Un italiano su venti ha combattuto contro il cancro

Rapporto AIRTUM-AIOM

Un italiano su venti ha combattuto contro il cancro

Più casi al Nord, ma al Sud si guarisce di meno. Preoccupa il tumore al polmone nelle donne
redazione

Tre milioni e trecentomila italiani (3.304.648) sono ancora in vita dopo aver ricevuto una diagnosi di tumore: alcuni stanno ancora combattendo contro la malattia, altri l’hanno sconfitta temporaneamente o del tutto. 

È questo uno dei dati salienti del censimento annuale sui tumori in Italia condotto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) e dalla Fondazione AIOM, raccolto nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017” presentato oggi al Ministero della Salute. 

Il rapporto fotografa una situazione in cui luci e ombre convivono: i nuovi casi di tumore stimati nell’anno in corso sono 369 mila (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine), poche migliaia in più dell’anno scorso. Se per alcuni tumori si registra un rallentamento (per esempio quello allo stomaco e ancor più al colon-retto grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening), altri vedono aumentare la loro diffusione: è il caso dei tumori del pancreas, della tiroide e del melanoma.

Soprattutto, però, cresce il numero di diagnosi di tumore al polmone nelle donne, un fenomeno dovuto quasi certamente alla maggiore diffusione del fumo fra le italiane: saranno 13.600 le donne che svilupperanno la neoplasia nel 2017, il 49 per cento in più rispetto a 10 anni fa.

«L’incidenza è in netto calo negli uomini (-1.8% per anno nel periodo 2003-2017), legata principalmente alla riduzione dei tumori del polmone e della prostata, ed è stabile nelle donne, ma si deve fare di più per ridurre l’impatto di questa malattia, perché oltre il 40 per cento dei casi è evitabile», ha sintetizzato il presidente nazionale AIOM Carmine Pinto, che ha puntato il dito soprattutto sulla prevenzione. «Ormai è scientificamente provato che il cancro è la patologia cronica che risente più fortemente delle misure di prevenzione», ha aggiunto. «Migliaia di studi condotti in 50 anni hanno dimostrato con certezza il nesso di causalità fra fattori di rischio quali gli stili di vita sbagliati (fumo di sigaretta, sedentarietà e dieta scorretta), agenti infettivi, a cui può essere ricondotto l’8,5% del totale dei casi (31.365 nel 2017), esposizioni ambientali e il cancro».

Il male non è invincibile

Diagnosi sempre più precoci e affidabili, misure di prevenzione sempre più diffuse e nuove terapie stanno aumentando notevolmente la sopravvivenza al cancro. 

Nel 2014 (ultimo dato ISTAT disponibile) sono stati 177.301 i decessi attribuibili al cancro. Le neoplasie rappresentano la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi) dopo le patologie cardio-circolatorie (37%). Il tumore che ha fatto registrare nel 2014 il maggior numero di decessi è quello al polmone (33.386), seguito da colon-retto (18.671), mammella (12.330 decessi), pancreas (11.186) e stomaco (9.557). 

Numeri importanti che però non devono far dimenticare che il cancro è sempre meno una condanna a morte: «La mortalità continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori: la prevenzione primaria (in particolare la lotta al tabagismo), la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in termini di efficacia e di qualità di vita in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato. Più pazienti hanno lunghe sopravvivenze e più persone guariscono dal cancro: e questo è un importante risultato di sanità pubblica», ha chiarito Stefania Gori, presidente eletto AIOM. 

In particolare, la sopravvivenza a 5 anni è a oggi del 63% nelle donne e del 54% negli uomini. 

Diritti diseguali

Proprio i dati sulla sopravvivenza, però, mostrano una forte difficoltà del sistema sanitario nazionale di garantire assistenza uniforme sul territorio. 

È vero infatti, come ha illustrato la presidente AIRTUM Lucia Mangone che esiste «una forte difformità tra il numero di nuovi casi registrati al Nord rispetto al Centro e Sud sia negli uomini che nelle donne. In particolare, al Nord ci si ammala di più rispetto al Sud». 

Tuttavia, «al Sud si sopravvive di meno: nelle regioni meridionali, dove gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, non si è osservata la riduzione della mortalità e dell’incidenza dei tumori della mammella, colon-retto e cervice uterina».

E un’ulteriore fonte di diseguaglianza potrebbe essere rappresentata dal taglio delle risorse destinate alla lotta al cancro. 

«Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per combatterlo, come l’immunoterapia e le terapie target che si aggiungono alla chemioterapia, chirurgia e radioterapia»,  ha detto Carmine Pinto. «Lo scorso anno si temeva che il nostro sistema sanitario non riuscisse a reggere le conseguenze economiche dovute all’arrivo dei nuovi trattamenti. Siamo riusciti ad evitare questo rischio grazie al Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi che ci ha permesso di garantire a tutti i pazienti le migliori cure disponibili. Per questo rilanciamo anche per il 2018 la richiesta di proroga del Fondo con risorse dedicate», ha concluso.