La lezione della spagnola: potremmo dover convivere con Covid-19 ancora a lungo

La storia insegna

La lezione della spagnola: potremmo dover convivere con Covid-19 ancora a lungo

Le fasi delle due pandemie avvenute a cent’anni di distanza, influenza e Covid-19, sono simili. E se quel che è successo allora dovrebbe ripetersi oggi, potremmo aspettarci un nuovo picco alla fine del 2021. Anche se grazie al vaccino il pericolo potrebbe essere scongiurato

Spanish_flu_hospital.png

Immagine: courtesy of the National Museum of Health and Medicine, Armed Forces Institute of Pathology, Washington, D.C., United States., CC BY 2.5 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.5>, via Wikimedia Commons
di redazione

Il primo picco a marzo, poi un’estate rassicurante seguita da un’impennata di nuovi casi. A ottobre comincia la seconda ondata, gli indici di contagiosità salgono e scendono in base alle misure restrittive con un aumento delle infezioni a dicembre. Non stiamo parlando di Covid-19, ma dell’influenza pandemica del 1918, la famigerata spagnola a cui l’attuale pandemia sembra somigliare per tanti aspetti. E non ultimo per l’andamento nel tempo dei contagi. Il che non è rassicurante, Perché se Covid-19 è davvero lo specchio spagnola potrebbe restare con noi ancora a lungo. Anche la presenza del vaccino, che all’epoca non esisteva, rende la previsione senza dubbio più rosea. 

La sorprendete analogia delle ondate epidemiche tra le due pandemie non è sfuggita a Siddharth Chandra, ricercatore della Michigan State University che ha dedicato dieci anni della sua carriera a studiare l’influenza del 1918. 

Utilizzando i dati sulle infezioni e sulla mortalità della spagnola tra il 1918 e il 1920, Chandra ha ricostruito quattro ondate dell’epidemia nel Michigan. Il primo picco di contagio si è registrato nel marzo del 1918, poi c’è stato un secondo aumento dei contagi a ottobre a cui si è risposto adottando una serie di misure molto simili a quelle dei nostri giorni, mascherine, distanziamento, divieto di assembramenti, invito a restare in casa ecc….

Dopo tre settimane di regole restrittive il numero dei casi è cominciato a scendere e i divieti sono stati sospesi. A dicembre il virus torna a fare strage con numeri equivalenti se non superiori al primo picco di marzo. «I divieti non hanno fermato il virus influenzale ne hanno solo rallentato il successivo picco», spiega Chandra. 

Nella sua ricerca, pubblicata sull’American Journal of Public Health, Chandra ha ricostruito il percorso del virus tra ottobre 1918 e febbraio 1920 seguendo i casi di infezione contea per contea. A ottobre, le contee nella parte meridionale dello Stato vicino allo stretto di Mackinac avevano il numero più alto di casi, ma a dicembre il picco si è registrato nelle contee centrali. Il dato più sorprendente però è quello registrato 18 mesi dopo: nel febbraio del 1920 c’è stata una nuova ondata che non ha risparmiato quasi nessuno e tutto lo Stato si è trasformato in un gigantesco focolaio. Questo picco di contagi superava quelli del 1918. 

Immagine: © Siddarth Chandra

Cosa è successo? Potrebbe darsi che si fosse diffusa allora una nuova variante del virus influenzale contro la quale la popolazione non aveva sviluppato difese immunitarie. Ma è un’ipotesi difficile da verificare perché bisognerebbe avere campioni del virus del 1920 e confrontarli con quelli del 1918, un’operazione impossibile. Potrebbe anche darsi però che questo colpo di coda della spagnola abbia colpito le persone che non sono ste esposte al virus nelle precedenti ondate. Nello scenario attuale significherebbe avere un rigurgito di epidemia tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022. 

Fortunatamente però tra le tante somiglianze che si possono riscontrare tra la spagnola e Covid-19 c’è una differenza sostanziale. Nel 1918 non c’era un vaccino disponibile, oggi ce ne sono diversi. E l’eventualità di un nuovo picco a fine anno dipende proprio da quante persone verranno vaccinate nel frattempo. 

«Tante persone rimarranno suscettibili fino a quando non saranno vaccinate. Eventi negativi possono ancora accadere tra un anno o due da adesso, anche se attualmente stiamo assistendo a una diminuzione del numero di casi. Abbiamo ancora oltre 200 milioni di persone in circolazione che sono suscettibili al virus, me compreso», ha dichiarato Chandra.