È inverno, prendo l'antibiotico. Così stiamo spuntando l'arma più preziosa

Il rapporto

È inverno, prendo l'antibiotico. Così stiamo spuntando l'arma più preziosa

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I consumi più elevati di antibiotici si registrano al Sud (20,4 dosi ogni 1.000 abitanti al giorno) e al Centro (16,9 dosi), rispetto al Nord (12,7 dosi)
di redazione

Il caso più eclatante è quello degli antibiotici prescritti per un’influenza o un raffreddore: farmaci contro i batteri utilizzati per attaccare i virus. È la svista per eccellenza. Ma la prescrizione delle terapie antibiotiche può essere inappropriata in tanti altri modi, più sottili ma altrettanto gravi: ci sono situazioni in cui effettivamente la terapia antibiotica serve, ma l’antibiotico suggerito è sbagliato del tutto oppure casi in cui quel farmaco non dovrebbe essere assunto in prima linea. Fatto sta che in Italia più di una volta su tre gli antibiotici vengono usati in modo scorretto in tante condizioni cliniche, dall’influenza al raffreddore, dalla cistite alla bronchite. In particolare, nel 2018 il 33,1 per cento di pazienti con diagnosi di infezioni virali delle prime vie respiratorie (influenza, raffreddore, laringotracheite acuta) ha ricevuto una prescrizione di antibiotico. 

A denunciarlo è l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) nel Rapporto sull’uso degli antibiotici in Italia nel 2018 diffuso in occasione della settimana mondiale dell’Oms dedicata alla consapevolezza sull’uso degli antibiotici. I dati contenuti nel documento contribuiscono a spiegare il triste primato italiano di cui si è tanto parlato nei giorni scorsi: l’Italia è prima in Europa per numero di morti legato all’antibiotico-resistenza (dei 33mila decessi che avvengono nei Paesi europei ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, oltre 10mila avvengono nel nostro Paese).

«Ogni assunzione di antibiotici concorre a sviluppare l’antimicrobico-resistenza. Pertanto, utilizzare gli antibiotici con consapevolezza e solo quando necessario è una condizione essenziale per contrastare il fenomeno sempre più preoccupante dell’antibiotico-resistenza e fare in modo che questi farmaci possano continuare ad essere efficaci nel tempo. Monitorare i dai dati di consumo e analizzare l’appropriatezza d’uso ci consente di identificare le aree di maggiore criticità su cui agire con strategie mirate per promuovere un uso più appropriato di questi farmaci», ha dichiarato  Luca Li Bassi, Direttore Generale di Aifa. 

Gli antibiotici spopolano tra bambini e anziani

Nel 2018 il consumo totale di antibiotici (comprensivo dell’acquisto privato) è stato di 21,4 dosi ogni mille abitanti al giorno (un dato in aumento rispetto al 2017 quando si registravano 20,9 dosi per mille abitanti). Circa l’85 per cento degli antibiotici vengono erogati a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e nel 90 per cento dei casi a prescriverli sono i medici di medicina generale o i pediatri. 

Il maggior consumo di antibiotici si registra nelle fasce di età più estreme, nei bambini fino a sei anni e negli anziani over 75. 

Nei primi sei anni di vita il 50 per cento dei bambini assume almeno un antibiotico. E, il dato preoccupante è che oltre il  40 per cento delle prescrizioni non ha riguardato un antibiotico di prima scelta, uno di quelli cioè classificati nella categoria “access” dall’Oms. Fanno parte di questa categoria gli antibiotici ad ampio spettro che dovrebbero rappresentare il primo tentativo di cura per molte infezioni perché consentono di ridurre il rischio di reazioni avverse e lo sviluppo di resistenze batteriche.

«Un utilizzo così frequente è in parte dovuto all’elevata incidenza delle malattie infettive in questa fascia d’età. Vi possono essere diversi fattori che contribuiscono a un uso eccessivo e spesso inappropriato degli antibiotici nella popolazione pediatrica, tra i quali la difficoltà a effettuare una diagnosi microbiologica dell’infezione, la preoccupazione da parte dei pediatri di una scarsa compliance per antibiotici che richiedono 2 o 3 somministrazioni giornaliere e infine le pressioni da parte dei genitori, che inducono spesso il pediatra a una scarsa aderenza alle raccomandazioni delle linee guida esistenti», spiegano gli autori del Rapporto. 

Arriva il freddo, arriva l’antibiotico

Ma agli esperti dell’Aifa non può sfuggire un fenomeno sospetto: perché l’uso di antibiotici aumenta notevolmente nei mesi invernali e durante i picchi influenzali? I malesseri stagionali sono causati prevalentemente da virus e non dovrebbero essere trattati con antibiotici. 

«Il consumo di antibiotici varia in modo significativo dalla stagione invernale a quella estiva. Si passa da un consumo di 11,4 DDD/1000 ab die nel mese di agosto a un massimo di 24,5 DDD/1000 ab die nel mese di gennaio. Considerato che le sindromi influenzali non richiedono nella maggior parte dei casi l’impiego di antibiotici per la loro origine di natura virale (salvo casi clinici particolari e eventuali complicanze batteriche), l’aumento così significativo delle prescrizioni di antibiotici in coincidenza con i picchi influenzali è una spia di una inappropriatezza nei consumi», scrivono gli esperti dell’Aifa. 

Le differenze regionali

Il secondo aspetto che merita una riflessione sull’appropriatezza delle prescrizioni in Italia è la variabilità regionale. I consumi più elevati di antibiotici si registrano al Sud (20,4 DDD/1000 ab die) e al Centro (16,9 DDD/1000 ab die), rispetto al Nord (12,7 DDD/1000 ab die). «Questi dati confermano che, al di là della possibile incidenza dell’epidemiologia delle malattie infettive, esistono altri fattori che causano un uso non sempre appropriato di questi farmaci», leggiamo nel Rapporto. 

I mille volti dell’inappropriatezza: il caso dei fluorochinoloni 

È generalmente inappropriato l’uso qualunque antibiotico in presenza di una diagnosi di influenza, raffreddore comune o laringotracheite acuta. Ma un’attenzione particolare meritano i fluorochinoloni, una classe di antibiotici da utilizzare con estrema cautela sia per la capacità di indurre resistenza sia per il rischio di effetti indesiderati. In Italia il ricorso a questi farmaci è ancora troppo disinvolto. Spesso vengono prescritti in modo inappropriato per il trattamento di cistiti non complicate delle basse vie urinarie nelle donne tra i 20 e i 59 anni di età.

«Nelle mappe europee relative alla distribuzione dei batteri resistenti in Europa, l’Italia detiene insieme alla Grecia il primato per diffusione di germi resistenti. Una delle ragioni per cui si sta assistendo in Italia e nel mondo a questo aumento di resistenze batteriche è l’uso non sempre appropriato degli antibiotici. Utilizzare gli antibiotici con attenzione deve essere un impegno e un dovere per tutti, dai professionisti sanitari alla popolazione generale», ricordano gli autori del Rapporto.