L'altra faccia della telemedicina: prescrizioni di antibiotici alle stelle se il medico visita a distanza

Il rischio

L'altra faccia della telemedicina: prescrizioni di antibiotici alle stelle se il medico visita a distanza

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Negli Stati Uniti i consulti a distanza sono compresi nel 96 per cento dei piani assicurativi sanitari. 
di redazione

Quando i bambini piccoli si ammalano, la possibilità di consultare il medico attraverso un tablet o un pc è decisamente allettante. Qui da noi non ha ancora preso piede, ma negli Stati Uniti la telemedicina spopola e i genitori che scelgono la visita medica 2.0 rispetto a quella tradizionale sono in costante aumento. Uno studio su Pediatrics però mette in guardia dai rischi dei consulti a distanza: troppo spesso un’infezione respiratoria viene curata con un antibiotico. I bambini con sindromi respiratorie acute hanno infatti maggiori probabilità di ricevere la prescrizione di un antibiotico se il loro pediatra si trova dall’altra parte di uno schermo piuttosto che accanto a loro in carne e ossa in uno studio medico o in un ospedale. 

Lo studio condotto dai ricercatori UPMC Children's Hospital di Pittsburgh ha raccolto i dati di di 4 milioni di bambini confrontando il numero di terapie antibiotiche prescritte in tre differenti contesti: nelle visite effettuate con la telemedicina, nello studio del medico di base e nei pronto soccorsi degli ospedali. 

Dall’analisi è emerso che il 52 per cento dei bambini visitati a distanza ha ricevuto la prescrizione di un antibiotico in confronto al 42 per cento dei bambini finiti al pronto soccorso e al 31 per cento di quelli controllati di persona da un pediatra nel suo studio. 

Non solo: il tipo di antibiotico prescritto per via telematica spesso non è in accordo con quanto indicato dalle linee guida. 

«Negli ultimi anni, l'uso della telemedicina per problemi di competenza del medico di base è aumentato tra i bambini. Sappiamo molto poco sul tipo di cura che i bambini ricevono durante queste visite di telemedicina che si svolgono direttamente tra fornitore del servizio e consumatore, con medici al di fuori del solito studi pediatrico del bambino», ha detto Kristin Ray, pediatra, dell’UPMC Children's Hospital, principale autore dello studio.

Ora, grazie alla nuova indagine, è emerso un punto critico della telemedicina finora rimasto sconosciuto. L’abuso di antibiotici, è risaputo, nuoce alla salute dei singoli pazienti e mette a rischio quella dell’intera umanità favorendo lo sviluppo di batteri resistenti e per questo è uno dei fenomeni più sorvegliati degli ultimi anni. In tanti Paesi del mondo vengono periodicamente eseguite scrupolose indagini in ogni campo della sanità per cogliere i pericolosi indizi di sovratrattamento. Ma la telemedicina era fino a oggi sfuggita al monitoraggio, nonostante in America sia diventata una routine.

Negli Stati Uniti i consulti a distanza sono compresi nel 96 per cento dei piani assicurativi sanitari. Non si può biasimare il genitore che preferisce collegarsi al medico comodamente da uno schermo piuttosto che avventurarsi in situazioni dagli scenari imprevedibili, con l’alto rischio di dover passare in compagnia di bambini urlanti ore d’ attesa negli ambulatori pediatrici o negli ospedali. 

«Come pediatra generico, mi interessa rendere le cure più accessibili e meno impegnative per le famiglie. Penso che esistano molte innovazioni tecnologiche che aiutino a ottenere questo risultato. Ma credo sia altrettanto importante assicurare che la qualità delle cure offerte ai bambini resti elevata», ha detto Ray. 

Secondo i ricercatori, l’uso disinvolto degli antibiotici nella telemedicina riguarda soprattutto i bambini. Non sono emerse particolari differenze nelle prescrizioni di antibiotici tra medici “reali” e “virtuali” nella popolazione adulta.