L'orrore costoso delle mutilazioni genitali femminili

Il calcolo

L'orrore costoso delle mutilazioni genitali femminili

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Attualmente si stima che nel mondo vivano più di  200 milioni di ragazze e donne che sono state sottoposte alle mutilazioni genitali femminili, in 30 Paesi dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia.
di redazione

Una pratica aberrante, una violazione dei diritti fondamentali della persona, una violenza, un crimine condannato dalle Nazioni Unite. Questo sono prima di tutto le mutilazioni genitali femminili. Una prassi disumana che, inoltre, è anche economicamente insostenibile per i Paesi dove viene praticata. I costi delle cure necessarie a rimediare ai danni alla salute provocati dai tagli rituali effettuati sugli organi  riproduttivi di bambine tra i 4 e i 14 anni sono infatti altissimi. 

L’impatto economico globale delle mutilazioni genitali femminili è pari a 1,4 miliardi di dollari all’anno, secondo i calcoli degli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità presentati in un documento interattivo chiamato FGM Cost Calculator diffuso oggi 6 febbraio in occasione della Giornata internazionale della tolleranza zero per le mutilazioni genitali.

Ogni Paese destina in media il 10 per cento della spesa sanitaria annua all’assistenza alle vittime delle mutilazioni. Alcuni Stati sono costretti a sborsare fino al 30 per cento in cure mediche riparatorie. 

Utilizzando i dati di 27 Paesi in cui la pratica è tuttoggi diffusa, i ricercatori hanno simulato i vantaggi economici che deriverebbero dalla rinuncia a una prassi pericolosa che non ha nessuna giustificazione medica. Se si smettesse di eseguire ora le mutilazioni genitali femminili, entro il 2050 si registrerebbe un risparmio in costi per la salute di oltre il 60 per cento.  Al contrario, se non cambiasse nulla i costi sarebbero sanitari destinati ad aumentare del 50 per cento nello stesso periodo, dato l’aumento demografico previsto e il maggior numero di ragazze che verrebbero sottoposte alle mutilazioni. 

Attualmente si stima che nel mondo vivano più di  200 milioni di ragazze e donne che sono state sottoposte alle mutilazioni genitali femminili, in 30 Paesi dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia.

Le bambine e le donne che hanno subito mutilazioni nei genitali corrono rischi per la loro salute fisica e mentale. Nell’immediato c’è il pericolo di infezioni, emorragie, traumi psicologici. A lungo termine possono emergere complicanze al momento del parto, malattie psichiatriche e infezioni croniche, dolori durante il ciclo mestruale o i rapporti sessuali. Anche urinare può diventare una sofferenza insopportabile.

Tutte queste condizioni richiedono assistenza medica, farmaci e materiale sanitario. È un conto salato da pagare. 

«I costi sanitari elevati per i Paesi aumentano a causa del tragico impatto sulla persona per le donne e ragazze. I governi hanno la responsabilità morale di contribuire a porre fine a questa pratica pericolosa.  Le mutilazioni genitali femminili fanno del male alle ragazze, mettono a rischio la loro salute per tutta la vita e mettono a dura prova i sistemi sanitari che devono curarle», ha dichiarato Prosper Tumusiime, ai vertici dell'Ufficio regionale africano dell’OMS.

Dal 1997, anno in cui l’OMS ha iniziato ad affrontare sistematicamente il problema, molti progressi sono stati fatti. 26 paesi in Africa e Medio Oriente hanno adottato leggi che vietano esplicitamente le mutilazioni genitali femminili. Resta però ancora molto da fare per evitare alle bambine le sofferenze di un intervento brutale. Tra i progetti in corso ci sono campagne di sensibilizzazione rivolte agli operatori sanitari con l’obiettivo di renderli protagonisti della prevenzione.