Per gli italiani l'accesso tempestivo ai farmaci innovativi non è importante, ma le nuove cure per i pazienti oncologici sì

Il paradosso

Per gli italiani l'accesso tempestivo ai farmaci innovativi non è importante, ma le nuove cure per i pazienti oncologici sì

man hesitation.jpg

Anche sulle malattie sembrano disorientati: ritengono che il cancro sia il “nemico numero uno” e sottovalutano le patologie cardiovascolari, quelle infettive e quelle croniche come il diabete.
di redazione

È davvero uno strano Paese il nostro. Per dire: secondo un recentissimo sondaggio, meno di un terzo degli itliani (il 29%) ritiene che la ricerca scientifica debba essere una priorità per il Servizio sanitario nazionale. Ancora meno, molti meno (appena l'8%) considerano prioritario per il Ssn garantire l'accesso ai farmaci innovativi in tempi rapidi. Quasi tutti (il 97%) pensano però che per un paziente oncologico sia importante poter utilizzare una nuova cura.

Contraddizioni che risultano dal sondaggio che l'Istituto Piepoli ha condotto per conto di MSD Italia e che è stato presentato mercoledì 14 marzo a Roma nel corso di Inventing for Life - Health Summit, evento organizzato dalla stessa azienda farmaceutica.

Stando a quello che risulta dall'indagine (condotta ai primi di marzo su un campione di 1.088 persone rappresentativo della popolazione italiana sopra i 18 anni), gli italiani avrebbero anche una percezione delle malattie che non sempre corrisponde alla realtà. Per esempio, secondo gli intervistati la patologia che costa di più al Ssn è il cancro: il 66%; seguito dal 19% delle malattie dell'apparato cardiovascolare e dal 18% del diabete. Le cose, però, non stanno proprio così: per dirne una, il diabete costa al servizio sanitario pubblico 9,6 miliardi, ai quali vanno aggiunti altri 11 miliardi scarsi di costi indiretti per assenze dal lavoro e pensionamenti anticipati.

In questi risultati si trovano le spiegazioni delle opinioni che gli intervistati esprimono su quali siano le principali sfide che aspettano la sanità pubblica del nostro Paese. Praticamente tre italiani su quattro (il 72%) ritengono che si dovrebbe investire di più nella lotta ai tumori, mentre sottovaluta il diabete (su cui solo il 13% pensa si debba investire), le malattie infettive e la prevenzione vaccinale (entrambe al 2%). Per il Servizio sanitario nazionale, invece, la priorità di gran lunga privilegiata dal campione (78%) è la riduzione delle liste d'attesa per esami e interventi, seguita a distanza (40%) dal dare maggiore sostegno alle fasce deboli della popolazione; solo in coda il controllo dell'efficacia dei servizi e delle cure nonché il potenziamento dell'educazione sanitaria dei cittadini (ultime con il 5%).

Quanto poi ai servizi digitali e in particolare ai Big Data, ormai considerati dagli “addetti ai lavori” un'essenziale risorsa per la gestione della complessità in sanità, gli italiani sembrano non averne colto appieno l'importanza: solo la metà degli intervistati, infatti, si dichiara disposta ad autorizzare l'uso dei propri dati sanitari privati. Anche se nove su dieci (89%), per esempio, che la telemedicina possa essere d'aiuto ai pazienti cronici. Tutto a condizione che non si perda di vista la centralità del paziente che secondo il 39% degli intervistati non è adeguatamente ascoltato e considerato nelle decisioni del Ssn.

«Il nostro compito come industria farmaceutica – dice Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato di MSD Italia – è quello di continuare a investire in Ricerca & Sviluppo, consolidando il ruolo di partner delle Istituzioni, del mondo scientifico e delle associazioni di pazienti, per offrire farmaci e vaccini innovativi e servizi di valore come quelli sviluppati in ambito digitale e della tecnoassistenza. Crediamo che il valore del nostro lavoro sia legato alla possibilità per i pazienti di accedere tempestivamente alle terapie innovative, con un giusto riconoscimento all’investimento in Ricerca & Sviluppo, ma nel rispetto della piena sostenibilità del Servizio sanitario nazionale».