Gli italiani credono nell'innovazione digitale applicata alla salute

Gli italiani credono nell'innovazione digitale applicata alla salute

redazione

La quasi totalità degli italiani (il 95%) pensa che nei prossimi dieci anni le tecnologie digitali potranno migliorare la vita delle persone e circa il 30% ritiene che potranno essere utili per la prevenzione, la diagnosi e il monitoraggio delle malattie. Sono ugualmente ottimisti e fiduciosi quando si parla di intelligenza artificiale (Ia): quasi otto su dieci auspicano che possa trovare maggiore applicazione in ambito medico.

È quanto risulta dall'indagine Italiani, salute digitale e Intelligenza artificiale, presentata martedì 9 ottobre a Milano in occasione della premiazione dei vincitori dei bandi di concorso promossi da Gilead in Italia nell’ambito dell’infettivologia e dell’oncoematologia: Fellowship Program, Community Award e Digital Health Program.

«Fiducia e ottimismo sono i sentimenti maggiormente rappresentati quando parliamo di innovazione e salute» spiega Cristina Cenci di EIKON, che ha realizzato il sondaggio per conto di Gilead. «La tecnologia digitale è percepita – aggiunge - come uno strumento potente per migliorare la sanità: dai servizi alle prestazioni, minimizzando i tempi e gli errori».

Italiani amanti dello smartphone. Non proprio una novità, ma una conferma: lo utilizzano nove su dieci (89%), poco più del computer (87%), ma ben oltre il tablet (38%). Per comunicare con il medico, però, gli italiani usano principalmente canali tradizionali, come andare in ambulatorio o telefonare, anche se ormai si manifesta un'apertura verso altri sistemi: per esempio, WhatsApp ha già superato l'email nella comunicazione con il medico. Le tecnologie indossabili per monitorare la salute, invece, non raggiungono ancora numeri significativi: il 62% del campione ha dichiarato di non utilizzarle, il 21% le usa, mentre il 17% prevede di utilizzarle in futuro. Riguardo alle diagnosi a distanza, soltanto una minoranza (22%) ne ha ricevuta una, tuttavia l'80% crede che poter riceverne sia una cosa positiva o comunque un’altra potenziale modalità.

L'Intelligenza artificiale non fa paura. Gli Italiani dicono di essere informati sull’Intelligenza artificiale (Ia), ma quando viene chiesto loro di associare delle parole alla Ia, sono utilizzati termini generici come “computer”, “robot”, “futuro”, o “tecnologia”. Termini come “algoritmo”, “cervello” o anche “efficienza”, strettamente collegati all’Ia, sono molto meno presenti. Il termine “futuro” è uno dei più ricorrenti.

Il fatto che l'Ia preveda la raccolta di una grande quantità di dati personali, comunque, non preoccupa il 69% della popolazione: il 30% crede sia giusto raccogliere queste informazioni e per il 39% è importante sapere come vengono usate. Le maggiori resistenze si concentrano nell’ambito delle relazioni: il 51% teme la perdita di contatto umano in generale mentre il 36% teme la mancanza dell’esperienza, dell’intuizione e dell’intelligenza del medico in carne e ossa.

Anche quando si parla di medicina predittiva e Ia gli italiani si dimostrano fiduciosi: per il 62% può offrire possibilità molto importanti. E la raccolta di dati genetici sempre attraverso sistemi di Ia viene indicata come una opportunità da quasi la metà del campione (48%).

L’ottimismo si conferma ancora quando una maggioranza (77%) trova che sia molto o abbastanza vero che sia importante applicare maggiormente l’Ia in ambito medico.

I premi. Dedicati a ricercatori e comunità di pazienti italiani, i tre bandi Gilead mirano a selezionare e premiare le progettualità più meritevoli e più innovative, che dimostrino di avere ricadute positive e a breve-medio termine su qualità di vita, assistenza terapeutica e outcome clinici dei pazienti colpiti da Hiv, patologie del fegato e malattie oncoematologiche.

Dal 2011, anno della prima edizione, sono stati quasi 400 i progetti premiati tra gli oltre mille presentati e oltre un milione e settecentomila euro verrà messo a disposizione per i 66 vincitori di quest'anno.

«Siamo orgogliosi di confermare per l'ottavo anno consecutivo il nostro sostegno alla ricerca e all'associazionismo italiano - assicura Valentino Confalone, General Manager di Gilead Italia - promuovendo la realizzazione di progetti a forte contenuto di innovatività».