Per i malati di cancro, eccellenza in reparto, solitudine a casa

Lo Stato dell'Oncologia

Per i malati di cancro, eccellenza in reparto, solitudine a casa

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Il 73% delle strutture ha definito percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA), essenziali per garantire un’assistenza multidisciplinare: 798 i documenti deliberati, specie per i tumori della mammella, colon-retto, polmone e prostata
di redazione

Oltre trecento (332) reparti di Oncologia, 4 su 5 oltre a garantire un eccellente livello di assistenza medica offrono anche un servizio di supporto psicologico, ma solo il 65% garantiscono l’assistenza domiciliare. Una forbice che si allarga spostandosi lungo la Penisola: al Nord le cure domiciliari sono infatti assicurate dal 70% delle strutture rispetto al 52% del Sud. 

Le Breast Unit, dedicate alla cura del tumore della mammella, sono 212 e l’80% (170) tratta più di 150 nuovi casi ogni anno (la soglia minima stabilita a livello europeo). Ma sono distribuite a macchia di leopardo: al Nord il 72% delle Oncologie (120) è dotato di un centro senologico, rispetto al 68% del Centro (57) e al 43% del Sud (35). 

Nonostante queste criticità da affrontare quanto prima, sono significativi i passi in avanti fatti nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA), essenziali per garantire un’assistenza multidisciplinare: sono stati deliberati dal 73% delle strutture, per un totale di 798 documenti (in particolare per i tumori della mammella, colon-retto, polmone e prostata). 

Sono alcuni dei dati sullo “Stato dell’Oncologia” nel nostro Paese presentati nel corso del convegno nazionale organizzato oggi al Senato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM).

Molte le luci dell’assistenza oncologica. Ma non mancano le ombre. 

«Vanno superate le differenze territoriali nell’assistenza, che ancora oggi alimentano le liste di attesa e le migrazioni regionali, costringendo una significativa percentuale di pazienti a spostarsi dal proprio domicilio», spiega Stefania Gori, presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar. «La svolta è rappresentata dalla reale istituzione delle reti oncologiche regionali, attive solo in Lombardia, Piemonte e Valle D’Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Puglia e nella Provincia autonoma di Trento. La concreta realizzazione di questi network consentirà di migliorare i livelli di appropriatezza e di risparmiare risorse da utilizzare per velocizzare l’accesso ai farmaci innovativi».

Bisogno di manutenzione

Oggi, in Italia, il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi. Il nostro Paese, se valutato nel complesso, presenta un quadro di sopravvivenza pari o superiore alla media europea. 

«è necessario migliorare il livello tecnologico dei centri, sia in ambito diagnostico (radiologia e biologia molecolare) sia chirurgico e radioterapico»,  sottolinea Giordano Beretta, presidente eletto AIOM. «Oggi, ad esempio, la radioterapia è impiegata nella cura del 60-70% dei pazienti oncologici e si stima che il suo fabbisogno in Europa aumenterà di oltre il 15% nei prossimi 10 anni. Un’analisi economica internazionale, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Oncology, ha evidenziato infatti che gli investimenti in apparecchiature radioterapiche non solo consentono il trattamento di un gran numero di pazienti, ma determinano anche vantaggi economici, tenendo conto delle risorse investite e delle vite salvate. Anche l’assistenza domiciliare, in particolare quella palliativa, è insufficiente in molte realtà, nonostante gli importanti risparmi che ne deriverebbero. È stato dimostrato che, se fosse assicurata un’adeguata assistenza domiciliare e palliativa, la degenza in ospedale si ridurrebbe da 20 a 4 giorni, con un risparmio di circa 2.000 euro a paziente». 

Survivors

«Nel nostro Paese quasi 3 milioni e 400mila persone vivono dopo la diagnosi di cancro, con un incremento del 3% ogni 12 mesi», afferma Saverio Cinieri, Tesoriere Nazionale AIOM. «E la malattia sta diventando sempre più cronica grazie a armi efficaci come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare che si aggiungono a chirurgia, chemioterapia, ormonoterapia e radioterapia. Evidenti i risultati ottenuti in alcune delle neoplasie più frequenti: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 91% nel tumore della prostata e l’87% nella mammella. Scendendo nel dettaglio regionale, vi è una disomogeneità nell’accesso a programmi di diagnosi precoce e, soprattutto nelle Regioni del Sud, poca cura dedicata allo stile di vita (fumo, obesità anche infantile, cattiva alimentazione e poca attività fisica)».

Salva(guarda)re il sistema

Un altro tema centrale è quello relativo alla sostenibilità del sistema sanitario. Le uscite per i farmaci anticancro sono passate da 3,3 miliardi di euro nel 2012 a più di 5 miliardi nel 2017: rappresentano la prima categoria terapeutica a maggior spesa pubblica. Un aiuto può venire dai biosimilari, argomento a cui AIOM, insieme alla Società Italiana di Farmacologia (SIF), alla Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO), al Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO) e a Fondazione AIOM, ha dedicato un Position Paper.

«Gli oncologi hanno da tempo sviluppato una particolare sensibilità verso le tematiche di governo della spesa», dice ancora Roberto Bordonaro, Segretario Nazionale AIOM. «L’utilizzo dei farmaci biosimilari in oncologia può determinare risparmi di circa il 20%, permettendo di riallocare risorse a sostegno dell’accesso a terapie innovative. Ma la qualità e la sostenibilità del sistema si garantiscono anche e soprattutto attraverso politiche di sostegno alla ricerca e allo sviluppo: l’Italia investe solo lo 0,5% del proprio PIL a questo scopo e nel nostro Paese è in preoccupante flessione il numero di professionisti dedicati alla ricerca biomedica, con addirittura una perdita del 20% dei dottori di ricerca. Nonostante ciò, nel corso del 2017 i lavori scientifici italiani in ambito oncologico pubblicati su riviste mediche indicizzate sono stati oggetto di 3.009 citazioni da parte di altri autori, ponendo il nostro Paese al primo posto in Europa in questa speciale classifica, davanti a Germania, Francia e Regno Unito, tutte nazioni con solidissime tradizioni di eccellenza nella ricerca biomedica; allo stesso tempo la qualità delle oncologie italiane è ancora in grado di attrarre finanziamenti finalizzati alla ricerca clinica da parte di sponsor industriali. Tutto ciò dimostra come l’oncologia italiana, se adeguatamente supportata dalle istituzioni, possa affermarsi come un motore di sviluppo in ambito non solo scientifico, ma anche economico e sociale. Offriamo questi temi alle Istituzioni, confidando nell’apertura di un dibattito non più rinviabile».

La prevenzione

Infine, la prevenzione. Essenziale per ridurre l’impatto della malattia non soltanto sui pazienti, ma anche sul servizio sanitario. A tal proposito AIOM e Fondazione AIOM, in collaborazione con Senior Italia FederAnziani, hanno lanciato quindi il primo progetto nazionale per prevenire e vincere i tumori negli anziani (“Cancro, la prevenzione non si ferma dopo i 65 anni”). 

«Le prime 18 tappe si sono svolte con grande partecipazione», afferma Fabrizio Nicolis, presidente della Fondazione AIOM. «Oggi un over 65 ha ancora davanti a sé più di un ventennio. Ecco perché diventa fondamentale correggere il proprio stile di vita e sottoporsi a regolari controlli medici e agli screening anche in età avanzata: una diagnosi precoce può fare la differenza. Purtroppo il 57% degli over 65 è in sovrappeso o obeso, il 9,8% fuma, il 39,2% è sedentario e solo il 10,6% consuma 5 o più porzioni di frutta e verdura ogni giorno. Vogliamo migliorare queste percentuali con un progetto che è all’avanguardia anche in campo internazionale: gli oncologi entrano nei centri anziani per sensibilizzare un grande numero di cittadini non solo sugli screening (prevenzione secondaria), ma anche sugli stili di vita corretti (prevenzione primaria) e sulle regole da seguire per evitare eventuali recidive dopo la fine dei trattamenti (prevenzione terziaria). Sono previsti in totale 50 incontri frontali nei centri anziani, con 50 corsi di ballo per favorire l’attività fisica e 50 corsi di cucina per insegnare le regole della corretta alimentazione. Coinvolgeremo oltre 50mila anziani, a cui distribuiremo anche opuscoli informativi».