Malattie cardiache, un algoritmo ci salverà

Scenari

Malattie cardiache, un algoritmo ci salverà

di redazione

Non saranno più i medici a fare la diagnosi generale di una malattia, ma l'Intelligenza artificiale (Ia) che elaborerà gli innumerevoli parametri di cui disporrà grazie a una strumentazione tecnica sempre più potente e sofisticata, oltre che meno invasiva rispetto al passato, e indicherà lo specialista più adatto a curare il paziente. «Dobbiamo, noi medici, prendere atto che occorrerà partire dall’informatizzazione dell’enorme massa di dati che si ha a disposizione per selezionare le cure migliori».

A disegnare un siffatto futuro è Alessandro Capucci, direttore della Clinica Cardiologia e Aritmologia dell’Università Politecnica delle Marche – Ospedale Torrette di Ancona, in un incontro a Milano sul finire di ottobre.

Ogni due anni Capucci organizza un congresso internazionale dedicato alla fibrillazione atriale e allo scompenso cardiaco che chiama “the ugly and the nasty” (il brutto e il cattivo). «Quando abbiamo iniziato – ricorda - gli americani erano molto più avanti di noi nella ricerca, ma nel giro di poche edizioni del Congresso, ora siamo alla tredicesima, abbiamo recuperato perché la cardiologia italiana specialistica è molto preparata. L’Italia in campo sanitario è una vera eccellenza, ma dobbiamo accettare l’idea che man mano la figura del clinico scomparirà, per lasciare il posto al cardiologo superspecializzato».

Il cuore che verrà (questo il tema dell'incontro milanese) è «un organo molto resistente che, se dipendesse solo da lui, potrebbe continuare a battere per duecento anni anni. Una condizione per ora irraggiungibile perché dipende da molti fattori, primo fra tutti la perfetta condizione di arterie e vasi sanguigni. Ma il futuro è già qui, e il medico non può opporsi al progresso: semmai lo deve interpretare».

Così, «per una diagnosi corretta ci si affiderà sempre di più agli algoritmi» assicura Capucci, il quale ricorda lavori scientifici che confermano che nei casi di scompenso cardiaco i parametri fisiologici si modificano 34 giorni prima dell’attacco vero e proprio. La fibrillazione atriale e lo storm aritmico ventricolare risentono 15 giorni prima dell’attacco vero e proprio di una riduzione contrattile ventricolare: «Il che significa che il cuore inizia a modificarsi ben due settimane prima dell’attacco! Tutto questo è impossibile diagnosticarlo senza l’ausilio dell’Ia». Quindi «sì – conferma Capucci – un algoritmo ci salverà la vita perché ci avviserà con grande anticipo che qualcosa non funziona nel nostro cuore. L’algoritmo ci permetterà di comprendere subito per quale ragione il battito o la contrazione del cuore inizino a non essere regolari e si potrà intervenire immediatamente senza aspettare lo scatenarsi della crisi».

Un cambiamento dovrà necessariamente intervenire nell'organizzazione dell'assistenza, secondo l'esperto. Per esempio, oggi quasi tre ricoveri su quattro (il 70%), senza significative differenze tra uomini e donne, sono imputabili a cause in cui sussiste un problema cardiovascolare. Non si tratta solo di fattori dettati dall'età, perché vi è un alto numero di giovani ricoverati con problemi cardiologici «dovuti alla tendenza a dormire sempre meno, all’assunzione di sostanze eccitanti, a un disordine di vita continuato». Ma l’ospedalizzazione incide per il 90% sui costi della sanità. Pertanto, «l’organizzazione ospedaliera dovrà per forza cambiare - osserva l'esperto - per non collassare. E lo potrà fare perché, grazie all’Ia si potrà prevenire l’ospedalizzazione e intervenire a distanza, anche in assenza di sintomi».

Nel corso degli anni tante cose sono migliorate: si soffre molto meno; è aumentata di molto la sopravvivenza (circa trent'anni, di cui almeno venti sono dovuti al miglioramento delle terapie cardiovascolari); è cambiata l’informazione; le terapie sono migliorate anch'esse.

In futuro «si vivrà di più – prevede Capucci - perché si vivrà meglio, perché impareremo a conoscere meglio il nostro corpo. I media ci daranno sempre di più un aiuto a sviluppare la conoscenza corretta di patologie e cure, il che significa un incremento ulteriore della sopravvivenza. E gli “smart device” diventeranno strumenti preziosi e sempre più utili; e non solo per i selfie o le chiamate d’emergenza».