicizzati  è stato finora approvato dalla Food and Drugs Administration. Nessuna terapia a base di staminali per rigenerare la cartilagine del ginocchio, per esempio, ha ottenuto il nulla osta dell’ente regolatorio statunitense. Molte strutture hanno trovato l’escamotage per continuare a svolgere la loro attività entro i margini della legge. L’Fda infatti consente di trasferire un tessuto del corpo da una parte all’altra senza che subisca manipolazioni in laboratorio (altrimenti si tratterebbe di un trattamento farmacologico che deve essere approvato).

Le uniche terapie a base di staminali vidimate dall’Fda sono destinate ad alcuni tipi di tumori e a malattie del sangue. Ci sarà una ragione. 

Staminali per il ginocchio: tanto business poca scienza

L’infusione di staminali per eliminare il dolore articolare al ginocchio 

viene proposta come una valida alternativa all’operazione. Peccato però che manchino prove certe della sua efficacia. Quando nel 2017 un gruppo di ricercatori olandesi si è messo in cerca dei trial clinici che valutassero l’utilità delle staminali per la cura dell’osteoartrite 

ne ha trovati solamente 6 e nessuno di questi era stato condotto mettendo a confronto la terapia sperimentale con un placebo. Un solo dato poteva uscire fuori da quegli studi: quello sulla sicurezza del trattamento ma non sull’efficacia. 

L’unica sperimentazione rigorosa condotta per testare l’utilità delle staminali per i dolori al ginocchio non è riuscita dimostrare la superiorità dell’infusione rispetto al placebo. I ricercatori della Mayo Clinic e della Yale University School of Medicine avevano reclutato per lo studio 25 pazienti con lieve osteoartrite a entrambi i ginocchi. Gli scienziati avevano prelevato 50 millilitri di cellule dal midollo osseo di ogni paziente e, dopo averle manipolate in laboratorio (tecnica permessa solo nei trial clinici), le avevano iniettate in uno dei due ginocchi, trattando l’altro con un placebo. Ebbene, i risultati dei due interventi si sono rivelati equivalenti: i partecipanti hanno dichiarato di avere provato lo stesso sollievo in entrambe le ginocchia. 

Un altro trial clinico interessante è stato condotto in Corea del Sud su 12 pazienti sottoposti a infusioni di staminali prelevate dal tessuto adiposo. Secondo quanto riportato dai pazienti la terapia con staminali ha  garantito un miglioramento del dolore del 55 per cento rispetto al placebo. Ma la sperimentazione è troppo piccola per poter essere indicativa di una reale efficacia terapeutica delle staminali nelle cura dell’osteoartrite al ginocchio. 

Le staminali danno sollievo? Sarà… ma la cartilagine non ricresce

Non ci sono prove sufficienti per dimostrate che le terapie a base di staminali possano rigenerare i tessuti usurati. Non è da escludere però che, pur non garantendo la ricrescita della cartilagine, le staminali possano ridurre l’infiammazione procurando sollievo dal dolore. Ma le uniche prove a sostegno di questa ipotesi sono ancora deboli perché provengono da studi su animali o da piccole sperimentazioni senza gruppo di controllo. 

Non sono ancora chiari, tra l’altro, gli effetti collaterali delle terapie pubblicizzate come risolutive per tante patologie. Nel 2018, gli autori di uno studio su Stem Cells Translational Medicine hanno riportato 35 segnalazioni di gravi conseguenze in seguito all’infusione di staminali. Alcuni pazienti in Florida avevano perso la vista dopo aver ricevuto iniezioni di cellule staminali negli occhi.  La stessa Fda sul suo sito mette in guardia dai trattamenti con cellule staminali che possono essere illegali o dannosi. «I prodotti a base di cellule staminali hanno il potenziale per trattare molte condizioni e malattie. Ma per quasi tutti questi prodotti, non è ancora noto se ci sia qualche vantaggio o se il prodotto sia sicuro da usare», avverte l’Fda.