Malattia renale: l'epidemia sommersa

Il rapporto

Malattia renale: l'epidemia sommersa

dyalisis patient.jpg

I dati del Global Kidney Health Atlas, il rapporto dell’International Society of Nephrology che monitora l’attività dei centri di cura per le malattie renali in 160 Paesi del mondo
di redazione

Entro il 2030 nel mondo ci saranno 14,5 milioni di persone con una malattia renale allo stadio terminale. È l’inevitabile conseguenza del fatto che attualmente solo 5,4 milioni di pazienti ricevono cure adeguate che consentono di fermare o rallentare la progressione della malattia. In molti Paesi del mondo la dialisi è un miraggio e ogni anno 2 milioni di persone muoiono per non aver avuto accesso alla procedura. Per tanti pazienti le chance di venire sottoposti a un trapianto di rene sono ancora più scarse. 

Il quadro preoccupante è descritto nel Global Kidney Health Atlas (Gkha), il secondo rapporto dell’International Society of Nephrology (Isn) che monitora l’attività dei centri di cura per le malattie renali in 160 Paesi del mondo, valutandone la qualità delle terapie offerte e la capacità di soddisfare i bisogni della popolazione. Fornendo così una fotografia dello sforzo globale per la gestione della malattia renale in fase avanzata. 

Ecco i dettagli dello scenario. Circa il 10 per cento della popolazione mondiale convive con una malattia cronica e  lo 0,1 per cento si trova a uno stadio terminale, con una maggiore incidenza per entrambe le condizioni nei Paesi a basso reddito dove il numero di malati è sette volte più alto di quello registrato nei Paesi ricchi.

Le aree più povere del mondo sono, come era prevedibile, quelle maggiormente sprovviste dei macchinari, delle strutture e del personale specializzato, tutti elementi necessari per garantire terapie efficaci: in questi Paesi solamente il 4 per cento della popolazione ha accesso alla dialisi o a un trapianto in confronto al 60 per cento della popolazione che vive in nazioni ad alto reddito.

Cosa impedisce di offrire a tutti i pazienti del mondo lo stesso standard di cure? Attribuire tutte le colpe al divario finanziario potrebbe portare fuori strada. Certamente i fattori economici contano e sono i principali responsabili della disparità dei trattamenti nel mondo, ma non sono gli unici.

Gli autori del rapporto hanno compilato una lunga lista di fattori complici del fenomeno, calcolando per ciascuno di loro la gravità del “concorso di colpa” . 

I fattori economici, come detto, sono in cima alla lista dei colpevoli e determinano il mancato accesso alle cure nel 64 per cento dei Paesi. Segue la disinformazione e la diffidenza tra la popolazione (63%), la mancata presenza di specialisti (nel 60% dei Paesi), la carenza di altro personale sanitario e la scarsa preparazione (58%), l’eccessiva distanza dai luoghi di cura (55%), un sistema sanitario debole (55%) e il disinteresse dei governi poco disposti a considerare la malattia renale una priorità (45%). 

Ingrandendo i dettagli della mappa, il Global Kidney Health Atlas racconta in modo specifico cosa succede e dove. Si scopre così che le barriere geografiche impediscono l’accesso alle cure nel 100 per cento dei Paesi dell’ Asia meridionale, mentre rappresentano un problema meno grave nell’Europa occidentale (riguarda solo il 15% dei Paesi). La mancanza di nefrologi ostacola l’accesso alle cure nel 100 per cento dei Paesi dell’Asia meridionale e nell’83 per cento dei Paesi africani e rappresenta una criticità nel 32 per cento dei Paesi dell’Europa centrale e orientale. Le barriere dovute a un sistema sanitario precario sono particolarmente difficili da superare ancora una volta nell’Asia meridionale, dove la sanità non funziona a dovere nel 100 per cento dei Paesi. 

Cosa fare per migliorare la situazione, cercando di scongiurare drammatici scenari futuri?

Ecco alcune delle misure necessarie suggerite dagli esperti dell’International Society of Nephrology:

- Aumentare i finanziamenti per la prevenzione e la gestione della malattia renale avanzata

- Affrontare le carenze del personale specialistico promuovendo lo sviluppo di team multidisciplinari efficaci, ricorrendo a cambiamenti nelle mansioni e sfruttando il potenziale della telemedicina

- Sviluppare strategie di monitoraggio 

- Promuovere la prevenzione e il trattamento della malattia renale avanzata, incorporando la malattia renale cronica nelle strategie globali per le malattie non trasmissibili

- Favorire lo sviluppo di metodologie di dialisi innovative ed economicamente vantaggiose

- Fornire adeguati strumenti legislativi e politici per sostenere il trapianto di rene in tutti i Paesi.

Senza questi interventi, le previsioni per il futuro non possono diventare più rosee.