Mai sottovalutare i rischi del cesareo. Specie dopo i 35 anni

Lo studio

Mai sottovalutare i rischi del cesareo. Specie dopo i 35 anni

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Nei paesi ad alto reddito, l'età materna è aumentata negli ultimi decenni e di pari passo anche i cesarei: nelle donne con più di 35 anni circa il 30% dei parti avviene chirurgicamente
di redazione

Non è una novità. L’Organizzazione mondiale della sanità non fa che ripeterlo: in alcuni Paesi del mondo, Italia in primis, si eseguono troppi parti cesarei, la metà dei quali sarebbero ingiustificati. I rischi dell’intervento per la madre sono troppo alti per legittimare un così disinvolto ricorso al bisturi in sala parto. Di quali rischi si parla esattamente? Rispondere non è facile. Una valutazione affidabile delle possibili complicanze associate al cesareo è stata tentata spesso, ma ogni volta sui risultati è pesato il solito dilemma dell’ “uovo e della gallina”: è il cesareo a provocare le complicanze, o sono le complicanze della gravidanza a richiedere il cesareo? 

Un nuovo studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal è stato studiato appositamente per superare l’impasse, distinguere meticolosamente le cause dagli effetti e comprendere gli effettivi pericoli associati al cesareo. 

I ricercatori hanno messo a confronto più di 1.400 donne che hanno avuto serie complicazioni dopo il parto con 3.400 donne senza gravi disturbi post-partum. Lo studio, precisano i ricercatori, non vuole essere una condanna a una pratica medica che in tante circostanze è utile e necessaria. 

«Il parto cesareo è un intervento utile per le madri e i neonati in molte situazioni. Ma il tasso di cesarei è aumentato negli ultimi venti anni in molti Paesi sviluppati dove più di una donna su cinque partorisce con un cesareo», precisano gli autori dello studio.

Il cesareo viene infatti proposto maggiormente alle donne più avanti negli anni, particolarmente numerose nei Paesi sviluppati, forse perché si considerano meno probabili ulteriori gravidanze.

«Nei paesi a più alto reddito, l'età materna è aumentata negli ultimi decenni; le donne con più di 35 anni rappresentano una proporzione sostanziale di gravidanze, il 17,0  per cento negli Stati Uniti, il 21 per cento in Francia e in Inghilterra e il 21,7 per cento in Canada nel 2016. In concomitanza, il tasso di parto cesareo è aumentato, specialmente in donne di età superiore ai 35 anni, con tassi di circa il 30 per cento riportati in questa fascia di età più avanzata», dicono gli scienziati. 

Dopo avere eseguito metodicamente tutti gli aggiustamenti sui dati per eliminare i potenziali elementi confondenti, escludendo anche dall’indagine le donne con gravidanze problematiche, gli scienziati hanno osservato un aumento di complicanze nei parti eseguiti con il bisturi, soprattutto se le donne avevano superato i 35 anni di età. In questi casi il rischio di complicanze aumenta di due volte rispetto al parto al naturale. Ma anche le donne under 35 che effettuano un cesareo rischiano di più (1,5 volte) rispetto alle coetanee che partoriscono in modo naturale. 

«Le nostre scoperte dimostrano che, sebbene il parto cesareo sia di solito un intervento sicuro, rimane una procedura chirurgica invasiva con effetti avversi intrinseci per le donne. Questo dato dovrebbe essere preso in considerazione nel rapporto rischi-benefici quando si sceglie il tipo di parto», scrivono i ricercatori. 

Tutto questo accade in Francia dove è stato condotto lo studio, ma presumibilmente vale per tante altre nazioni dal reddito simile. Ci sono Paesi del mondo però in cui non è possibile affermare che il cesareo sia un intervento sicuro, ci sono Paesi in cui per “complicanza” si intende la morte della donna.

Lo ha ricordato una indagine su 12 milioni di gravidanze condotta dai ricercatori della Queen Mary University di Londra pubblicata sul Lancet. Nei Paesi a basso e medio reddito il numero di morti in seguito a un cesareo è 100 volte superiore a quello di alcuni Paesi ad alto reddito, come il Regno Unito. Un terzo dei bambini nati con la procedura chirurgica non sopravvive. Si tratta di uno scenario molto peggiore di quanto immaginato finora, hanno dichiarato gli autori del rapporto. 

Ogni anno 300mila donne muoiono mettendo alla luce un figlio, il 99 per cento vive in Paesi poveri. Il taglio cesareo che in teoria potrebbe salvare la vita a madre e figlio, nella pratica viene effettuato in tempi e modi sbagliati: troppo presto e troppo poco, oppure troppo e troppo tardi. 

I ricercatori hanno esaminato i dati di 12 milioni di gravidanze, raccolti in 196 studi condotti in 67 Paesi a basso e medio reddito,

Il rischio di morte materna è di 7,6 ogni mille procedure, circa 100 volte più alto rispetto al Regno Unito (8 su 100mila).

Il maggior numero di decessi avviene nell’Africa subsahariana (10,9 su mille). Un quarto di tutte le donne morte durante il parto hanno subito un taglio cesareo (23,8 per cento). 

I rischi di non sopravvivere al parto aumenta di 12 volte quando il taglio viene eseguito nella fase avanzata del travaglio, cosa che accade spesso.  

«Il rischio di morte materna dopo il cesareo è sproporzionatamente elevato nei Paesi a basso e medio reddito e le donne nei Paesi subsahariani hanno gli esiti peggiori. I rischi non sembrano essere diminuiti negli ultimi 30 anni e sono elevati nei paesi con un basso tasso di taglio cesareo», concludono i ricercatori.